Se dico “Alabama” penserete agli Lynyrd Skynyrd e alla loro famosissima “Sweet home Alabama”, scritta in risposta a Neil Young, che aveva composto precedentemente due canzoni che criticavano lo Stato statunitense per il persistente razzismo nei confronti dei neri. Ma io non mi occupo di musica, altrimenti avrei fondato qualcosa tipo “Rivista LP” o “33 giri”. Quindi no, non dobbiamo iniziare a fischiettare l’intro di quella traccia. Se dico “Alabama”, dovete pensare a Gail Falkenberg. L’indimenticato Maurizio Mosca ora si sarebbe lasciato andare a un fragoroso: “Chiiii?”.

Il nome non vi dirà niente e va bene così, perché non diceva nulla nemmeno a quelle poche persone che in quell’aprile del 2016 si sedettero in tribuna a guardare una normalissima partita di tennis del torneo ITF 25’000$ di Pelham. Da una parte del campo c’è lei, la nostra eroina, dall’altra la classe ’93 Rosalyn Small. Tutto normale, le due si stanno per contendere l’accesso al prossimo turno. Di poco convenzionale c’è però un piccolo dettaglio: la Falkenberg, di anni ne ha 69.

Un vero e proprio scontro generazionale quello tra le due atlete a stelle e strisce. E come nelle più belle favole, a vincere è la più anziana delle due, che travolge la Small, che dando fede al suo nome, si fa piccola piccola in campo e incassa un clamoroso 6-0 6-1. La Falkenberg poi non vincerà il torneo, non andrà neppure lontano, visto che nella partita successiva incrocia la racchetta con la talentuosa Taylor Townsend, che la supera senza patemi d’animo con un doppio bagel. Ma questo conta poco, la sua impresa l’ha già fatta.



Quello che conta è sapere chi è Gail Falkenberg. Come tutte inizia a giocare a tennis per piacere e si aggiudica qualche torneo nazionale negli anni Ottanta. I suoi anni migliori li ha tra l”85 e il ’90, quando si dedica anima e cuore al tennis, raggiungendo la posizione 343 nel ranking WTA. Si è dovuta però fermare diverse volte, come quando nel 2003 dice momentaneamente basta per dedicarsi a sua mamma, colpita da un ictus. Nel 2011 poi torna in campo, perché certe passioni non muoiono mai. L’età di certo non è dalla sua, ma lei non si abbatte e non dà retta a chi le dice che è troppo vecchia per migliorare, anzi. Anche nelle sconfitte più cocenti, e sono tante nella sua seconda vita da over 60, non si abbatte mai e non molla, trovando cosa c’è di buono anche dopo l’ennesimo doppio 6-0 subito. Non è strano sentirla dichiarare cose come “sto migliorando molto, oggi ero molto più rapida in campo”, dopo un match dominato dalla sua avversaria.

Uno scambio durante il math contro la Small

Alle sconfitte è abituata, dopo tutto i miracoli non esistono, a più di 60 anni è impensabile poter rivaleggiare ad armi pari con giovani 20enni nel pieno della forma… e l’esperienza non basta. Ma lei non ci bada e con le sue racchette di 20 anni fa continua a giocare per amore, facendo anche da maestra alle nuove leve, che vedendola giocare restano spesso stregate dalla sua bravura, vista l’età. In cuor suo spera ancora di poter giocare a Wimbledon o all’US Open, perché, dice, è dove può esprimersi al meglio, vista la velocità dell’erba e del cemento.

Poco da fare contro la Townsend