In quei giorni tra le strade della città non si parlava d’altro. Nei bar, nelle piazze, nelle case, persino nella mia scuola. Pure i riscaldamenti rotti e il freddo di gennaio nelle aule erano passati in secondo piano. VicenzaJuventus era la partita dell’anno, era l’evento dell’anno, della storia vicentina. Ricordo che andai ad acquistare il biglietto con mio padre, in uno dei vetusti botteghini all’esterno dello stadio. Ah, lo stadio. Per noi era semplicemente “Il Menti. Era ritrovare gli stessi visi ogni fine settimana, a tifare per i nostri colori, per la nostra città. E la nostra squadra? Che dire della nostra squadra, semplicemente fantastica. Secondo le parole di mio padre, circa venticinque anni prima di quell’atteso incontro, il Lanificio Rossi decise di acquistare l’Associazione Calcio Vicenza, sanando un debito di circa 55 milioni di lire, mica poche ai tempi. Seguirono lavori di ristrutturazione all’impianto sportivo e l’organizzazione di un piano volto a riportare i colori biancorossi nella massima serie. Per i giovani di quegli anni fu una gran fortuna poter assistere alle prestazioni di una squadra ambiziosa come la nostra, fu un regalo, una gioia per gli occhi. A 25 anni dall’acquisizione dei Rossi, Vicenza era pronta a giocarsi il tutto per tutto nell’élite del calcio italiano.

Tra i cimeli, in parte esposti su pareti e mobili di casa mia, il più importante per valore affettivo lo si trova nel soggiorno, incorniciato e ben in vista. La divisa ufficiale, il bianco ed il rosso ad illuminare un tessuto dai motivi semplici e sul petto, cucita sul cuore, la “R” stilizzata, quella che sta per Rossi. Lì nacque il Lanerossi Vicenza, nome di tanto in tanto ancora utilizzato per la squadra cittadina. Già ai tempi non mancarono le polemiche, la società venne accusata di usufruire d’un contratto di sponsorizzazione, beneficio non previsto dal regolamento. Tuttavia, quello con il Lanificio Rossi fu unicamente un abbinamento, non una vera e propria sponsorizzazione. Fu la prima squadra di calcio professionistica italiana ad essere acquistata da un’azienda. I cavilli burocratici però li compresi negli anni a seguire, tutto ciò che contava per me era esultare alle reti di Paolo Rossi. Un cognome che nella nostra città scrisse senza ombra di dubbio la storia. Che giocatore fu Paolo Rossi. Capace d’infiammare la folla con le sue giocate, le sue reti.

Ero solo uno dei tanti quel giorno. Quella domenica 22 gennaio si respirava aria di festa, al di là del risultato il popolo vicentino avrebbe continuato a crogiolarsi in un limbo libidico offerto dall’undici di Giovan Battista Fabbri. Un secondo posto sarebbe comunque valso come una vittoria, un trionfo. Era una giornata tiepida, alleggerita da timidi raggi di sole che illuminavano gli spalti del Menti. Ricordo che, come d’abitudine, acquistai all’ingresso delle noccioline americane. Poi le scalinate, nuove, lucide – uno degli aspetti che più mi fecero innamorare di quei colori, la cura con la quale ogni partita interna veniva preparata – i cori, i tamburi, le sciarpe e le maglie. Rossi, Carrera, Filippi, Cerilli. I 31’023 presenti per Lanerossi VicenzaJuventus, un record di presenze tutt’ora imbattuto. Le prime due della classe a sfidarsi. Per i bianconeri, un’abitudine che con il passare degli anni si ripeterà spesso; per i neopromossi veneti una prima storica. La partita terminò 0-0 con la Vecchia Signora che riuscì a neutralizzare le giocate del fenomeno Rossi, l’estro di Roberto Filippi e le falcate offensive di Franco Cerilli e Giancarlo Salvi. Per noi non si trattò di una sconfitta, di un’occasione mancata, ma la consapevolezza di aver raggiunto qualcosa di inaspettato, di aver fatto qualcosa di grande.

La stagione terminò con il secondo posto alla pari con il Torino, conquistammo l’accesso alla Coppa UEFA grazie ad un collettivo in grado di esprimere un gioco spumeggiante, grazie a Paolo Rossi che mise a segno 24 gol aggiudicandosi la classifica marcatori, a Filippi che vinse la palma di miglior giocatore e a lui, Gibì Fabbri, che riuscì ad estrarre il meglio dai suoi atleti.
La favola biancorossa, però, ebbe vita breve e si concluse l’anno successivo. Le partenze di alcuni dei protagonisti della cavalcata trionfale compromisero la stagione (Filippi su tutti), complice anche l’infortunio di Pablito Rossi, occorsogli durante il match di UEFA contro i cechi del Dukla Praha (che di fatto ci eliminarono dalla competizione), il Vicenza precipitò nei bassifondi della classifica. La retrocessione nella lega cadetta fu inevitabile, il ricordo del Lanerossi però no, quello resterà per sempre indimenticabile.

Grazie Real Vicenza.