Len Bias. Un nome che ai più non dirà niente e che probabilmente nemmeno alla maggior parte degli appassionati di pallacanestro a stelle e strisce significherà nulla. Ma in realtà quel nome è importante ed ha un volto, il volto di un giovane giocatore di pallacanestro, considerato da tanti, da tantissimi, come un astro nascente, il “nuovo Michael Jordan”, termine ora certo abusato ma non allora. Siamo infatti nel 1986 e due anni sono passati dall’esordio nella massima lega mondiale di MJ23. Jordan non è ancora Jordan, perlomeno dal punto di vista dei titoli (ancora lontani), ma è un fenomeno che ha cambiato la lega e ha portato una ventata di novità nel mondo della palla a spicchi. Dietro di lui una stregua di giovani talenti, ma uno su tutti brilla e sembra pronto a seguirne le orme, ed è proprio Len, al secolo Leonard Kevin Bias.

Nato nei sobborghi di Washington, si distingue per il suo talento sin dal liceo e viene reclutato dalla University of Maryland. Al suo debutto al college è ancora un diamante grezzo sia fisicamente che tecnicamente, ma in poco tempo viene smussato sotto la guida dell’allenatore dei Terrapins, “Lefty” Driesell. Le sue statistiche lievitano, così come il fisico e tutti gli scout d’America mettono gli occhi su di lui. Ha un’elevazione clamorosa, un’esplosività fuori dal comune e un tiro in sospensione dalla media educatissimo e non è un caso che si sprechino le similitudini con Jordan. Ma Bias è più alto e più grosso, infatti ha aumentato parecchio il suo fisico nell’ultima stagione universitaria. All’epoca nessuno lo sapeva, ma era esattamente il tipo di ala che avrebbe cambiato il gioco del basket da lì a 20 anni e che quindi oggigiorno sarebbe più giusto paragonare a LeBron James e ai suoi “seguaci”, che hanno reinventato il ruolo dell’ala-tuttofare.

Al draft del 1986, che si svolge il 17 giugno, Len viene scelto al numero 2 dai Boston Celtics, quasi troppo tardi verrebbe da dire, ma la stessa cosa era capitata proprio a Jordan (scelto “addirittura” col 3) e i Cleveland Cavaliers, che detenevano la prima scelta assoluta, necessitavano ad ogni costo di un centro (presero Brad Daugherty). Poco male, Bias sarebbe andato a rimpolpare un team già fortissimo (campioni NBA in carica!) e avrebbe ereditato il comando della squadra una volta che i 3 vecchietti (Bird, McHale e Parish) sarebbero andati in pensione, continuando a tenere alto il nome dei “celtici”. Proprio Larry Bird manda un messaggio video di benvenuto al giovane campioncino che il giorno dopo è già a firmare un contratto milionario con la Reebok, che gli fa portare a casa anche un sacco di scarpe in omaggio (che regala a fratelli e compagni) e che gli permette già di acquistare la sua nuova auto sportiva fiammante con la quale torna al campus universitario pronto per festeggiare con i suoi amici.

Sono le 6:32 del mattino del 19 Giugno 1986 quando giunge una chiamata al 911: “È Len Bias! Len Bias…dovete riportarlo in vita! Non può morire!” All’apparecchio è un amico di Bias, Brian Tribble, in stato di shock mentre un’ambulanza parte verso il campus. Era stato lo stesso Tribble a procurare tutto per la “festa perfetta”, tanto alcol e tanta cocaina e proprio l’abuso di quest’ultima gli ha procurato un arresto cardiaco che lo ha fatto cadere a terra incosciente mentre discuteva con un compagno di squadra. Tutti i tentativi di rianimarlo si rivelano inutili. La vita di Len Bias si spegne lì, sul tetto del mondo appena raggiunto, quando sembrava nata una nuova stella, essa era scomparsa all’improvviso.

Lo scandalo e le conseguenze che ne derivarono furono enormi sotto diversi punti di vista. Dagli arresti di amici e compagni, alle gravi accuse alla University of Maryland (saltarono praticamente tutti i responsabili). Dalla fine del sogno dei Boston Celtics che si videro privati del proprio futuro (con la sfortuna che si abbatté su di loro privandoli pochi anni dopo pure di Reggie Lewis), alla presa di coscienza della NBA e dell’America intera sui pericoli della cocaina (nacquero molte campagne in questo senso). Fino alla tragedia di due genitori che persero prima un figlio per overdose e pochi anni dopo un altro per omicidio e che li porterà a diventare portavoce della lotta alla droga e del controllo delle armi.

Len Bias morì quindi nel modo peggiore, lui che avrebbe potuto essere il migliore e che avrebbe potuto cambiare la NBA, diventando LeBron James prima di LeBron James. Ma così non fu e Bias da allora è entrato di diritto nella cerchia dei tanti, troppi talenti scomparsi prematuramente sulla difficile strada della vita.