Scarpette ultimo modello, maglia della salute, guanti, occhiali da sole per nascondere le “fatiche” serali del weekend appena trascorso e pantaloncino dai colori sgargianti. L’avrete riconosciuta tutti… è l’abituale mise da corsetta domenicale. Quella che ci fa sentire sportivi anche se i restanti giorni della settimana li passiamo a postare foto su Instagram, davanti a Netflix e seduti sul divano leggendo gli articoli di Corner. Ma poco importa, il nostro l’abbiamo fatto anche questa volta!

I più attenti si saranno accorti di una grave dimenticanza tra gli oggetti tipici di una corsa. La bombola dell’ossigeno? No, un po’ scomoda da portarsi in spalla. Alludevamo allo smartphone, strumento non solo indispensabile per chi vuole tracciare un po’ le proprie prestazioni con una delle tante applicazioni messe a disposizione sugli store, ma anche per chi cerca di mitigare lo sforzo fisico ascoltando della musica. Ed è proprio di questo che parleremo oggi: la musica migliora la performance sportiva?

Non giriamoci troppo attorno: la riposta è sì, il doping sonoro esiste e funziona. Per alcuni, la musica riesce a migliorare i risultati sportivi tanto quanto fanno le sostanze dopanti. Un personaggio chiave in questo settore è Costas Karageorghis, professore della Brunel University di Londra che ha studiato per anni gli effetti della musica sulle performance fisiche degli sportivi. Karageorghis fa subito una distinzione tra ascolto pre e durante l’esercizio.

Nella prima delle due fasi, la musica migliora lo stato d’animo della persona, abbassando anche del 10% la percezione della fatica durante l’attività anaerobica. Nella seconda stimola la concentrazione, potenzia la performance e allontana la fatica. Il ricercatore ha anche stilato una playlist scientifica, che permette di ascoltare la giusta musica per ogni fase dell’attività fisica. Prima dello sforzo vero e proprio è consigliata della musica lenta, con ritmi tra i 70 e i 100 bpm (battiti al minuto). L’importante è che la scelta ricada su pezzi che riescano a ispirare.

Durante l’allenamento vero e proprio le canzoni giocano lo stesso ruolo di quel compagno che ci parla incessantemente, ma che non cattura la nostra attenzione. Qui la musica deve essere sincronizzata con la frequenza cardiaca e non deve superare la soglia dei 140 bpm.

Nella fase aerobica le tracce hanno il compito di regolare lo sforzo, mantenendo costante il ritmo dell’esercizio che si sta svolgendo. Solitamente si opta per canzoni piuttosto veloci e con un ritmo costante.

In uno degli ultimi lavori di Karageorghis, pubblicato sulla rivista Psychology of Sport and Exercise, 24 volontari hanno indossato un elettroencefalogramma, in modo da misurare l’attività cerebrale durante l’attività fisica e quantificare i cambiamenti derivanti dall’ascolto della musica. I 24 partecipanti, che dovevano percorre 400 metri all’aperto, sono stati divisi in tre gruppi. Nel primo gruppo si ascoltava Happy di Pharrel Williams, nel secondo la voce di uno speaker radiofonico, mentre nel terzo non erano previste le cuffiette.

I risultati hanno evidenziato alcune differenze tra i tre gruppi. La musica ha aumentato le energie e migliorato l’umore dei partecipanti del gruppo uno, facendo però perdere un po’ di concentrazione. Chi invece ha ascoltato la voce radiofonica ha apprezzato maggiormente la passeggiata rispetto a chi non aveva le cuffie.
L’elettroencefalogramma ha permesso di identificare cosa sta alla base di queste differenze: le onde beta, che in presenza della musica sono risultate più potenti.

Per concludere, non va scordato che nel 2007 la Federazione americana di atletica ha bandito l’uso degli auricolari durante la maratona di New York per non dare un “vantaggio competitivo” a chi corre con la musica nelle orecchie.

Volete migliorare le vostre performance sportive? Bene, lasciate stare le sostanze dopanti… compratevi delle cuffie!