Il mondo del calcio lo conobbe un pomeriggio di agosto nel 1997.

L’Inter di Ronaldo, Djorkaeff e Simeone gioca contro il Brescia di Hubner quando il suo allenatore, Simoni, decide di sostituire Maurizio Ganz con un 21enne uruguayano arrivato da poco a Milano. Ha gli occhi a mandorla, che gli valgono il soprannome di “Chino“, e il numero 20 sulla schiena. Ha scelto quel numero perché il presidente nerazzurro Massimo Moratti – invaghito di quel giocatore in modo quasi irrazionale – al suo arrivo gli ha detto che secondo lui vale il doppio di un numero 10.

Dopo quella sostituzione, Pagliuca subisce un gol. Ma sarà proprio quel ragazzo a fare innamorare di sé la curva interista, prima pareggiando e poi vincendo la partita con due palloni calciati da lontano, fortissimi e precisi.

Non tutte le favole hanno però un lieto fine. Alvaro Recoba era proverbialmente pigro, tremendamente annoiato dalla preparazione atletica e dallo studio della tattica. Disputò nel 1998 una mezza stagione fantastica in prestito al Venezia, salvando una squadra tutta costruita intorno al suo talento, ma al suo ritorno all’Inter non corrisposero altre magie all’altezza delle aspettative (salvo forse un formidabile Inter-Roma 3-1 del 2002, con 2 gol del Chino e un suo perfetto assist per Vieri: giocò così bene da prendere un pugno di frustrazione in faccia da Zebina). Nei momenti più decisivi, non riuscì a caricarsi la squadra sulle spalle e a tirare fuori un carattere da leader.

Senza vincere nessun torneo rilevante (anzi, finendo in mezzo a uno scandalo per passaporti falsi), Recoba passerà poi al Torino, per concludere la carriera nel paese natale dopo una breve parentesi in Grecia.

Alvaro Recoba ha avuto un talento indiscutibile, una fantasia incantevole, una forza e una classe indiscutibili. Simeone affermò che Recoba non è diventato il più grande giocatore del mondo solamente perché non l’ha voluto. Mazzola sostenne che in lui la pigrizia era pari al genio, e che il conflitto, inevitabile, tra questi due tratti distintivi venne alla fine vinto dalla pigrizia, purtroppo per l’Inter e per la sua carriera. Insomma, Recoba è passato alla storia come il più grande talento sprecato della storia del calcio.