Sarebbero davvero tante le partite memorabili da ricordare di lui, alcune famose, altre indimenticabili. Per parlare del numero 21 che ho scelto però voglio parlarvi di una partita apparentemente come tante, quasi anonima: Juventus – Bologna, 21 settembre 2011, risultato finale: 1-1. Il numero 21 è naturalmente lui, Andrea Pirlo, il Maestro.

Come dicevo, non è una partita che molti ricorderanno. Era la prima Juve di Conte, quella degli “invincibili”, si era a inizio campionato e ancora nessuna sapeva dove poteva arrivare quella squadra. Pirlo lo conoscevo, certo, lo invidiavo agli amici milanisti negli anni precedenti. Di lui mi colpiva la sua capacità di non sbagliare mai le partite importanti, le grandi serate di calcio, un po’ come Seedorf. Quella voglia di primeggiare quando la palla scotta.

In quell’occasione Pirlo fece una partita fuori di testa, i bianconeri andarono avanti grazie a Vucinic, su assist del 21, ma poi l’attaccante montenegrino si fece espellere e tutto si complicò. Pirlo salì letteralmente in cattedra, trascinando i compagni, che malgrado l’inferiorità numerica dominarono l’incontro. Il bresciano diede l’impressione di essere un uomo che gioca nel giardino di casa con il figlio e i suoi amichetti. Una superiorità tecnica disarmante, sembrava volesse ridicolizzare gli avversari: imbucate millimetriche e filtranti difficili anche solo da immaginare. La cosa che più mi impressionò fu la difesa della palla. Fisico esile, passo non proprio da centometrista, ma gli avversari non erano in grado di fermare il suo show personale.

Poi Portanova pareggiò, il portiere bolognese fece diverse interventi che salvarono il risultato e al 90′ gli ospiti festeggiarono il punto conquistato.

Poco importa, quella sera, grazie allo streaming pirata di rojadirecta e a un macbook pro bianco di prima generazione, capii che razza di giocatore era Andrea Pirlo da Brescia.