James Harden e Russel Westbrook… due dei nuovi dominatori della NBA.

Da ormai tre anni Harden, guardia tiratrice degli Houston Rockets, e Westbrook, playmaker degli Oklahoma City Thunder, infiammano i parquet della lega americana con giocate a dir poco spettacolari.

A leggere l’articolo c’è chi storcerà il naso ribattendo «LeBron è sempre il migliore» oppure «Gli anni ’90 erano tutta un’altra cosa…».

Beh, come dare loro torto.

Gli anni ’90 ci hanno regalato perle come i magnifici Bulls di Jordan e Pippen, i Jazz di Stockton e Malone, i fantastici Rockets di Hakeem “the Dream” Olajuwon, i Supersonics di Kemp e Payton. Anni eccezionali dove il basket ha brillato di una luce così forte da abbagliare i cuori di tutti gli innamorati della palla a spicchi.

Cosa dire di LeBron James?

Un fenomeno. Senz’ombra di dubbio uno dei migliori giocatori della storia di questo sport. La sua leadership, la sua determinazione, la grinta e l’agonismo. Insultato per essersene andato da Cleveland per cercare l’ambito anello in quel di Miami. Obbiettivo raggiunto per ben due volte. Poi il ritorno del figliol prodigo nell’Ohio. Prima finale persa, poi vinta. LeBron a Cleveland è considerato alla pari di un eroe nazionale.

Ma l’NBA sta assistendo a qualcosa di spettacolare.

La stagione corrente è stata ritenuta dall’ex ala grande “Sir” Charles Barkley, altra superstar dei celebri anni ’90, una perdita tempo. Barkley ha dichiarato che ci sono due o tre grandi squadre questa stagione, il resto è noia. Guardare le partite non è una perdita di tempo.

Ebbene, da semplice appassionato e tifoso non sono d’accordo. Come può esserci noia dopo quello che è avvenuto ieri notte?

Russel Westbrook: 17 punti, 12 rimbalzi, 14 assist, 2 palle rubate, 6/11 al tiro.

L’uomo franchigia dei Thunder ha fatto dimenticare in fretta l’abbandono estivo della stella Kevin Durant, passato ai rivali Warriors. Westbrook è un serio candidato al premio come miglior giocatore della lega. In stagione ha una tripla doppia di media per punti, rimbalzi e assist, statistiche che solo il fenomenale Oscar Robertson  nel lontano ’62 fu in grado di mantenere. Westbrook è un guerriero, un duro, un vero tosto che non molla mai. Il suo problema? La squadra. Westbrook non riesce a far migliorare i suoi compagni. Lui si impegna e a chi lo chiama egoista risponde con prestazione da urlo con 20 assist. Ma non basta. Purtroppo i Thunder, nonostante il loro playmaker sia eccezionale, non convincono.

James Harden: 53 punti, 16 rimbalzi, 17 assist, 14/26 al tiro.

Il Barba, così soprannominato per quel groviglio di peli che avvolge il suo volto, sta semplicemente facendo la stagione della vita. Da quando il centro Dwight Howard ha lasciato Houston per tornare a casa ad Atlanta, Harden ha preso le redini del gioco dei Rockets. Il coach Mike D’Antoni lo ha trasformato in un playmaker eccezionale, cercando di plasmare Harden sul modello del mitico Steve Nash dei Phoenix Suns. È vero, Harden perde molti palloni. Insieme a Westbrook è il leader nei turnovers, tuttavia domina negli assist tenendo una media di 12 a partita. Ieri notte ha sfornato una prestazione da “assassino”. Una tripla doppia così esagerata da far impallidire l’ottima prestazione di Russel Westbrook.

La differenza fra i due è che il Barba sta riuscendo nel difficilissimo tentativo di migliorare il gioco dei suoi compagni di squadra. L’anno scorso i Rockets era spenti, svogliati e scarichi. Sono arrivati ai Playoff passando per il buco della serratura. Eliminati al primo turno dai Warriors, i texani hanno mostrato un gioco molle e privo di idee. Quest’anno la squadra sembra rinata. Divertente, devastante dall’arco dei tre, affiatata. Seguendo la leadership del Barba possono arrivare molto lontano.

Westbrook e Harden sono attualmente i due candidati a vincere l’MVP della stagione 2016/2017.

Chi la spunterà?

Purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo e non possiamo ancora saperlo. Pensando alle parole di Barkley, mi è evidente che questa stagione sia tutto fuorché noiosa.

Mattia Frigerio