In un’intervista rilasciata nel 2014 al quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung, Thomas Müller ha affermato “ich bin ein Raumdeuter”, introducendo nel già ricco vocabolario calcistico un inaspettato neologismo.

Die Traumdeutung” è una delle opere fondamentali di Sigmund Freud. Il saggio tratta dei sogni e della loro interpretazione in chiave di accesso ai contenuti inconsci della psiche. Il traumdeuter, in particolare, è colui che investiga, analizza e dunque interpreta i sogni. Se Thomas Muller abbia letto o meno le circa 500 pagine dell’opera pubblicata nel 1899 non ci è dato saperlo, eppure il termine quasi mutuato del “raumdeuter” calza a pennello con ciò che fa il numero 25 bavarese dentro al rettangolo verde: lui, principalmente, interpreta.

A vederlo, Müller avrebbe il fisico e le doti per ricoprire ogni ruolo del campo: abbastanza alto per essere scambiato per un portiere o per un buon compagno di reparto di Mats Hummels. Rapido e scaltro per occupare una posizione da esterno basso, il senso del gol da bomber cinico, ma anche le doti tecniche per spalleggiare Thiago Alcantara nel club e Toni Kroos in nazionale nella costruzione della manovra. In effetti il nostro Raumdeuter è stato molto di tutto quest: un autentico eroe multiforme che si trasforma e cambia, nella sua instancabile ricerca dello spazio.

Thomas Müller e Jurgen Klinnsman

Müller viene fatto esordire a 18 anni nel Bayern Monaco di Klinnsman ma è con Louis Van Gaal che il giovane tedesco esplode deifnitivamente, raggiungendo la finale di Champions che vide Diego Milito portare l’Inter sul tetto d’Europa. Appuntamento solo rimandato al 2013, quando il Bayern vinse un incredibile treble e Muller ne fu indiscusso protagonista, con 23 gol e 17 assist in 47 presenze. La sua capacità di adattarsi in tutti i ruoli offensivi del 4-2-3-1 di Heynckes lo ha reso un protagonista imprescindibile per i bavaresi. Impiegato perlopiù da esterno destro e alternativamente da seconda punta alle spalle di Mario Mandzukic o Mario Gomez, si rivela a fine stagione come miglior marcatore della squadra. E in effetti è difficile sottrarre dalla definizione di goleador un giocatore che, ad oggi, ha segnato 178 gol con la maglia del Bayern. Forse gli altrettanti 154 assist ci permettono di capire in che diversi modi Muller utilizzi lo spazio attorno a sé.

La tipicità del ruolo, il nome che lui stesso ha dato al ruolo e le mansioni che svolge il 13 della Mannschaft (numero ereditato da Michael Ballack nel 2010) sono caratteri distintivi di un fenomeno originale e unico nel calcio recente. Thomas Müller ha inventato il raumdeuter. 

Sarebbe controproducente cercare una traduzione per questo termine, che dietro alla spigolosa fonica tedesca nasconde un significato quasi romantico. Müller sarebbe colui che ricerca, interpreta gli spazi. Arriverebbe quasi a crearli dal nulla, ma nel rispetto della legge della conservazione delle masse, si limita a svelarli. Con movimenti atipici, con uno sguardo che costantemente ruota a 360 gradi, con continue indicazioni per gli spostamenti dei compagni, i quali sembrano divenire pedine di una scacchiera che lui disegna senza nessuna pretesa artistica, ma con il rigore di un ingegnere edile.

L’autenticità del raumdeuter, termine ormai entrato anche nell’ universo-Football Manager, è che a differenza dei più classici registi, detta spesso tempi e inserimenti senza toccare il pallone, talvolta sacrificando la viscerale attrazione verso la porta avversaria e per il possesso palla, per svolgere un ruolo nascosto e fondamentale per lo svelamento dello spazio stesso. Queste caratteristiche hanno portato i numerosi allenatori del Bayern che lo hanno avuto in rosa, da Van Gaal fino a Kovac, ad utilizzare Muller nei ruoli più diversi. Recentemente proprio il tecnico croato lo ha schierato da mezzala al fianco di Thiago Alcantara, in un centrocampo a tre. L’idea è quella di sfruttarne la maestria tattica e posizionale, alla lunga però perdendone gli evidenti benefici in zona gol. Proprio la sua prolificità lo rende unico rispetto a giocatori come Dele Alli che, ad ogni modo, possono sicuramente rientrare nella definizione di raumdeuter.

I numeri della carriera di Thomas Müller

Infatti Thomas Müller, nonostante la quasi totale mancanza di muscoli nelle gambe, un fisico fin troppo longilineo e una corsa del tutto sgraziata, riesce a segnare in qualsiasi modo: di testa, di sinistro, di destro, dalla distanza o in tap-in. Ed è significativo che all’attuale momento negativo del Bayern di Robert Kovac corrisponda l’astinenza dal gol del numero 25, che in 11 presenza stagionali è entrato fra i marcatori solo due volte. Oltre all’evidente mancanza di un ricambio generazionale per Robben e Ribery, titolari da tempo immemore dellle fasce dei bavaresi, e all’inespressività di un talento come James Rodriguez, Kovac deve far fronte anche alla collocazione tattica di Thomas Müller, che, se lasciato libero di associarsi ai compagni del reparto offensivo potrà dare espressività e imprevedibilità ad una manovra che spesso ristagna sulle fasce laterali.

Questo gol dimostra come Thomas Müller percepisca lo spazio attorno a sè

Poter schierare un raumdeuter consente di sbloccare quelle manovre che si bloccano su avversarie arroccate in una difesa profonda e attenta. Quante volte vediamo squadre di primissima fascia bloccate da catenacci ben strutturati e praticamente invalicabili? Giocatori come Muller introducono una nota di imprevedibilità alla manovra che consente di generare spazi anche nei reparti più affollati del campo. Una risorsa per nulla scontata e diffusa, che rende Thomas Müller o Dele Alli giocatori molto appetibili e costosi sul mercato (55 milioni il primo, 100 milioni il secondo per Transfermarkt ).

Non solo, avere sempre più giocatori in grado di interpretare le caratteristiche del raumdeuter sarà sicuramente prezioso per l’incredibile apporto individuale che forniscono, ma anche e soprattutto per l’influenza che hanno su compagni di squadra dalle qualità più prettamente legate a ruoli e movimenti classici: sfruttare il proprio movimento per svelare lo spazio che (non) c’è. Il teorema del raumdeuter.