Diciamo la verità, la gestione-Fischer della Nazionale rossocrociata è stata tutt’altro che esaltante. Opinione personale, l’ex head coach del Lugano ha confermato i limiti già intravisti in riva al Ceresio. Ma addossare a Patrick Fischer tutta la responsabilità del fallimento nell’ultimo Mondiale è ingeneroso. Anche i vertici dell’hockey svizzero hanno probabilmente sopravvalutato il ranking internazionale della nostra Nazionale e sottovalutato il potenziale di altre nazioni emergenti come la Francia, il Kazakhstan e l’Austria, capaci negli anni di formare giocatori di livello internazionale e di migliorarsi come squadre.

L’evolversi dell’hockey internazionale ci ha indubbiamente colti di sorpresa e a Fischer bisogna dare atto di aver voluto provare a cambiare, almeno in parte, le cose. Per abituare i giocatori rossocrociati al metro di giudizio internazionale, prima di Natale è stata introdotta, in accordo con arbitri e club, una nuova “tolleranza zero” volta a contrastare le infrazioni con il bastone.

Inutile dirlo, le difficoltà iniziali sono state simili a quelle riscontrate da Galileo Galilei, sostenitore della teoria copernicana, davanti alla chiesa cattolica nel 1633. I primi feedback sono stati in maggioranza negativi, con Hans Kossmann e l’ormai ex head coach bianconero Doug Shedden che non le hanno mandate a dire. Nelle prime sei partite giocate con le nuove regole i minuti di penalità complessivi sono stati più di 200, “un gioco da special team” lo avevano chiamato molti allenatori e giocatori.
In un’intervista che ho avuto l’occasione di fare ai due talenti ticinesi Dario Simion e Inti Pestoni, l’ex biancoblu è stata una delle poche voci fuori dal coro: “Per me è qualcosa di positivo per la Nazionale. Nelle competizioni internazionali e in America è così che si fischia”, aveva sostenuto, mentre per Simion sarebbe stato meglio concentrarsi su altri tipi di falli. Quelli più pericolosi per la salute dei giocatori.

A meno di un clamoroso dietrofront, volenti o nolenti i giocatori e gli allenatori di LNA dovranno presto adattarsi al nuovo metro di giudizio. Una “riforma”, quella di Fischer, che personalmente è condivisibile, ma è proprio il caso di dire che non ci siamo ancora. La nuova tolleranza zero, infatti, si concentra in maniera eccessivamente pignola su falli che un giocatore quasi nemmeno si accorge di subire e che da tempo sono parte integrante del gioco, mentre assolutamente nulla si è fatto per contrastare gli interventi più subdoli e pericolosi.

Basti pensare all’intervento di Morant ai danni di Noah Rod di qualche settimana fa incredibilmente sfuggito agli arbitri. E finché falli simili (Morant si è pure ripetuto mordendo un avversario) continueranno a passare inosservati – o peggio, impuniti – difficilmente si potrà parlare di miglioramento.

Nico Nonella