La storia del calcio è da sempre piena di personaggi che dividono l’opinione pubblica e Roberto De Zerbi è sicuramente uno di questi.
Nato a Brescia, muove i suoi primi passi nella Milano rossonera dove si mette in evidenza nella categoria primavera.

Successivamente, intraprende la strada del professionismo calcando i campi di Serie C con le maglie di Padova, Como, Avellino e Lecco. Grazie alla visione di gioco, guadagna il soprannome di “Luce” e le caratteristiche tecniche ricordano, con i dovuti paragoni, quelle del Chino Recoba.
Giunto da calciatore nella “suaFoggia, diventa uno degli artefici della promozione nell’allora serie C1 sotto la guida di Pasquale Marino, con il quale condividerà le esperienze di Arezzo prima e Catania poi, ottenendo anche la promozione nella massima serie.
Con la maglia del Napoli, invece, trova spazio nella prima stagione in Serie B ma ben presto inizierà un via vai tra Brescia e Avellino per poi fare ritorno nuovamente al Napoli dove finirà fuori rosa. Nel curriculum di De Zerbi c’è anche l’esperienza vissuta in Champions League grazie al club rumeno del Cluj col quale conquista anche un campionato e una coppa di lega. Terminerà la sua carriera da calciatore con la maglia del Trento in serie D.

L’ascesa da allenatore. Non parte benissimo la carriera da tecnico per De Zerbi, dove conosce subito una retrocessione (in Eccellenza) sulla panchina del Darfo Boario. Ma come per la carriera di giocatore, sarà sempre la “sua” Foggia a fungere da trampolino di lancio per la carriera da tecnico dove si distinguerà per un calcio diverso da quello che spesso si vede sui campi di Lega Pro: possesso palla, comando del gioco e costruzione della manovra dal basso gli ingredienti principali.
Questo gli vale una coppa italia di Lega Pro, ma non risulterà sufficiente per il salto di categoria. Infatti, a vincere il campionato sarà il Benevento di mister Auteri, mentre i rossoneri saranno sconfitti nella finale playoff contro il Pisa di Gattuso, gara resa famosa proprio dall’acceso diverbio tra i due tecnici.
Il carattere marcato del tecnico bresciano porterà poi a divergenze con la società pugliese che lo solleverà dall’incarico. E proprio la componente caratteriale porterà De Zerbi a sfide ai limiti del proibitivo, come l’esperienza sulla panchina del Palermo che durerà poco più di tre mesi o quella dello scorso anno a Benevento, dove ha preso le redini della squadra relegata all’ultimo posto della Serie A con zero punti.
Anche qui il tecnico bresciano si distinguerà per il gioco espresso ma soprattutto per i punti conquistati, anche se non basteranno per salvare la categoria.

Il Sassuolo e i giorni nostri. Quanto fatto sulla panchina campana pone De Zerbi sotto i riflettori. Gli addetti ai lavori ne esaltano le qualità e le competenze, tanto da meritarsi la chiamata del presidente Squinzi e del suo staff. Il progetto è il solito, la linea è sempre quella verde con un pizzico di esperienza, figlia dello zoccolo duro composto dai vari Boateng, Matri, Magnanelli, Consigli e un rigenerato Berardi.
Il debutto è da urlo: vittoria per 1-0 sull’Inter di Spalletti comandando il gioco per larghi tratti del match.
E come si è evinto nelle precedenti esperienze, il metodo De Zerbi è univoco: costruzione del gioco dal basso, possesso palla finalizzato alla conquista dei metri, tanta verticalizzazione, inserimento dei centrocampisti, ritmo elevato che determinano attualmente i neroverdi come la sorpresa di questo inizio di campionato.

Il concetto “Dezerbiano.  La singolarità del concetto è legata all’organizzazione metodica del sistema di gioco. Non è importante il modulo; spesso le squadre del tecnico bresciano si schierano con una difesa a tre o a quattro, il modulo varia in base all’avversario e riesce ad adeguarsi tatticamente allo stesso senza snaturare la ricerca spasmodica della prestazione, perché le squadre di De Zerbi ruotano tutte attorno a questo mantra.

La parabola del tecnico bresciano è sicuramente ascendente. E se il buongiorno si vede dal mattino…