Nuova e stimolante collaborazione per Rivista Corner con una delle più importanti associazioni sportive della nostra regione: Tennis Ticino. Intenta a prendersi cura di tutto ciò che riguarda il tennis nel nostro cantone, l’associazione ci ha proposto una partnership volta a promuovere il mondo della racchetta locale e non, con l’obiettivo di provare a fare crescere il tennis insieme. Un universo decisamente ampio e dinamico, che iniziamo ad approcciare con un’intervista a Giuseppe Canova, colui che sta a capo dell’Associazione Regionale Tennis Ticino. Dirigente bancario presso EFG Bank, il 55enne è al secondo mandato da presidente dell’ARTT e dedica ormai tutto il suo tempo libero al tennis. Giuseppe è infatti anche alla testa del TC Morbio, ma soprattutto è membro del comitato direttivo di Swiss Tennis.

Cosa significa ricoprire questi ruoli? Un onore ma anche un onere?

“Sicuramente Swiss Tennis è una federazione che a livello nazionale e internazionale sta avendo successo. Fa anche piacere quando all’estero dici che sei nel comitato di Swiss Tennis e subito scatta automatico il “ah ma allora sei amico di Federer!”. Il tutto è però molto impegnativo, ma anche una bellissima occasione. L’obiettivo (soprattutto da presidente cantonale ndr) è di permettere il raggiungimento degli obiettivi personali a ogni diverso praticante che abbiamo tra i nostri iscritti. Sento una grande responsabilità. ”

Lavorare su tre livelli, locale-ticinese-nazionale, è solo un vantaggio o pone anche dei problemi?

“Lavorare su queste tre dimensioni mi fa capire che l’interesse generale non coincide mai con quello particolare. A livello di club prendo decisioni che magari non vanno bene a tutti i soci e poi a livello cantonale ne prendo altre che vanno per alcuni club e per altri no. Poi su scala nazionale il tutto assume ancora un’altra dimensione. L’unico svantaggio è che sto dedicando tantissimo tempo al tennis… nel primo trimestre del 2018 è come se avessi sostanzialmente dedicato un intero giorno la settimana al tennis.”

Un 20% puramente volontario…

“Sì, un ritaglio di tempo che devi ricavare la sera fino a tardi e il fine settimana ed è sempre più difficile trovare gente che abbia voglia di mettersi a disposizione. Quando trovi qualcuno poi magari lo carichi di lavoro e rischi di stancarlo.”

E qui veniamo a una delle tue principali preoccupazioni in seno a Tennis Ticino: riformare l’organizzazione del lavoro interno.

“Sì, dobbiamo cercare di ristrutturare il lavoro dell’associazione. Cosa dobbiamo dare ai club? Cosa devono darci loro? Ci sarebbero tanti punti da affrontare, ma bisogna essere in grado di selezionare quelli prioritari. L’obiettivo è di riuscire a professionalizzare vari compiti in modo da rendere l’organizzazione di una federazione immune dal rischio di scomparsa del volontariato.”

Gli interessi e i bisogni degli affiliati a Tennis Ticino sono talmente trasversali che il vostro lavoro non è per niente facile, giusto?

“Occorre pensare al ragazzino che vuole diventare un campione, ma anche agli over 60 che vogliono sentirsi ancora dei campioni e allo stesso tempo preoccuparsi di popolarizzare l’immagine del nostro sport. Talvolta qualcuno ci dice “per noi non fate nulla” e ciò è un’indubbia frustrazione, perché le necessità sono talmente eterogenee. Ci sono mille cose da curare e non essendo dei professionisti occorre fare delle scelte. Non possiamo poi dimenticarci della gente che vive di tennis. Le nostre proposte non possono togliere del lavoro a un maestro di tennis. Per me è solo un piacere questo lavoro, per altri può essere sopravvivenza.” (ndr: in Ticino vi sono una ventina di maestri professionisti e circa 150 che hanno un guadagno accessorio grazie al tennis)

Durante il tuo primo mandato da presidente avete cercato di lavorare sulle finanze, operando anche delle misure di risparmio in vista dei progetti futuri. Cosa c’è in cantiere?

