L’Iliade è il poema di Achille, di Ettore, della guerra fra i Greci invasori e i Troiani difensori, ma non solo: è un‘ opera cosmica nella quale è presente anche una ricca componente sportiva.

L‘Iliade ci narra la spedizione degli Achei capeggiata da Agamennone. Questi ha riunito tutti i re della Grecia per rispondere con l’acciaio all’onta subita dal fratello Menelao di Sparta. La sposa di Menelao, Elena – la donna più bella del mondo – è stata sedotta dal principe troiano Paride, il quale era ospite del re di Sparta. I due amanti sono fuggiti per mare trovando rifugio dietro le spesse e alte mura di Troia. I Greci sbarcheranno sulle spiagge di Ilio mettendo d’assedio la città per i successivi dieci anni.

Tuttavia l’Iliade non vuole essere una cronaca dettagliata dell’intero decennio bellico: Omero sceglie di cominciare il suo racconto da un episodio chiave del poema: l’ira di Achille e ciò che ne consegue.

Achille è il guerriero più micidiale dell’esercito greco. Tuttavia si infuria con Agammenone, colpevole di averlo offeso sottraendogli l’amante Briseide. Achille decide di spogliarsi dell’armatura abbandonando i combattimenti. L’esercito greco rischia la sconfitta, ma Patroclo – il migliore amico dell’eroe furioso – indossa l’armatura di Achille respingendo l’assalto troiano.

La decisione di Achille di non combattere provoca la morte di Patroclo per mano di Ettore, la forgiatura delle nuove armi da parte del dio Efesto – divinità deforme dei fabbri e degli artigiani – e lo scontro finale fra Achille ed Ettore, con la conseguente vittoria dell’eroe greco.

Così l’Iliade sembra approssimarsi alla sua conclusione: Achille ha vendicato l’amico Patroclo eliminando il miglior guerriero dei Troiani, il principe Ettore. Ho scritto sembra perché in realtà al Libro XXIII avvengono i Giochi in onore di Patroclo: gare sportive organizzate da Achille per celebrare la morte dell’amico.

Per prima si svolge la corsa coi carri vinta da Diomede. Segue il pugilato nel quale Epeo sconfigge Eurialo. Dopo il pugilato avviene la dura prova di lotta fra Aiace Telamonio e Odisseo “esperto in tranelli”: l’incontro si conclude in parità.

Successivamente Odisseo vince la prova di corsa grazie all’aiuto della dea Atena. Segue un altro pareggio fra Diomede e Aiace Telamonio in quello che può essere definito un duello al primo sangue con la lancia. Polipete vince la gara di getto del peso.

Troviamo anche la prova di tiro con l’arco, vinta da Merione. Infine chiude la serie di prove il lancio del giavellotto nella quale Agamennone risulta imbattibile: per tale motivo rinuncia alla sfida cedendo il primo premio a Merione.

Il Libro XXIII può essere definito come un profondo respiro che allontana il lettore dagli orrori della guerra. Achille da buon gonfaloniere organizza i giochi mettendo in palio premi grandiosi: lance, corazze, spade, cavalli e serve. In queste gare i partecipanti dimenticano gli affanni dei combattimenti mettendoci anima e cuore pur di conquistare il gradino più alto del podio.

I versi di Omero sono la testimonianza di quanto il valore atletico e le competizioni sportive fossero cruciali nella società ellenica: un eroe era molto spesso anche il campione di una disciplina. Fra tutti i vincitori vale la pena sottolineare Odisseo, il quale sarà il protagonista dell’Odissea nella quale verrà raccontato il destino di Troia.

Sì, perché l’Iliade narra cinquanta giorni di guerra e non la sua conclusione: il Libro XXIV termina l’opera con la restituzione del cadavere di Ettore al padre Priamo. Achille il furioso cede alle lacrime del vecchio re lasciando che questi possa dare degna sepoltura al figlio.