Il pubblico, e ci mancherebbe altro, è quello delle grandi occasioni. All’Olimpico, per la Nazionale italiana, non si respirava un’atmosfera del genere dalle “Notti Magiche” di 30 anni fa. Già durante la partita inaugurale di Euro 2020, in cui gli Azzurri hanno battuto a fatica la Turchia, i tifosi avevano fatto la loro parte incitando per 90 minuti i propri beniamini. Ma oggi, contro una squadra che secondo il Ranking Fifa è la 12a più forte del mondo (l’Italia è invece 13a), il pubblico servirà ancora di più. La partita contro la Svizzera si preannuncia piuttosto equilibrata e il 12° uomo in campo potrebbe davvero fare la differenza.

Sugli spalti prevale l’azzurro. Ma c’è anche un piccolo settore colorato di bianco e rosso a ricordare che le squadre in campo sono due. Sono le 20.55, i giocatori entrano in campo. È il momento degli inni nazionali, poi ci si stringeranno le mani e la contesa potrà avere inizio. Quello italiano esorta i Fratelli a destarsi dal torpore che dura ormai da anni e combattere per il proprio Paese in modo che la Vittoria diventi schiava di Roma. E viene cantato a squarciagola da quasi tutti i presenti. Quello svizzero invece è una preghiera in favor del patrio suol. Non a caso gli svizzeri presenti allo stadio, forse anche per le differenze linguistiche che li separano, si limitano a sussurrarne qualche parola. I giocatori allineati davanti alla Tribuna Monte Mario fanno lo stesso.

Terminati i convenevoli – bello il siparietto fra i rispettivi capitani Buffon e Lichtsteiner, compagni di molte avventure – la contesa può avere inizio. Mancini si affida al suo collaudato 4-3-3, Petkovic si è ormai definitivamente convinto che l’assetto migliore per la Svizzera si basa su una difesa a tre (che spesso diventa a cinque). Come detto a difendere i pali dell’Italia c’è un po’ a sorpresa Buffon. Le ultime prestazioni tutt’altro che ineccepibili di Donnarumma hanno infatti convinto il Mancio a regalare al 42enne il suo quinto Europeo da protagonista, risarcendolo di quello saltato per infortunio nel 2000. La difesa è composta da D’Ambrosio, Bonucci, Acerbi (preferito a Romagnoli) e Florenzi. A centrocampo ci sono Barella, Jorginho e Tonali (sorprende un po’ l’esclusione di Verratti), mentre il trio di attaccanti è formato da Insigne, Immobile e Chiesa.

La Svizzera risponde con Sommer in porta, Akanji, Schär ed Elvedi dietro. I laterali sono Lichtsteiner (applauditissimo sia per il suo passato alla Lazio, sia per le sette stagioni, tutte scudettate, alla Juventus) e Rodriguez (che invece non ha lasciato il segno in Italia, tanto che a gennaio il Milan l’ha ceduto in prestito al PSV). A metà giostrano Xhaka, Zakaria ed Edimilson Fernandes, davanti Embolo e Seferovic, ripresosi dopo un infortunio al polpaccio.

All’Italia manca Chiellini, che si è nuovamente rotto il ginocchio e sta valutando seriamente di dare l’addio al calcio. L’assenza di rilievo nelle fila dei rossocrociati è invece senza dubbio quella di Shaqiri, croce e delizia della Nati. Un giocatore capace di grandi colpi sul campo (vedi l’incredibile rovesciata contro la Polonia di quattro anni fa) ma anche di grandi colpi (di testa) fuori dal campo. Dopo lo 0-0 di Baku contro il Galles – ricordiamo – aveva usato parole molto dure nei confronti di alcuni compagni e del ct Petkovic, rei di giocare “come una squadra che non vuole retrocedere, non come una che vuole vincere l’Europeo”. Vlado avrebbe voluto (e anche potuto) soprassedere alle parole dette a caldo dal giocatore del Liverpool, ma per tenere unito lo spogliatoio non ha potuto far altro che allontanarlo, forse definitivamente, dalla Nazionale.

Il primo tempo scivola via senza grossi sussulti, a parte un tiro di Xhaka sparato alle stelle da buona posizione e una traversa scheggiata da Jorginho dalla distanza. La partita è noiosa, ma al 53’ si sblocca. Punizione battuta da Rodriguez al centro dell’area, Schär svetta più in alto di tutti e la mette dentro, confermando la fama di difensore con il vizio del gol. Ironia della sorte, l’unica volta che la Svizzera ha battuto l’Italia a casa sua – era un match amichevole, il primo dopo la vittoria degli Azzurri al Mundial dell’82 – la rete era stata segnata proprio al 53’.