“In effetti ci sono vari progetti che quest’anno prenderanno il via. Innanzitutto c’è il Team Ticino, che mira a dare uno sbocco agonistico ai ragazzi più talentuosi che finora erano costretti ad andare a giocare nei club d’oltralpe per mancanza di sbocchi locali. L’idea è di creare una squadra che possa competere con le avversarie del resto della Svizzera. Nel tennis è complicato perché non si può proporre una selezione, ma bisogna sempre appoggiarsi a un club. Dobbiamo quindi far fronte alle tradizionali opposizioni campanilistiche, ma quest’anno il progetto parte col TC Lugano 1903. Iscritto al campionato di B, assieme a qualche necessario giocatore straniero, schiererà i migliori talenti ticinesi. L’obiettivo, nel giro di qualche stagione, sarà di schierare una squadra di soli talenti locali in grado di competere ad alti livelli. Partiamo con una squadra maschile, ma l’intenzione, non appena capiremo che l’esperienza può funzionare, sarà di riflettere alla creazione di un team femminile. Oltre al progetto Team Ticino, restando in ambito agonistico, ci tengo a ricordare che anche quest’anno la nostra regione a luglio accoglierà i campionati svizzeri juniores. Dopo l’edizione 2017, a Bellinzona, Giubiasco e Locarno avremo il privilegio di ospitare pure le edizioni 2018 e 2019.”

Questi i progetti per gli atleti di punta, invece per gli altri…

“Non ci dimentichiamo di nessuna fascia d’età, né dei più giovani e nemmeno dei più “navigati””. Innanzitutto dedicheremo maggiore attenzione al programma formativo di Kids Tennis, un progetto di Swiss Tennis che per la sua qualità ha peraltro già ottenuto dei riconoscimenti nazionali. Per i seniori invece il prossimo autunno arriverà il “Winterclub”. Riflettendo su eventi simili già nati qua e là, abbiam immaginato un campionato sul modello dell’interclub: un campionato fra club per over 50. Siamo alla ricerca di nuovi sponsor, ma nel mondo seniores, grazie a una migliore strutturazione, si sta creando un bel movimento.”

Come se la cava il tennis in Ticino rispetto agli altri sport?

“Il tennis è tra gli sport più seguiti in Ticino, probabilmente il secondo o il terzo. Sta indubbiamente seguendo un po’ il trend di Federer: in tanti giocano e il numero di club affiliati è in crescita, ma soprattutto ci sono manifestazioni come i campionati svizzeri, o il torneo WTA di Lugano e gli ITF di Chiasso e Caslano. Tutto ciò mantiene vivo l’entusiasmo.”

Sul sito dell’Associazione hai scritto “Tutti hanno il tennis, noi abbiamo Roger!”, ma quando non ci sarà più?

“In Germania al ritiro di Becker e Graf il numero di iscritti alla federazione precipitò clamorosamente. Basti pensare che pure in Alto Adige si ebbero delle conseguenze. Il nostro grande obiettivo è quindi quello di trovare il modo per tamponare questo possibile effetto futuro. Il rischio è stato ben compreso da Swiss Tennis, che ha già pianificato una precisa riorganizzazione generale della federazione. Si cercano nuovi modi per divulgare il gioco del tennis… Nuove formule per i tornei, nuove modalità di espansione e per esempio abbiamo già anche una nuova App che, oltre alla gestione dei club mette in rete la comunità dei giocatori semplificandone il più possibile le modalità di prenotazione dei campi. Fermo restando che sostituire Federer sarà impossibile…”

Federer è anche un grande esempio di correttezza e lealtà. Qualcosa che si ritrova anche nel tennis regionale?

“Una delle grandi preoccupazioni dell’ARTT è il rispetto delle regole e l’educazione in campo. Quello che si vede nei campi del calcio regionale, dove si è persino dovuto interrompere i campionati, è inaccettabile. A breve vorremmo per esempio valorizzare l’immagine dei giudici e dei direttori dei tornei – gli “official” – per far capire che sono importanti e da rispettare. Per farlo promuoviamo l’educazione e il rispetto dell’avversario.”

Veniamo infine a noi… Cosa ti aspetti dalla collaborazione con Rivista Corner?

“Nell’ottica della professionalizzazione in atto all’interno della nostra associazione abbiamo pensato che fosse più efficace affidare l’aspetto comunicativo-divulgativo a qualcuno che operasse già con professionalità in questo ambito. Noi abbiamo una certa visibilità tra gli appassionati, voi avete le competenze per raccontare il mondo dello sport, e allora proviamo a unire le forze. Speriamo che integrandole tra loro si moltiplichino!”