(foto: © Omar Cartulano – Berna, 2013)

Swiss Express, Forrest Gump. Semplicemente Stephan, Stephan Lichtsteiner. Il mio calciatore preferito per tanti anni.

Molte volte me l’hanno chiesto, perché scegliere proprio lui? Non eccelso tecnicamente, dalla corsa un po’ sgraziata, spesso dispensatore di asprezza nel corso dei 90 minuti, talvolta sanguigno con avversari e arbitri… Eppure in Lichty, come da tempo ho iniziato a chiamarlo con gli amici, ho sempre visto qualcosa di speciale.

Un terzino modello

Ho iniziato a interessarmi a lui ai tempi delle prime apparizioni da titolare con la Nati e dello sbarco in Serie A, sponda Lazio. Per un adolescente maledettamente innamorato del calcio che da anni giocava da terzino a livello regionale, un connazionale partito da un paesino della Svizzera centrale che con umiltà giunge nel grande calcio è inevitabilmente fonte di interesse e attenzione. Un giocatore non da copertina, ma dal grande spirito di sacrificio e una dedizione alla causa senza eguali. Su e giù per la fascia, tutto grinta, polmoni e acume difensivo tra diagonali e raddoppi.

L’approdo alla Juventus nel 2011, la classica ciliegina sulla torta per la sua carriera e per me, suo appassionato seguace. Nelle fila bianconere Lichtsteiner ha scoperto anche un rimarchevole feeling con il gol, valorizzato dal gioco proposto da Antonio Conte e impreziosito dall’illuminata regia di Andrea Pirlo. Schema collaudatissimo, il bresciano prendeva palla, non doveva nemmeno guardare dove fosse il lucernese, già lanciato ad alta velocità sulla destra, pronto a ricevere un lancio geniale. Uno schema che ha fatto d’altronde entrare subito lo Swiss Express nel cuore dei tifosi juventini con la prima marcatura della storia dello Juventus Stadium, al debutto.

Nella storia della Juventus

A Torino il laterale rossocrociato ha trovato la consacrazione internazionale e numeri da record. Facendo parte per 7 stagioni della rosa dei campioni d’Italia, Lichtsteiner è diventato lo straniero più vincente di sempre in Serie A. Con 259 presenze arricchite da 15 gol e 30 assist, ha scritto una pagina di storia della Juventus, sfiorando solo a due riprese anche l’impresa di aggiudicarsi la Champions League. Proprio nel trofeo più ambito d’Europa ha peraltro lasciato una firma d’autore, segnando il gol decretato come il più bello dell’edizione 2015-16. È il 3 novembre 2015, a Gladbach i piemontesi sono sotto 1-0 quando Pogba s’inventa un lancio da capogiro, Lichty taglia in area e con un destro al volo insacca sul secondo palo. Un gol bello, fondamentale per la squadra e per lui, al rientro da un problema cardiaco che l’aveva messo fuori gioco per diverse settimane. Stephan non si è mai fatto scoraggiare da nulla, nemmeno quando nelle ultime due stagioni la sua amata Vecchia Signora sembrava averlo ormai accantonato, escludendolo dalla lista UEFA. Senza una parola fuori posto è andato avanti a dare il massimo, facendosi trovare pronto quando occorreva.

Un leader per la Nati

Con un talento e una motivazione di questa caratura, il nativo di Adligenswil non poteva che diventare un faro della Nazionale svizzera. Lanciato da Köbi Kuhn nella campagna d’avvicinamento a Euro 2008, Lichtsteiner con il suo amore sconfinato per la maglia rossocrociata ha pian piano scalato le gerarchie dello spogliatoio, fino a prendersi i galloni di capitano agli Europei del 2016 e ai Mondiali 2018. Instancabile motivatore della truppa, raramente banale nelle dichiarazioni post-partita, ha votato tutto sé stesso alla causa rossocrociata, pretendendo la stessa attitudine dai suoi compagni. Ai microfoni della RTS, Michel Pont ha raccontato della sua caratura da capofila, apparentemente impulsivo, ma sempre integro. Un grande lavoratore, che col passare degli anni “ha saputo canalizzare la sua energia per massimizzare la sua qualità“.

“Metteva la testa dove nessuno avrebbe messo il piede” – Michel Pont, assistente allenatore Nazionale

Quando dopo il Mondiale 2018 altri hanno tuonato contro Petkovic e la Federazione, il classe ’84 ha inghiottito il rospo e accettato in silenzio il suo ruolo un po’ indefinito di chioccia per i giovani. Certo, nei cuori dei tifosi elvetici resteranno per sempre anche episodi difficili da dimenticare. Quello sciagurato errore che contro l’Argentina costò l’eliminazione dal Mondiale 2014 (ma come dimenticarsi dell’orrore sottoporta di Drmic o del palo di Dzemaili?), oppure la discussa scelta di replicare il gesto dell’aquila contro la Serbia a Russia 2018. Ma Lichtsteiner è così, prendere o lasciare, la trance agonistica in cui entrava a ogni fischio d’inizio ha comportato anche qualche controindicazione.

Eppure ogni allenatore sono sicuro che sogna di avere in rosa un calciatore dal suo colorito carisma. Un leader che si è spinto fino a 108 presenze (8’459 minuti) con la Nati, a un passo dal record di tutti i tempi di Heinz Hermann (118), che forse senza COVID-19 avrebbe battuto. Voleva salutarci da un nuovo Europeo con la fascia al braccio, invece ha dovuto farlo da una conferenza stampa.

Peccato, ma anche i treni più puntuali e solidi prima o poi devono tornare al deposito. Grazie di tutto Steph!