Tutti ad un certo punto, anche se nel tuo caso nessuno lo vorrebbe, devono dire basta. Questo momento è arrivato anche te, Fabian Cancellara, il miglior sportivo svizzero di sempre se solo a Basilea non fosse nato un certo Roger. Specialista di cronometro e gare di un giorno (anche se hai vinto pure qualche breve corsa a tappe), basterebbero i tuoi successi per riempire righe e pagine. Molto meglio è allora leggere il tuo palmarès su internet e soffermarsi invece su alcuni aspetti che hanno caratterizzato la tua carriera e su ciò che hai rappresentato per il ciclismo.

Innanzitutto, la sfortuna, perché se è vero che hai vinto molto, è altresì vero che avresti potuto vincere ancor di più se la dea sbendata non avesse deciso di prenderti di mira. Numerose sono infatti le cadute che ti hanno tolto di mezzo quando eri indiscutibilmente il più forte: a Londra, mentre eri ormai lanciato verso una medaglia olimpica da aggiungere alla collezione, durante le tue amate Classiche del Nord, o ancora al Tour de France 2015, quando avresti potuto conservare la Maglia Gialla ancora per un po’, ma a causa di un maxi ruzzolone ti sei fratturato due vertebre e procurato diverse contusioni e escoriazioni.

Il cuore, perché proprio quel giorno, nonostante le evidenti difficoltà anche solo nello stare sul sellino, hai deciso comunque di portare a termine la tappa, il cui traguardo era posto sul celebre Mur d’Huy, uno strappo con punta di pendenza al 26% in cui solitamente termina la Freccia Vallone, non proprio una barzelletta. E pensare che ti hanno addirittura accusato di giocare sporco, come succede solo ai grandi, vedi Pantani. Nel tuo caso di avere un motorino nascosto nella bicicletta…

Infine lo stile, uno mix fra eleganza e potenza, fra abilità nel guidare la bici e forza per spingerla più veloce degli altri. Non a caso i tuoi soprannomi sono “Spartacus”, visto il tuo fisico da gladiatore e la tua mente da condottiero, e “Locomotiva di Berna”, perché sul pavé sembri viaggiare su due binari, immobile, mentre gli altri paiono tremare, forse anche dalla paura che incuti, come budini.

Ironia della sorte, ma forse nemmeno troppo, per la tua ultima partecipazione alla Grande Boucle, gli organizzatori hanno previsto un arrivo adatto alle tue caratteristiche proprio a Berna, con dei passaggi sul pavé, il tuo pavé. Sembra tutto perfetto per il tuo ultimo acuto, ma davanti al Wankdorf e al tuo pubblico è Peter Sagan a spuntarla. Tu chiudi sesto.

Te ne puoi andare così? Neanche per sogno. Allora decidi che un’altra pagina della tua carriera, una delle più belle, l’avresti scritta alle Olimpiadi. Forse per la prima volta in carriera non parti con i favori del pronostico, ma forse per la prima volta la dea sbendata decide di girarsi dall’altra parte, visto che toglie dalla corsa all’oro alcuni favoriti (Dennis, vittima di un problema meccanico, Dumoulin, ancora convalescente da una frattura all’avambraccio e Porte, caduto nella gara in linea). La sfortuna quel giorno se n’è andata, ma il cuore e lo stile, quelli non se ne vanno, o li hai o non li hai. E così le strade di Rio ti hanno incoronato per l’ultima volta re delle corse contro il tempo.

Ci sono corridori che vincono ma non emozionano, altri che fanno sognare senza raggiungere mai la gloria. Tu non appartieni a nessuna delle due categorie. Tu hai vinto e ci hai fatto sognare. Grazie.