“Un loco del fútbol. Un obsesivo. Un hombre que dejó todo persiguiendo un sueño. Y lo consiguió, muchos años después”.

Parole semplici, chiare, per definire uno dei più pazzi, preparati e ossessionati allenatori che il calcio mondiale conosca.
Lui è Jorge Luis Sampaoli Moya, “il burattinaio”, un argentino tutto cuore e pathos, discepolo di quel Bielsa che ha fatto scuola in tutto il mondo. Sampaoli, pronunciato con l’accento (fonico) sulla “o”. Un cognome in auge e che sta stupendo il mondo pallonaro.

Nella foto, insolita, si è arrampicato su un albero. Il motivo? Era appena stato espulso, ma voleva lo stesso seguire e dare indicazioni alla propria squadra (1996, il suo Alumni affrontava il 9 de Julio de Arequito). Questo gesto, tanto istintivo quanto geniale, gli valse la copertina del quotidiano “La Capital” e una popolarità insperata.

Da lì cominciò a salire sull’albero più spesso; da quella prospettiva poteva vedere meglio, apportare i giusti accorgimenti tattici e capire meglio il gioco. Geniale. E anche la prospettiva della sua carriera cambiò.

Con il suo 4-3-3, in perfetto stile bielsano, ama possedere il gioco, pressare come un ossesso e aggiungere quell’ingrediente bellissimo: la creatività. Fantasia degli interpreti; e infatti il suo Siviglia (la sua ultima creatura) è colmo di giocatori forse incompresi e non ancora del tutto sbocciati, ma dal talento indiscutibile. I risultati gli stanno dando ragione.

Secondo nella Liga, ad una sola lunghezza dal Real Madrid (sconfitto nello scorso fine settimana con una rete all’ultimo respiro del redivivo Jovetic, spazzando via l’imbattibilità dei Galacticos che durava da quaranta partite) davanti a Barcellona e Atletico. Pure in Europa i suoi stanno girando a mille, avendo raggiunto gli ottavi di finale di Champions League, dove ad attenderli ci sarà un’altra favola recente, quel Leicester che non ha più bisogno di parole.

Per meglio inquadrare il Nostro, non si può non ricordare quella massima estratta dal cilindro dopo una dolorosa sconfitta del suo Cile subita contro l’Uruguay, allenato da un altro maestro: Óscar Washington Tabárez. Incalzato da un giornalista nel post partita, pronunciò una bellissima e stravagante metafora in perfetto stile Sampaoli:

“Una notte ero in un bar con una donna. Abbiamo parlato tutta la notte, abbiamo flirtato, le ho offerto dei drink. Alle 5 del mattino è entrato un uomo, l’ha presa per il braccio e l’ha portata in bagno: ci ha fatto l’amore e se ne sono andati via insieme. Ma non importa, io ho avuto la maggior parte del possesso quella notte…”

“Un loco del fútbol. Un obsesivo. Un hombre que dejó todo persiguiendo un sueño. Y lo consiguió, muchos años después”. Eh sì, Sampaoli, “il burattinaio”, sta realizzando tutti i suoi sogni… .