La giostra medievale era uno sport praticato dai nobili cavalieri durante i tornei e assumeva la forma di un duello armato in sella al proprio destriero.

L’origine della giostra viene fatta risalire durante i secoli del Medioevo feudale. Dinnanzi allo sguardo degli aristocratici seduti sulle tribune, i cavalieri combattevano all’ultimo sangue per ottenere il premio: oro e onore. I popolani, appartenenti al ceto comune, assistevano invece alla manifestazione nettamente separati dall’alta società medievale.

La giostra caratterizzava l’intera classe sociale dei cavalieri, i quali attraverso queste pratiche ludiche si mettevano in mostra distinguendosi dal resto del volgo. I cavalieri che giostravano erano ritenuti eroi, campioni di coraggio e virtù: paladini sublimi rivestiti da corazze scintillanti in sella a poderosi stalloni.

In realtà i cavalieri non erano così nobili. La maggior parte di loro erano uomini ricchi e annoiati che, durante i brevi periodi privi di guerra, si dilettavano a trascorrere il loro tempo libero andando a caccia o giostrando.

I cavalieri partecipavano volentieri a queste manifestazioni poiché la loro attività principale era l’arte della guerra. Dovevano essere pronti a rispondere all’adunata alle armi in qualsiasi momento e, duranti i tempi di pace, erano tenuti ad allenarsi e a mantenersi in forma.

Oltre a ciò presentarsi dinnanzi al proprio signore feudale era praticamente obbligatorio. Rifiutare un invito andava contro le regole della cortesia, le quali prevedevano che il cavaliere prestasse servizio senza riluttanza alle richieste del nobile signore.

L’immagine ideale dei cavalieri senza e macchia e senza paura e un mito da sfatare: molto spesso erano uomini prepotenti  e villani che approfittavano del loro stato sociale per prendersela con la gente del volgo.

La giostra medievale veniva organizzata da un re o da un ricco signore. Durante lo scontro, i due sfidanti si fronteggiavano stringendo pesanti lance di legno in sella ai propri destrieri: lo scopo era quello di disarcionare l’avversario.

Al vincitore spettava l’applauso della folla e il premio concesso dalla dama più bella presente al torneo. Al vinto non restava altro che la polvere, il disonore e l’obbligo di consegnare le armi come prova della propria sconfitta.

Molti cavalieri perdevano la vita a causa di un affondo di lancia troppo rude o una brutta caduta da cavallo. La punta delle lance venne appositamente smussata per evitare tragici incidenti, tuttavia questo a volte non bastava. In età moderna, nel 1558, re Enrico II di Francia perse la vita dopo dieci giorni d’agonia dovuti a un colpo di lancia al volto.

Per tale ragione nel corso dei secoli la giostra cambiò pelle trasformandosi in una sorta di esibizione nella quale l’atletismo e l’abilità sportiva contavano relativamente poco. Divennero più importanti le armature, le imprese dei cavalieri, le armi, i tessuti e i gioielli: da esercizio sportivo, la giostra divenne una “sfilata di moda”.

Difatti nel XVII secolo il cavaliere Giovan Battista Marino nel XX canto dell’Adone presenta un corteo di cavalieri italiani e stranieri venuti a partecipare alla giostra finale. Marino sbeffeggia questi cavalieri poiché di cavalleresco ormai hanno ben poco. Si tratta perlopiù di nobili agghindati di tutto punto, luccicanti e truccati, lontani antenati del vecchio cavaliere feudale.

L’immagine del cavaliere guerriero viene a modificarsi nel tempo e da paladini ammirati, i cavalieri cominciano a venir presi per i fondelli. L’onore, i tornei, le giostre, le avventure e i codici cavallereschi: tutto diventa riso nel XVII secolo. Questo è dovuto alla penna di don Miguel Cervantes: egli scriverà la disavventura di un vecchio hidalgo della Mancha il quale dopo aver letto troppi libri di cavalleria, perderà il senno decidendo di diventare lui stesso cavaliere.

Il romanzo in questione è naturalmente il Don Chisciotte e racconta le “imprese”, o forse sarebbe meglio dire, i pasticci che il buon Chisciotte causa nel suo andirivieni. Il romanzo di Cervantes non è mera ironia, è la rappresentazione del tramonto di un’epoca: la fine della cavalleria, dei tornei, delle imprese, della giostra.