Sì, può apparire scontato, banale, trito e ritrito ma quando uno parla del numero 23 la prima cosa che viene immediatamente in mente è lui: Michael Jeffrey Jordan. Un uomo che da solo è riuscito per sempre a cambiare uno sport diventando un’icona non solo del gioco, ma pure di mentalità, di stile e di moda. Una cosa senza precedenti nella storia dello sport.

I numeri non sono capaci di rendere onore a questo atleta, per quanto incredibili: 6 titoli NBA con 6 premi di MVP delle finali su 6 finali disputate, 5 volte MVP della stagione, 14 All-Star Game (e 3 MVP), 10 volte nel miglior quintetto, 9 nel miglior quintetto difensivo, 10 volte miglior marcatore, rookie dell’anno, MVP al college, Hall of famer e quant’altro, oltre naturalmente ad essere stato uno degli atleti più pagati della storia.

Allora per dare giusto un pizzico della forza di questo giocatore vale la pena citare un episodio decisivo: gara 5 delle finali del 1997 a Salt Lake City, passata alla storia come “the Flu Game“. Questo perché Sua Ariosità questo match non avrebbe dovuto nemmeno giocarlo in quanto colpito da un’intossicazione alimentare per una pizza mangiata la sera prima. È in campo anche se appare evidentemente stordito, non al meglio. È una partita decisiva (la finale è sul 2-2, chi vince gara-5 ha il titolo praticamente in tasca) e gli Utah Jazz non perdonano e lasciano subito i Chicago Bulls indietro, portandosi addirittura a +16. Ma MJ23 non ci sta e da solo riporta i suoi sotto a metà partita. Il terzo quarto Jordan lo passa in panchina quasi convalescente e i padroni di casa riallungano di nuovo. Nell’ultimo quarto Air si rialza e mette tiro su tiro e con il match sul pari a 25 secondi dalla fine infila la tripla che di fatto sancisce la vittoria. A pochi secondi dal termine Jordan è così affaticato che Pippen deve praticamente riaccompagnarlo in panchina. Spossato ma felice, perché ancora una volta ha messo la firma sul titolo. This is His Airness.