Nessuno avrebbe scommesso un euro sul mio ritorno

In una F1 sempre più tecnologica, disumanizzata e votata a uno spettacolo talvolta asettico, c’è un uomo che ha fatto trepidare gli appassionati come pochi altri negli ultimi 15 anni. Uno spilungone, dai tratti all’apparenza austeri, ma dalla simpatia disarmante e una passione per la velocità smisurata. I limiti a Robert Kubica non sono mai piaciuti e il polacco ha provato a prevaricarli a più riprese.

Con le mie limitazioni, in molti non credevano potessi essere in grado di gareggiare

Il ritorno in F1 dell’asso di Cracovia non è stato di certo tra i più memorabili che la storia dello sport ricordi. Una stagione, un solo punto raccolto, peraltro in modo un po’ fortuito grazie a due squalifiche post-gara. Va pur detto che la Williams 2019 è stata una delle vetture meno competitive mai viste al via nel 21esimo secolo. Sempre in fondo alla griglia, le due vetture inglesi hanno raramente potuto combattere con gli altri team. L’unica lotta reale è stata tra i due compagni di squadra e Robert Kubica ne è uscito quasi sempre sconfitto. Costantemente più lento del suo giovane compagno George Russell in qualifica, il 35enne sognava ben altri palcoscenici. Eppure la sua storia è di quelle che vale la pena raccontare, perché scaldano il cuore e fanno riflettere sui mille incroci della vita.

Nel 2011 avevo già un contratto di tre anni con la Ferrari, ma mi sono risvegliato in un ospedale con un corpo danneggiato

Parlavamo di limiti, questi sconosciuti. Il polacco ha saggiato quelli della fisica e del suo stesso corpo. Uscito praticamente indenne da alcuni botti spaventosi in pista (ricordate il GP del Canada 2007?), Robert ha pagato a prezzo carissimo il suo amore per il mondo dei rally. Adrenalinico come pochi, spietato come nessuno.

 

Durante una gara in Liguria nel febbraio 2011, la prima guida della Renault, nel momento più alto della sua carriera, subisce un terribile schianto e rischia di perdere l’uso del braccio destro. Destinato al sedile dell’ambitissima Rossa, il pilota di Cracovia dovrà invece seguire un lungo processo di riabilitazione e un lento ritorno alle competizioni.

Dicevano che alla prima curva non sarei stato in grado di reagire alle sollecitazioni

Siamo sinceri, dal suo agognato ritorno nel Circus della F1 ci aspettavamo di più. Eppure, la sua è un’impresa senza eguali, attesa sin da quel maledetto 6 febbraio di nove anni fa, quando, costretto per oltre un’ora tra le lamiere della sua Skoda, rischiò pure la vita. Nel 2020 lo aspetterà un nuovo ruolo da terza guida dell’Alfa Romeo Racing, in casa di quella vecchia Sauber che lo rese grande e che colse i suoi migliori risultati grazie al suo portento. Aiuterà allo sviluppo della macchina, farà da chioccia ai giovani talenti, contagerà tutti con la sua simpatia e la sua sete di velocità. Tornando nella massima serie, la sua vittoria l’ha comunque ottenuta, ma chissà che carriera avrebbe potuto avere Robert se quel giorno…