Non può esserci mondiale senza il calore, la passione e la tecnica che la seleccion argentina. Giocolieri, funamboli e incitatori di folle. I sudamericani sono sempre stati in grado di coinvolgere un pubblico vastissimo e di attirare le simpatie di altre tifoserie nazionali. I grandi campioni argentini che hanno calcato i più prestigiosi campi di calcio hanno trascinato moltissimi appassionati dalla loro parte proponendo spettacolo, genio e sregolatezza. Ricordiamo infatti quando, in occasione della semifinale di Italia 90 giocata al San Paolo, che vedeva contrapposte la formazione di casa e l’albiceleste, il pubblico napoletano si divise tra sostenitori della Nazionale e sostenitori di Maradona.

La nazionale argentina che si appresta a prendere parte ai campionati del mondo 2018 è un mix di tecnica, potenza e leggiadria. La squadra di Sampaoli è condita da una buona dose di incertezze difensive  che hanno messo a rischio la presenza della seleccion al mondiale russo. Non dimentichiamoci che lo stesso tecnico subentrò a Bauza proprio in virtù della crisi di risultati che aveva avvolto l’Albiceleste. L’Argentina, infatti, ha conquistato la partecipazione ai prossimi mondiali all’ultimo respiro ottenendo 28 punti nel girone unico della CONMEBOL, terza dietro a Brasile (41 punti) ed Uruguay (31 punti). Due punti soltanto l’hanno distanziata dal Cile arrivato sesto. Le premesse, dunque, non sembrano essere le migliori.

 

La storia dell’Argentina ai mondiali

Grande protagonista della manifestazione, l’Albiceleste vanta nel suo palmares due campionati del mondo conquistati nel 1978 in casa e nel 1986 in Messico. Il primo fu il mondiale dei generali che vide come protagonista Mario Kempes, decisivo nelle ultime partite tra cui la finale vinta per 3-1 sull’Olanda. In Messico la manifestazione fu condita dalle magie e dalla mano de Dios di Diego Armando Maradona. A parte le esclusioni del 1950, del 1954 e del 1970, l’Argentina è stata una delle nazioni protagoniste. Lambisce nuovamente la vittoria nel 1990 e nel 2014. Nel mondiale delle notti magiche, la formazione del Pibe de oro fu sconfitta a Roma proprio dalla Germania, finalista nel 1986, che si impose per 1-0 grazie al rigore di Brehme. Agli ultimi campionati del mondo in Brasile furono sempre i tedeschi ad avere la meglio. Mattatore della serata fu Mario Götze. Una sua zampata nei tempi supplementari fece tramontare ai sudamericani il sogno di conquistare la terza stella.

 

Le stelle

Dobbiamo veramente parlarne? Messi è la luce, la variabile impazzita, la poesia che si concretizza nel suo piede sinistro. Non vorrei proseguire e risultare retorico, quindi mi fermo. Le stelle dell’Argentina sono tutte sotto la voce “attacco”. Difficilmente troveremo un’altra rosa che possa annoverare nel reparto offensivo, oltre alla Pulce ça va sans dire, giocatori come il Kun Agüero (reduce però da un infortunio), Paulo Dybala, Gonzalo Higuain, Mauro Icardi e Angel Di Maria. Sulla carta, quello argentino, è un attacco spaziale, un mix di tecnica, senso del gol e potenza che molte altre nazionali invidiano. Sebbene abbiano avuto alti e bassi nei rispettivi club, questo parco attaccanti è un vero bacino di campioni pronti a riaccendersi da un momento all’altro, una vera e propria corazzata in grado di mettere in difficoltà le difese avversarie a suon di giocate, intuizioni e gol.

 

Bookmakers

Per tradizione, per estro e per qualità tecniche che l’Albiceleste presenta soprattutto in attacco non si può escludere una sua possibile vittoria. L’Argentina può sicuramente contare su questi aspetti per poter puntare al successo finale. Tuttavia rimangono molti dubbi legati al percorso tortuoso che ha portato i sudamericani al mondiale, oltre ad una serie di interrogativi di natura difensiva. Tra le fila dei portieri manca un titolare di prestigio. Sia Romero che Caballero sono le seconde scelte nei rispettivi club e hanno visto il campo molto raramente nel corso dell’ultima stagione. In difesa Otamendi e Fazio hanno sono due buoni centrali, ma nella difesa a tre fanno molta fatica. Mascherano, seppur rimanga un gran giocatore, gioca nel campionato cinese e non è certo più quello degli anni d’oro a Barcellona. A centrocampo la situazione non è delle migliori: Biglia e Banega vengono entrambi da una stagione travagliata, Enzo Perez ha qualche anno in più, e i vari Lanzini, Pizarro e Centurion non sembrano essere all’altezza. Non dimentichiamoci del commissario tecnico: Jorge Sampaoli. Allenatore del Cile vincitore della Copa America 2015, Sampaoli unisce spettacolo e incoscienza all’interno del rettangolo verde con il suo irriverente 3-4-3. Clamorosa fu l’esclusione del Pipita Higuain durante le ultime due partite di qualificazione. Al suo posto, Sampaoli chiamò a  Dario Benedetto, il che suscitò non poche polemiche sia in Argentina che fuori.

Sarà sufficiente l’attacco spaziale e l’irriverenza del suo allenatore a garantire la terza stella all’Albiceleste?