15 agosto del 2017. Il Liverpool riabbraccia la Champions League dopo alcune stagioni deludenti. Per accedere ai gironi deve vedersela con l’Hoffenheim dell’ottimo Nagelsmann. Il sorteggio non è stato assolutamente benevolo e andare in Germania non è mai una passeggiata di salute. Nonostante siamo in piena estate non fa caldissimo e, anzi, piove. L’acqua, però, non smorza l’entusiasmo del popolo reds, assiepato per le vie della città. Striscioni, sciarpe e bandiere ad animare un quartiere di Sinsheim. Si canta per Gary Macca, per Dalglish e per tutti i grandi ex.

È una giornata di festa, ma al tempo stesso si respira un po’ di tensione, è pur sempre la coppa dalle grandi orecchie e il Liverpool vuole far bene a tutti i costi. La gara inizia e a dire il vero gli uomini di Klopp sono un po’ contratti. Dal settore ospiti non manca il supporto e, dopo l’immancabile You’ll never walk alone, si canta senza pause. Un’occasione pericolosa viene fermata fallosamente e il Liverpool beneficia di un calcio di punizione.

Chi la calcia? Il pallone viene posizionato con cura da un ragazzino. La batterà lui? Non credo, mi risponde un ragazzo inglese. E, invece, quel ragazzino, che di nome fa Trent, e di cognome Alexander-Arnold, si prende la responsabilità. Lo fa con cognizione di causa. Con il suo piede disegna un arcobaleno favoloso che si insacca alle spalle dell’estremo difensore avversario. Gol. Tutti a fare festa in tribuna, ma in particolare un ragazzo. È fuori di sé, urla, si sbraccia e addirittura piange, quasi tarantolato. Lo guardo bene ed è identico a Trent.

Gli domando se è il fratello e lui annuisce. Il Liverpool passa il turno e una buona fetta del merito è sicuramente di quel protagonista inatteso, il ragazzino, appena diciottenne. Quel giorno di agosto è nata una piccola stella. È vero, aveva già esordito, ma da quel giorno si è conquistato un posto fisso sulla corsia di destra della squadra della città dei Beatles. Alexander-Arnold ha il Liverpool nel cuore e nel dna: vive a ridosso di Anfield e ha sempre giocato con i colori rossi addosso. Per capire il personaggio, nonostante la sua vita sia cambiata radicalmente e il suo conto in banca sorrida a trentadue denti, lui vive ancora a casa, coccolato dalla madre.

Nella passata stagione ha mostrato tutto il suo valore, macinando chilometri e chilometri sulla fascia. TTA è dotato di ottima tecnica, un buon uno contro uno e grazie al suo piede migliore è spesso un fattore. Klopp, che di diamanti grezzi se ne intende ed è capace di tirar fuori il meglio dai suoi giocatori, non ha esitato nemmeno un secondo a dargli fiducia e i gradi di titolare. Lui ha risposto presente. Ovviamente qualche esitazione l’ha mostrata, è pur sempre un ragazzino e gli va dato anche il tempo per sbagliare. Soprattutto in fase difensiva alcune volte è lacunoso. Quella stagione, iniziata con la sua rete ai preliminari, si è conclusa addirittura a Kiev, in una notte in cui tutti sperano di esserci almeno una volta nella vita.

L’esito della finale non è stato quello che l’inglese sperava, ma ha una carriera davanti per riprendersi tutto con gli interessi. Pochi giorni dopo, inoltre, si è potuto consolare con la chiamata del cittì della nazionale dei tre leoni per il Mondiale russo. Alexander-Arnold oggi è tra i giovani più promettenti del panorama calcistico mondiale, tanto che è stato nominato per il Pallone d’Oro dei giovani. Quasi sicuramente se lo aggiudicherà quel fenomeno di Kylian Mbabbé, ma poco importa. Intanto lui, spronato dai suoi tifosi che lo adorano per l’impegno e la passione che mostra in campo, continua ad arare la sua fascia di competenza. Sulle sue qualità assicura pure Steven Gerrard. Nella sua biografia lo storico numero otto dei reds elogiò quel ragazzino sfacciato in campo e umilissimo fuori. Per lui si trattava di un “crack”, di un giocatore che avrebbe fatto le fortune del Liverpool. Sarà davvero così?