Solo due volte in ventidue stagioni di Premier League il Tottenham era riuscito ad entrare nella top-four. Fino al 2014. Fino all’arrivo di Mauricio Pochettino dal Southampton. Dopo quattro stagioni consecutive concluse in zona Champions e dopo la Finale persa col Liverpool, ieri Pochettino è stato esonerato.

Nello stilare il comunicato con cui annuncia la separazione col tecnico argentino, Daniel Levy, presidente degli Spurs, avrà sicuramente preso ispirazione da un altro comunicato passato alla storia recente della Premier League. Era il 22 febbraio 2017 e -come Levy- il vicepresidente del Leicester Aiyawatt Srivaddhanaprabha annunciava che la dirigenza aveva preso la “decisione più dura della loro esperienza in Inghilterra” decidendo di esonerare l’allenatore allora campione in carica del campionato inglese Claudio Ranieri.

Le esperienze di Pochettino e Ranieri non sono in effetti poi così lontane, anche se di mezzo c’è una Premier di differenza e un’aura di mitologia che ha attorniato ogni minuto del Ranieri di Leicester. Tuttavia entrambi sono arrivati in sordina, prendendo la guida di squadre sicuramente non ai vertici del calcio inglese e le hanno condotte in maniera diversa a livelli di primissimo ordine. Se l’esperienza di Ranieri, che passerà inevitabilmente alla storia, si è spenta in poco più di dodici mesi, l’avventura di Pochettino a Londra è durata quattro anni, ma forse non rimarrà sugli annali del football d’oltremanica. Quel che è certo è che entrambi sono stati esonerati, forse inaspettatamente, forse immeritatamente.

Con una sceneggiatura perfetta, la storia fra gli Spurs e Pochettino si sarebbe chiusa nell’estate scorsa. Dopo la Finale persa (pur amaramente) con il Liverpool, dopo aver guidato il Tottenham nel percorso da White Hart Lane al nuovo stadio, dopo aver condotto la squadra ancora una volta nella top four senza l’aiuto del calciomercato, Pochettino avrebbe lasciato da vincitore, anche se senza trofei. D’altronde i traguardi raggiunti dal tecnico argentino a Londra sono sotto gli occhi di tutti. Ma, dopo un estate di voci smentite, l’ex allenatore dell’Espanyol ha deciso di rimanere, forse legittimamente ingolosito dalla possibilità di migliorare con un mercato milionario una squadra finalista di Champions.

Così non è stato e la beffarda sceneggiatura messa in scena ci ha proposto un esonero a tre giorni dalla fine della pausa per le Nazionali e Josè Mourinho a subentrargli. Una scelta di discontinuità -perlomeno filosofica- che renderà l’addio agli Spurs di Pochettino ancora più duro. Per non aver lasciato un trofeo con il proprio nome inciso sopra, per non essere riuscito là dove Claudio Ranieri è riuscito, per non aver lasciato gli Spurs prima che loro lasciassero lui: come cantano i R.E.M. “It’s easier to leave than to be left behind“.