“La vita non si misura in minuti, ma in attimi” (dal film Il curioso caso di Benjamin Button). E, tra poche ore, per due squadre, si giocherà una partita che vale una vita. Roma e Liverpool non sono di certo partite con i favori del pronostico. I bookmakers, prima dell’inizio della competizione, pagavano 21 volte chi avesse puntato i reds, mentre addirittura 81 volte i giallorossi. Nessuno, quindi, si aspettava una marcia simile per le due formazioni.

Il Liverpool dopo la fase a gironi passata in maniera agevole (Siviglia, Maribor e Spartak Mosca), ha schiantato il Porto e il City, azzerando i 20 punti che separano Guardiola da Klopp in campionato. La Roma ha avuto un percorso ancor più tortuoso, con un girone infernale (Chelsea, Atletico Madrid e Qarabag). La squadra che fu di Totti è stata più fortunata agli Ottavi, avendo “pescato” lo Shakhtar, ma ai Quarti De Rossi e compagni hanno avuto davanti quel genio di Messi che, impotente come un turista davanti alla Cappella Sistina, non ha potuto far altro che inchinarsi e godersi lo spettacolo.
Stasera si farà sul serio, per il primo atto di una semifinale tutta da vedere. Le due squadre si giocano tantissimo e forse a qualcuno tremeranno addirittura le gambe, ma il bel gioco è assicurato. Sia Klopp che Di Francesco sono due esteti e le loro formazioni hanno un’impostazione ben precisa. Il divertimento, quindi, è assicurato.
Una serata di calcio magica, che tutti i tifosi sognano di vivere almeno una volta nella loro vita. L’Olimpico sarà esaurito: in poche ore sono stati venduti tutti i tagliandi e si metterà il vestito della festa, come raramente è capitato in questi anni. Anfield non sarà da meno, chiaramente. Ne sa qualcosa il Manchester City. Guardiola nel pre partita disse: “lo stadio del Liverpool non sarà un fattore”. Ma sappiamo tutti com’è andata, con una sola squadra in campo.
Liverpool. Roma. Impossibile non citare la finale del 1984, giocata tra le due a Roma. La prima finale di Champions (o, meglio, Coppa dei Campioni) decisa ai calci di rigore. Uno svarione permise a Phil Neal di portare in vantaggio gli inglesi. Poi Pruzzo, su assist di Bruno Conti, pareggiò con un gran colpo di testa. Poi l’epilogo thriller: la Roma segna e il Liverpool sbaglia il primo rigore. L’Olimpico esplode, ma sale in cattedra Bruce Grobbelaar, inventandosi quel movimento con le gambe sulla linea di porta che è divenuto celebre e poi è stato emulato da Dudek in un’altra finale. Conti e Ciccio Graziani sbagliarono e il Liverpool alzò la Coppa.
Ma torniamo al presente. È quasi arrivato il momento di prendere posto sugli spalti. A Anfield si respira quel tipico odore di cipolla alla griglia. La birra scorre a fiumi. Nei pub si canta a squarciagola. Si ricorda il passato, quella Champions alzata nel cielo di Istanbul. E si sogna che possa succedere di nuovo. I bus delle squadre stanno per percorrere Anfield Road, la via, e l’accoglienza sarà da brividi. Dalla strada si alzerà un fumo rosso. I tifosi si abbracceranno e metaforicamente si uniranno alla squadra. Il primo atto sta per iniziare e uno tra i due “underdog” giungerà a Kiev.
“La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli”. Lo disse Nietzsche. Ma qui non c’è dubbio, signori, sarà una sfida epica. Un sogno per chi ce la farà, un incubo per chi si fermerà sul più bello. Centottanta minuti da vivere, sul filo del rasoio, con la consapevolezza che tutto potrà succedere.