Arin è il termine basco per indicare ciò che è leggero, lieve ma anche rapido. È anche perfetto per definire Ander Herrera. Leggero perché le doti fisiche non sono il suo punto di forza: 73 kg distribuiti su 181 cm non lo rendono certamente una diga e non ne fanno un elemento imprescindibile di ogni centrocampo. Ander Herrea è un vezzo, un lusso, ma un lusso capace di adattarsi al fango e alle stelle, alla lotta dei contrasti duri e alle luci delle patinate giocate di fino.

Questa leggerezza appunto non gli vieta di essere ottimo in fase di recupero palla, lieve nel tocco e rapido (di gamba e di pensiero) sia con la palla sia senza, dimostrandosi capace, nelle ultime stagioni, di sgusciare dall’etichetta di semplice “regista” grazie al giusto bilanciamento di palloni rubati ed assist serviti, uniti ad un moto perpetuo per completare il bagaglio di un giocatore raro da trovare nonostante il calcio attuale richieda sempre più dinamicità.

Un lusso per poche squadre dunque, 3 le compagini professionistiche che hanno avuto la fortuna di poter schierare Ander Herrera. La prima fu il Real Zaragoza, squadra in cui il padre, Pedro, giocò 6 stagioni vincendo anche una Coppa del Re. Ander vive qui i primi anni nella squadra giovanile per passare poi in prima squadra nel 2008.

Il debutto avverrà nel 2009 e da subito entrerà nel cuore dei tifosi per quel mix di tecnica e temperamento propriamente basco. Ciò gli procura l’interesse della grandi d’Europa e della nazionale spagnola, con cui riesce a vincere nel 2011 l’Europeo under-21.

Sarà tuttavia l’Atletico Bilbao ad accaparrarsi le sue prestazioni nel 2011, quando si chiuse l’esperienza di Zaragoza con 86 presenze e 6 goal, forse un po’ pochi anche considerando il ruolo di centrocampista centrale, ma il suo contributo nella salvezza della squadra d’Aragona è fondamentale al punto da renderlo un idolo della tifoseria.

Passa dunque al Bilbao, firmando un contratto con clausola rescissoria di circa 40 milioni, una cifra importante per il periodo, garanzia di come il club biancorosso volesse puntare su di lui mantenendo sempre la propria tradizione nel tesserare esclusivamente giocatori baschi. L’esperienza a Bilbao lo mette sempre più in luce senza mai però portarlo in cima, consacrandolo quasi come promessa mancata.

Mostra sprazzi da campione, è capace di uscire palla al piede da situazioni in cui il rinvio alla cieca è la soluzione più saggia, oppure trovare la giocata vincente senza mollare un centimetro. Manca forse di continuità, ma il talento c’è e le offerte arrivano. La società però non cede, anche in virtù della clausola, rischiando di non consentire ad Ander Herrera il salto di qualità che necessita.

Sarà il Manchester United a tesserarlo nel 2014 pagando l’intera clausola rescissoria di 42 milioni. In 3 stagioni si impone come perno del gioco dello United garantendo grandi prestazioni quando è chiamato in causa, nonostante lo scarso rendimento dei Red Devils nell’era post Ferguson.

24 assist e 591 palloni recuperati in poco più di 8’500 minuti lo rendono tanto utile quanto vezzoso, ma sono forse il miglior biglietto da visita per quel salto di qualità da grande campione che da solo deve riuscire a compiere,ora che ne ha le possibilità. Lo United ha dimostrato, vincendo l’Europa League, che la fame all’Old Trafford è tornata, l’ambiente ha la giusta carica grazie a Mourinho e Ander si trova con compagni di reparto tra i migliori al mondo.

La stagione 2017/18 sarà fondamentale per il Manchester United per dimostrare che le ultime stagioni sono state solo uno stop di necessaria conseguenza al rinnovo dell’ambiente e non il crollo di una delle società più vincenti di sempre. Sarà fondamentale per Ander Herrera non sbagliare nulla e dimostrarsi leader, non un leader appariscente ma necessario, silenzioso, concreto e decisivo per non deludere una tifoseria che si aspetta, da lui, anche questo.