La squadra di casa sembra subire il colpo e non riesce a cambiare marcia. In un’ora di gioco si sono affacciati solo un paio di volte dalle parti di Sommer. Al 61’, ecco la mossa che non ti aspetti. Mancini, evidentemente poco soddisfatto dei movimenti là davanti, cambia in un colpo solo il suo tridente offensivo. Fuori Insigne, Immobile e Chiesa, dentro Bernardeschi, Belotti e Zaniolo, a cui è riuscito il recupero lampo dopo la rottura del crociato capitatagli in gennaio.

L’avvicendamento causa malumori e nervosismo. Insigne non le manda certo a dire al ct e pure il labiale di Immobile è piuttosto eloquente. La scellerata entrata di Barella su Zakaria, poi, lascia gli Azzurri in 10 uomini. Petkovic, che in precedenza aveva inserito Mbabu al posto di uno stanco Lichtsteiner, decide che è il momento di Freuler. Anche perché Zakaria non ce la fa a continuare. L’ingresso dell’atalantino, protagonista di una stagione incredibile con la Dea, culminata con la storica finale di Champions League, viene accolto da un mix di applausi e fischi da parte del pubblico. Con il suo gol all’ultimo minuto dell’ultima giornata di Serie A, ha infatti tolto lo scudetto che era virtualmente dell’Inter regalandolo di fatto alla Lazio. Mezza Roma lo amerà per sempre, mezza Roma lo odierà per sempre.

Ed è proprio Freuler a dare il la all’azione che porta al raddoppio rossocrociato. Dopo uno scambio con Xhaka, allarga sulla sinistra verso Rodriguez. L’ex Wolfsburg alza la testa, ma al posto di un cross ne esce un tiro sbilenco che sorprende un Buffon, non esente da colpe. Italia 0, Svizzera 2. È il 71’, un minuto che porta decisamente bene a Petkovic quando si trova all’Olimpico. Gli inizialmente tranquilli tifosi rossocrociati ora – complice anche qualche birra – sono più rumorosi che mai. Quelli italiani sono invece frastornati e anche parecchio infastiditi. Vengono presi di mira tutti quanti, da Buffon (che dopo la mezza papera dello 0-2 è tornato a essere “un vecchio”) a Mancini per le sue scelte discutibili. La sconfitta interna per gli Azzurri è infatti ormai più di una possibilità. In una partita ufficiale, non succede da oltre 20 anni, dalle qualificazioni agli Europei del 2000 (Italia-Danimarca 2-3).

Avanti di due gol, Petkovic decide che è ora di coprirsi un po’ e inserisce il duttile Steffen al posto di Seferovic. Cambiando disposizione tattica e lasciando il solo Embolo davanti. Una scelta che con il senno di poi si rivela sbagliata. La Svizzera abbassa infatti troppo il baricentro e la punta unica, seppure veloce, non basta per sfruttare gli eventuali contropiedi. Ma tutto sommato la difesa tiene, almeno fino all’88’. È proprio a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari che avviene l’episodio che cambia l’inerzia della partita. Florenzi entra in area e, sfiorato da Steffen, si lascia cadere. Per tutti è un normale contatto di gioco, ma non per l’arbitro, che fischia il rigore. Il VAR non interviene e così Jorginho può riaprire la contesa dagli 11 metri. Palla da una parte, Sommer dall’altra. L’Italia prende un po’ di coraggio, nella Svizzera si insinua parecchia paura.

La lavagnetta del quarto uomo indica che si giocherà ancora per sei minuti, che come sempre sembrano poco più di un attimo per chi attacca e un’eternità per chi deve difendere. Anche perché il pallone ormai non supera più la metà campo. Gli uomini di Mancini ci provano fino alla fine e proprio alla fine ci riescono. Calcio d’angolo battuto da Tonali, Akanji prova a liberare l’area ma svirgola il pallone, che finisce tra i piedi di Bonucci. Lo juventino insacca da due passi e esulta a modo suo, invitando i presenti a sciacquarsi la bocca. Gli italiani sono tutti di nuovo fratelli, gli svizzeri pregano che sia solo un brutto sogno. Ma è tutto vero. Per Mancini è la conferma che l’Italia è un po’ pazza, per Petkovic che la Svizzera ha un problema cronico nel gestire i minuti finali di una gara.

La partita dell’Olimpico è finita. L’Italia è praticamente certa di accedere agli ottavi di finali, la Svizzera sarà costretta a battere la Turchia se vorrà passare il turno. L’ultima volta che le due Nazionali si sono affrontate risale a 12 anni fa, con i turchi che vinsero 2-1. Il tiro (deviato) del giovane Arda Turan al 92’ interruppe bruscamente il cammino rossocrociato nell’Europeo di casa. Lo scontro diretto precedente (Istanbul, 2005) se lo ricordano tutti.