Matteo Tosetti è un uomo felice. Sì, un uomo, perché oggi, a venticinque anni, è nel pieno della sua maturità sportiva e umana. Al netto di un fastidioso infortunio che lo ha tenuto ai box per qualche settimana, questa per lui è la stagione della consacrazione.

Con il Lugano, in Super League, si è fatto conoscere, ma a Thun ha saputo lanciarsi e confermare quanto di buono aveva mostrato nella sua giovane carriera. Non va dimenticato che Tosetti, per gli amici “Toast” o “Tose”, è figlio di quella generazione di talenti che vinse il Mondiale Under 17 in Nigeria. I vari Xhaka, Rodriguez e Seferovic, tanto per citarne alcuni, ci hanno messo meno tempo ad arrivare nel calcio dei grandi, lui ha dovuto fare un po’ più di strada, macinando chilometri in campi meno nobili.

Oggi però è una certezza in Super League, tanto che con il suo piede destro telecomandato ha già mandato in gol dieci volte i suoi compagni. Come fosse un joystick, la famosa manopola della PlayStation con cui gli piace dilettarsi, magari sfidando il collega dello Zurigo Antonio Marchesano o l’amico hockeista Inti Pestoni. Dieci in dodici partite, praticamente un assist a incontro. E i suoi compagni ringraziano, spesso con le mani al cielo esultanti, dopo che metà del lavoro era già stato compiuto.

C’è una ricetta per questo ‘magic moment’? Ci risponde l’esterno fumantino del Thun. “Credo sia soggettivo, ogni giocatore ragiona a modo suo. Io, personalmente, posso dire che ci ho sempre creduto, anche quando le cose non andavano benissimo”. Con lui, inevitabilmente, ritorniamo alla vittoria mondiale. “Il ricordo è ancora indelebile e ripensandoci mi vengono ancora i brividi. Quella vittoria è uno stimolo per raggiungere i miei obiettivi”. Come dicevano, oggi è uno di quei giocatori in rampa di lancio in Super League e domani, chi lo sa, potrebbe emigrare verso lidi e squadre, non ce ne vogliano i bernesi, più blasonate. Lui non si sbilancia e conferma quell’umiltà innata nella sua persona, ma con un po’ di insisentanza risuciamo a strappargli una dichiaranzione. “Qui a Thun sto molto bene, ma ovviamente sono un ragazzo ambizioso e mi piacerebbe un giorno potermi confrontare con i migliori al mondo. Guardo con interesse la Liga e soprattutto la Serie A, ecco, poter giocare in uno di quei due campionati non sarebbe male…”.

Oggi il Ticino in rossocrociato è rappresentato da Valon Behrami e da Mario Gavranovic, appena rientrato nel giro della Nazionale maggiore. Vedremo mai Tosetti? Lui chiosa: “Per ora resta solo un sogno”. Ma confessa che ci proverà fino all’ultimo giorno della sua carriera, dando tutto se stesso. “Non sarà facile, nel mio ruolo giocano calciatori importanti, ma non mollo; ogni giorno lavoro duramente per innalzare il mio livello e spero di coronare questo sogno. Sarebbe il massimo per me”. Poi scappa via, un po’ come gli capita sulla sua fascia di competenza, lasciandoci sul posto come fossimo il terzino di turno.

Per lui è tempo di allenarsi per concludere al meglio questa prima parte di campionato. A ridosso delle vacanze natalizia staccherà la spina, qualche giorno con la sua famiglia e la sua ragazza, che a breve diventerà moglie. Prima di ripartire, a tutto gas, per la seconda parte di stagione. Tra qualche mese all’orizzonte c’è un Mondiale. Forse la chiamata di Petkovic non arriverà, ma a suon di assist vuole provare a convincerlo. Con il joystick…tra i piedi!