Dopo le immagine sportive più significative di quando ero piccolo raccontate nel primo articolo, ecco quelle più significative dall’adolescenza in poi, fino a un desiderio per l’anno che verrà.

2008. La nascita del ciclo spagnolo. All’Euro in Svizzera e Austria la Roja era attesissima, era la vincitrice annunciata. Il bello di questi tornei che cadono ogni quattro anni è che in un mese si possono finalmente verificare le tendenze calcistiche degli anni precedenti, portando in trionfo squadre che fino allora non avevano alcuna esperienza in termini di successi. Lo sport in quel periodo vide il proliferare di talenti iberici un po’ ovunque. Da Nadal nel tennis ai centauri nelle varie categorie motociclistiche. Il calcio non fece eccezione, dando origine a una nazionale mostruosa nei nomi, ma con un problema non indifferente alla base: il blocco Barcellona e quello Real Madrid. Tutti ricordiamo come andarono le cose, con il “neutrale” Torres a portare sul tetto d’Europa una squadra magnifica, con un gioco sbalorditivo, che ha fatto scuola per anni.

2009. Altra annata particolare e ricca di ricordi per me. Ho selezionato due nomi, che per motivi analoghi ma opposti mi hanno trascinato nei loro rispettivi sport. Roger Federer (di nuovo) e Lance Armstrong. Del primo ho già detto in precedenza, ma il 2009 è stato l’anno dell’incoronazione definitiva. A Parigi il King si prese finalmente il Roland Garros, chiudendo il lotto di Slam vinti. Questo successo ha anche un altro valore. Molti davano l’elvetico per finito o quasi, dopo un 2008 non idilliaco (eravamo abituati bene, va detto). Il tempo scorreva e il dominio Nadal sembrava destinato a diventare sempre più assoluto. Federer smentì tutti, dimostrando di essere uno dei fuoriclasse più importanti del Novecento.

Lance Armstrong. Ho passato ore e ore davanti al televisore a guardare le sue imprese sulle salite francesi prima del ritiro. Pareva un film holliwoodiano a lieto fine, un ragazzo che sconfigge il cancro e diventa il ciclista più famoso al mondo. Ma come in ogni film di fantascienza che si rispetti, le sue imprese sono arrivate grazie agli effetti speciali. Nel 2009 il texano fece il suo ritorno alle competizioni e il mio cuore scoppiava di gioia. Lo statunitense mi ha trasportato sulla bicicletta in tenera età, facendo di me un suo alleato. Mai creduto alle voci sul doping, sempre difeso, sempre un “ma non l’hanno mai trovato positivo!” da sbattere in faccia a chi avesse dubbi. In fondo lo sapevo, ma sarebbe stato come dubitare di un genitore, tanto era alto il mio amore sportivo per lui. Arrivò terzo in quell’edizione, a 38 anni suonati. Poi la sua ammissione, una pugnalata attesa a cui non ero comunque moralmente pronto. Anni di ammirazione crollati come castelli di carta, eppure a odiarlo proprio non ci riesco.

2012. Lo scudetto della Juventus dopo gli anni terribili in cui la via maestra era smarrita. Non servono altre parole, un’emozione indescrivibile. La serata di Trieste, con il gol di Vucinic, brividi che da troppo tempo non si provavano. La Juve degli invincibili.

2014. La memoria si fa molto più nitida e forse tra 10 anni mi ricorderò del 2014 con maggiore nostalgia. In ogni caso è il palo di Dzemaili contro l’Argentina ai Mondiali brasiliani il mio ricordo. Un vero peccato, un’eliminazione immeritata. Peccato davvero. Poteva essere il Mondiale della sorpresa, è stato quello del rammarico, contro Messi e Di Maria.

2015. La gioia massima per una rete. Una cosa mai provata prima, l’apoteosi dei sensi. Poi tutto risultò inutile, ma il gol di Morata in finale di Champions League è stata la rete che più mi ha fatto delirare. Un concentrato di gioia e soddisfazione pazzesca. Un giorno vorrei accadesse di nuovo, magari con un altro epilogo dopo due finali in cui ad alzare la coppa sono stati gli avversari.

2016. L’anno è terminato da poco, difficile scegliere. Direi l’oro di Cancellara a Rio. Un esempio di come congedarsi in grande stile per uno degli sportivi svizzeri più forti di sempre. Il ciclismo svizzero ora è davvero senza il suo re. Forse non ci abbiamo pensato, o non vogliamo pensarci, ma con lui è probabile che anche il movimento rossocrociato sue due ruote sia definitivamente sceso dal sellino.

2017. Concludo con un desiderio, quello che vorrei mi regalasse questo nuovo anno. La Juve ha tempo per vincere la Champions League, l’occasione potrebbe anche esserci, ma essendo un’entità senza tempo, sarei disposto ad attendere ancora un po’. Il regalo più bello che il 2017 potrebbe farmi sarebbe vedere un’ultima volta crollare a terra in lacrime Federer a Wimbledon. Sorprendimi ancora, te ne prego.

Un magnifico 2017 a tutti.