Qualche giorno fa la tennista ticinese Susan Bandecchi è riuscita a vincere il torneo ITF di Sion, un traguardo importante che le ha permesso di guadagnare più di 100 posizioni nel ranking WTA, attestandosi intorno alla 700esima piazza al mondo. Ci siamo messi in contatto con la giovane promessa svizzera per porle qualche domanda sulla sua esperienza da tennista.

Cominciamo dal principio: Susan, da dove nasce la tua passione per questa disciplina?

La passione per il tennis è nata per caso. Nessuno della mia famiglia ha mai praticato questo sport, mia mamma ha fatto nuoto e pallavolo, mentre mio papà ha giocato a calcio. I miei genitori mi hanno raccontato che l’interesse per questo sport è nato quando avevo circa due anni grazie a mio papà che stava guardando una partita di tennis in televisione. Da quel momento è stato amore a prima vista, da lì in poi mi sono fatta registrare le partite in videocassetta per poi riguardale.
A quattro anni e mezzo ho calcato per la prima volta un vero campo da tennis (al Tennis Club di Agno) ma ho iniziato realmente a giocare dopo aver compiuto i cinque anni.
Negli ultimi tempi alcuni professionisti sono stati squalificati dall’antidoping per questioni inerenti all’alimentazione. Tu che l’anno scorso ti sei laureata campionessa svizzera Under 18, hai mai subito dei controlli? A livello giovanile gli accertamenti sono già rigidi?
Lo sport dovrebbe essere fonte di svago e divertimento, un mezzo per mantenere la gente in salute, ma purtroppo in molte discipline il fatto di dover vincere a tutti i costi porta alcune persone a fare uso di doping.
A me hanno fatto un solo test quando ho vinto i campionati svizzeri under 18, ma nel circuito ITF (15000 e 25000 dollari) personalmente non ho mai assistito a dei controlli. Credo onestamente che dovrebbero farne di più, ma non sono a conoscenza di quali siano i criteri.
Nella vita ti dedichi esclusivamente al tennis?
Sì, ho voluto provare a conciliare sport e scuola ma non ci sono riuscita. Ho frequentato e superato il primo anno di liceo a Lugano ma in seguito ho deciso di rinunciare. L’impegno era troppo, andavo a scuola fino a tardi e avevo molto da studiare, il tennis era passato in secondo piano e non era quello che volevo.
Dopo averne discusso con i miei genitori, ho  deciso di frequentare l’accademia tennistica di Laura Golarsa a Milano.
Adesso sono sicuramente più tranquilla rispetto a prima, mi alleno tutti i giorni nel capoluogo lombardo e posso partecipare ai tornei senza dovermi preoccupare di assenze o compiti vari.
Attualmente sei 867esima nel ranking WTA. Quale obiettivo ti sei prefissata di raggiungere a breve e a lungo termine?
In questo momento sono al 867esimo posto, ma grazie alla vittoria ottenuta domenica scorsa nel Vallese, salirò circa alla 700esima.
Questo è sicuramente un bel progresso ma entro la fine dell’anno mi piacerebbe entrare nelle prime 600, mentre a lungo termine ovviamente vorrei raggiungere le prime 100 posizioni, con l’obiettivo delle prime 10 del ranking; ma c’è tempo per parlare di questo…
Per raggiungere questi obiettivi, non va tralasciato nessun dettaglio, a tuo avviso quanto conta l’aspetto mentale nel tennis? 
A mio modo di vedere conta veramente tanto, forse più di tutto il resto! Da due anni infatti vado da uno psicologo; è stata una mia decisione perché ne sentivo proprio il bisogno e ad oggi devo ammettere che mi aiuta molto poiché gli aspetti su cui lavorare sono molti e avere una persona che ti segue rende tutto più semplice. Essendo il tennis uno sport individuale, quando ti capita in una giornata storta non è così facile risolvere tutto da soli.
Oltre allo psicologo, quali altre figure professionali ruotano attorno a te?
Ho tanta gente che mi segue, dalla mia allenatrice Laura Golarsa (ndr ex tennista italiana numero 39 al mondo che raggiunse nel 1989 i quarti di finale a Wimbledon) agli altri maestri dell’Accademia (tra cui il mio ragazzo), passando per il mio preparatore atletico Sergio Bugada fino ad arrivare all’osteopata da cui vado regolarmente.
I costi nel tennis professionistico sono molto alti, la federazione ti supporta in qualche modo?
Confermo, i costi sono veramente molto elevati e fino a che facevo parte della categoria Under 18 la federazione mi supportava, ora non è più così.
Sono sponsorizzata da Head, da cui ricevo un pacchetto gratis (borsa, qualche vestito e le scarpe) ma per il resto delle cose, tra cui le racchette, ho solo degli sconti. Al momento sono ancora i miei genitori che pagano, oppure utilizzo i soldi che vinco ai tornei o di quando vengo pagata per giocare l’interclub (gara a squadre).
Come vedi il futuro del tennis svizzero per il dopo “Federer-Wawrinka”?
Se mi avessi fatto questa domanda qualche tempo fa ti avrei risposto che non avevo molta fiducia, ma piano piano si stanno mettendo in mostra dei giovani interessanti, penso ad esempio ad Henri Laaksonen (ndr finlandese naturalizzato svizzero nel 2011) che ha partecipato agli Us Open, inoltre c’è Timea Bacsinszky e Belinda Bencic. Quest’ultima ha avuto qualche problema fisico ma ha già dimostrato di poter benissimo stare tra le prime 10 al mondo. Anche altri ragazzi, me compresa, stanno scalando le posizioni del ranking… Staremo a vedere!
Susan, tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto, il tuo qual è?
Giocare un grande slam e se potessi scegliere ti direi l’Us Open. Chissà, magari un giorno…
In bocca al lupo Susan!