635 giorni. È questo il lasso di tempo che è passato dall’ultima volta che i Cleveland Browns erano riusciti a portare a casa una vittoria. Era la vigilia di Natale del 2016: il field goal mancato dal kicker dei San Diego Chargers Josh Lambo a tempo scaduto sancisce la vittoria per 20-17 della franchigia dell’Ohio. La prima ed ultima di quella stagione. Nel 2017 la squadra del sempre più esasperato magnate Jimmy Haslam riesce a fare anche peggio: 0 vittorie e 16 sconfitte. In un mondo, quello della NFL, dove le partite sono poche e tutto è più enfatizzato, è uno smacco imbarazzante.

Facciamo un salto in avanti. È il 20 settembre 2018 e nel Thursday Night Football i New York Jets sono di scena a Cleveland. La stagione dei Browns è cominciata con una sconfitta ed un pareggio nelle prime due uscite. 635 giorni dall’ultima vittoria, alla ventesima occasione la squadra sembra condannata a dover aspettare ancora, dato il vantaggio per 14-0 degli ospiti. Poi però in campo accade qualcosa, uno di quei momenti sliding doors che un giorno potrebbero entrare di diritto nella storia di questo sport. La linea offensiva dei Browns collassa, il quarterback titolare Tyrod Taylor viene violentemente placcato a terra ed è costretto ad uscire dal campo per una presunta commozione cerebrale.

A scaldarsi a bordocampo c’è un ragazzo di 23 anni, al suo primo anno di NFL. Si chiama Baker Mayfield, e a 1’42” dallo scadere del secondo quarto viene gettato nella mischia. La folla di Cleveland, che nonostante le innumerevoli delusioni resta fedele ai Browns forse nel ricordo di quella gloriosa squadra che dominava il campionato tra gli anni ’50 e ’60, reagisce con un boato, alzandosi in piedi. Ci credono. Le aspettative nei suoi confronti sono altissime e farebbero tremare le gambe a chiunque.

Ed è proprio questa una delle caratteristiche che differenziano questa storia dalle altre. Mayfield non è un underdog, non è uno sconosciuto senza nulla da perdere che buttato nella mischia quasi per caso si rivela essere una nuova star del football. Questa non è la storia di Tom Brady, scelto nel lontano 2000 dai Patriots al sesto giro (199° assoluto), come pura scommessa. No, Baker è stato scelto con la pick numero 1 al draft del 2018 con l’obiettivo di risollevare la squadra più bistrattata dell’intera NFL. Ecco perché le aspettative sul ragazzo sono altissime, ed ecco perché il rischio di una rovinosa caduta è ancora più elevato.

Chissà cosa sarà passato nella mente di Mayfield mentre, dopo aver scaldato velocemente il braccio con qualche lancio in sideline, faceva il suo ingresso sul terreno da gioco. Il suo debutto nel football dei grandi. Chissà cosa gli sarà passato per la testa subito dopo aver chiamato l’huddle e aver dettato ai compagni lo schema. Forse avrà pensato a quando, al college, non aveva potuto contare su una borsa di studio sportiva, diventando l’unico debuttante walk-on ad essere schierato titolare nel debutto stagionale di una squadra delle Power Five conferences ai tempi della sua permanenza ai Texas Tech Red Raiders.

Forse avrà pensato al suo peggior placcaggio mai preso in carriera, il 25 febbraio 2017. No, non su un campo da football: Mayfield, quarterback titolare degli Oklahoma Sooners, viene fermato da una pattuglia della polizia in evidente stato di ebbrezza. Circondato dagli agenti, l’allora 21enne tenta la fuga, ma viene sbattuto violentemente contro un muretto di cemento prima di essere portato in centrale. Le accuse sono ubriachezza, disturbo della quiete pubblica, tentata fuga e resistenza all’arresto.

Baker se la cava con 35 ore di lavori utili e l’obbligo di partecipare ad un corso sulla sensibilizzazione all’alcol. L’episodio sembra servire al ragazzo, che chiuderà la stagione 2017 come la migliore di sempre, culminata con l’ottenimento dell’ambito Heisman Trophy, il massimo riconoscimento individuale dedicato al college football.

Il precedente penale – unito ad alcuni comportamenti sul campo non proprio idilliaci – portano a sconsigliare la sua scelta al draft, con i Browns già reduci, qualche anno prima, del fallimentare ingaggio del quarterback di Texas A&M Johnny Manziel, allontanato dalla squadra per i suoi problemi con alcol e droghe. Ma il General Manager John Dorsey crede nelle potenzialità di quel ragazzo di Austin, ed è sicuro che le sue esuberanze non siano altro che la spia di un carattere forte, determinato, qualità essenziali per il grande salto in NFL e per guidare, da leader, un reparto offensivo che sembra aver perso qualunque fiducia in sé stesso.

Ed è esattamente ciò che Mayfield fa. I primi tre snap contro i Jets si tramutano in tre passaggi completi, forti e tesi. La folla lo acclama. Nel terzo quarto prima mette il ricevitore Jarvis Landry ad una sola yard dal touchdown, poi nella conversione da due punti stupisce tutti e si fa lanciare la palla dallo stesso Landry, raccogliendola in scioltezza in end zone. “Stiamo davvero assistendo ad una partita di Cleveland?” commenta esterrefatto il telecronista. La folla è in delirio. I Browns, trascinati dall’energia di Mayfield che sembra contagiare chiunque gli stia intorno, riemergono dal baratro e battono i Jets per 21-17. Il FirstEnergy Stadium è in delirio e riassapora dopo un’eternità il gusto della vittoria: l’attesa è finita. Ma l’effetto-Mayfield è solo all’inizio.

Cleveland terminerà la stagione 2018 con 7 vittorie, 8 sconfitte e 1 pareggio, riuscendo comunque a tenere testa ad alcune delle migliori franchigie della lega e mancando i playoff per un soffio. Mayfield – il 30o quarterback dei Browns dal 1999, a riprova delle difficoltà della franchigia a trovare qualcuno di affidabile per il ruolo più delicato – finirà la stagione con 3’725 yard di passaggio, facendo segnare il record di passaggi in touchdown completati da un rookie (27) scavalcando nomi come Peyton Manning e Russell Wilson.

Il talento e la competitività di Mayfield, unito alle prestazioni di giovani rampanti freschi di draft come Denzel Ward e Nick Chubb, fanno ben sperare per la stagione 2019, e in questo senso l’arrivo del chiacchierato running back Kareem Hunt, ex Kansas City Chiefs, potrebbe davvero renderli la vera mina vagante dell’American Football Conference. Ma per ora la città si coccola il 23enne di Austin e il ritrovato piacere di andare allo stadio la domenica. I Browns sembrano finalmente riusciti a scollarsi di dosso l’etichetta di squadra-materasso e sognano i gloriosi fasti di un tempo. Il cammino, sia chiaro, resta lungo e irto di insidie, ma perlomeno il periodo più buio, per Cleveland, sembra oramai alle spalle. Questo soprattutto grazie a Baker Mayfield, la tanto attesa luce in fondo al tunnel, l’uomo che è riuscito in un compito se possibile ancor più difficile che stupire tutti: quello di tener fede alle aspettative.