Se ti chiami Lindsey, sei bionda, sei statunitense e sei una campionessa degli sport sulla neve, tutti pensano che di cognome fai Vonn (o eventualmente Kildow) e che sei la sciatrice più vincente di sempre. Si sbagliano. C’è un’altra Lindsey che da oltre 10 anni detta legge nel proprio sport invernale. Si chiama Lindsey Jacobellis ed è una campionessa dello snowboard a tutto tondo. Già, perché oltre a dominare la scena nello snowboard cross, disciplina in cui un gruppo di atleti gareggia contemporaneamente su una pista fatta di curve e salti (vince chi arriva per primo), la Jacobellis si è cimentata pure (e con successo) nello slopestyle e nell’halfpipe. Certo, rispetto alla connazionale non è altrettanto ricca e paparazzata, ma nel suo sport ha scritto e sta tuttora scrivendo, nel bene e nel male, alcune pagine indelebili.

Torino 2006, lo snowboard cross fa il proprio debutto alle Olimpiadi. La Jacobellis si presenta sulla pista di Bardonecchia forte del titolo di campionessa del mondo conquistato l’anno prima a Whistler Mountain e senza grossi problemi si qualifica per la finale. Oltre a lei, all’atto conclusivo arrivano le canadesi Maltais e Ricker e l’elvetica Frieden. Le quattro erano state pure le migliori delle due run di qualificazione, alla faccia di chi dice che sia una sport che lascia molto spazio alla fortuna…

Giocarti una medaglia olimpica a 20 anni può essere difficile, ti manca l’esperienza o magari non sai gestire le emozioni. Oppure può essere facile, perché la spavalderia della giovane età non ti fa pensare alla posta in palio o perché “tanto avrai altre occasioni”. Non sappiamo bene in quale categoria rientri il carattere della Jacobellis, fatto sta che giunta al penultimo salto ha un vantaggio abissale sulla seconda. Per festeggiare l’ormai imminente vittoria pensa bene di fare quello che in gergo si chiama un grab (acrobazia che consiste nell’afferrare in volo la tavola). Ma perde l’equilibrio e cade. Si rialza velocemente, ma ormai la frittata è fatta. La seconda in quel momento, la Frieden, che visto lo svantaggio aveva rinunciato a spingere e si era limitata a gestire la sua discesa, sale insperatamente sul gradino più alto del podio. Fortuna per la Jacobellis che anche le due canadesi erano in precedenza capitolate, cosicché, rialzandosi e terminando la gara, la statunitense si sia potuta mettere al collo almeno un’amarissima medaglia d’argento. Dopo la gara, per giustificare la figuraccia, dirà che l’acrobazia era stata compiuta per mantenere la stabilità, anche se in seguito ritratterà ammettendo che non era necessaria: “Snowboarding is fun. I was having fun and I wanted to share my enthusiasm with the crowd”.

Vancouver 2010, nonostante qualche problema fisico avuto nelle stagioni precedenti che le ha impedito ad esempio di vincere il terzo Mondiale di fila o di fare l’en plein agli Winter X Games, è ancora fra le favorite. Questa volta però va addirittura peggio, visto che viene squalificata in semifinale per essere passata attraverso una porta. Si aggiudicherà poi in scioltezza la finalina per classificare le atlete dal 5° all’8° posto. Sochi 2014, ancora favorita, ancora a bocca asciutta. Uscita di scena ancora in semifinale, ancora con una caduta “assurda” quando il vantaggio a più di metà gara era cospicuo. Ancora una finalina, ancora chiusa al primo posto (questa volta le run sono da sei atlete).

Visto l’andamento stagionale (è nelle prime posizioni della generale di Coppa del Mondo) e il proprio palmarès, la pluricampionessa del Mondo (2005, 2007, 2009, 2011, 2015, 2017) arriverà all’appuntamento olimpico di PyeongChang ancora una volta da favorita. Nonostante le delusioni per le precedenti partecipazioni, Lindsey Jacobellis proverà nuovamente ad afferrare (in inglese “to grab”, ricordate?) la medaglia d’oro. Forse per l’ultima volta. Forse sarà quella buona.