Si è da poco chiuso il sipario sul secondo dei tornei ATP che si svolgono a Parigi. Si parla del Rolex Paris Master, torneo giocato ovviamente indoor, viste le rigide temperature parigine che solitamente caratterizzano questo periodo dell’anno.

Il torneo, nonostante appartenga alla categoria appena inferiore agli Slam, è da sempre vittima di numerose assenze di prestigio, causate soprattutto dalla sua posizione nel calendario tennistico. I tennisti si lamentano da anni dell’eccessiva durata della stagione, che comincia ai primi di gennaio e si conclude, per i migliori, con l’ultimo grande appuntamento della stagione, le ATP World Tour Finals, che prenderanno il via il prossimo lunedì. Proprio la vicinanza al torneo dei Maestri, che coinvolge i primi 8 giocatori del ranking annuale, è la principale ragione per cui i protagonisti del circuito preferiscono risparmiare le poche energie rimaste e non presenziare quindi all’evento parigino.

A maggior ragione quest’anno, traviato dalle chiusure di stagione anticipate per infortunio di Djokovic, Murray, Wawrinka, Raonic e Nishikori, che ricoprivano le prime 5 posizioni del ranking a fine 2016, la situazione non poteva di certo essere differente. Ad aggiungere un altro scroscio di pioggia sulle pozzanghere francesi ha contribuito Roger Federer. Fresco di trionfo in terra natia nell’ATP 500 di Basilea, direttamente dalla città renana l’icona elvetica ha comunicato che avrebbe saltato il torneo, mancando così anche il secondo evento parigino dell’anno, dopo il ritiro dal Roland Garros.

Nonostante le dure premesse che anche quest’anno si sono affacciate sul torneo, alla vigilia delle partite l’attenzione degli appassionati era focalizzata principalmente su due questioni. La prima riguardava il numero 1 del ranking Rafael Nadal, tanto vincente sul mattone tritato del Philippe Chatrier, ma rimasto sempre a bocca asciutta nel Master 1000 di Parigi. Quest’anno lo spagnolo sembrava avere la grande occasione per aggiungere anche il trofeo francese alla sua ben fornita bacheca. La seconda invece concerneva proprio le ATP Finals di Londra. Il Rolex Master fornisce infatti gli ultimi punti utili a qualificarsi al torneo inglese, e mai come quest’anno la porta era aperta per diversi contendenti. Particolare curiosità era suscitata dall’idolo di casa Jo-Wilfried Tsonga e dall’argentino Juan Martin Del Potro, che a fine agosto ricopriva ancora la 47esima piazza della classifica, ma che in seguito a una cavalcata autunnale cominciata con la semifinale agli US Open, poteva sperare (con qualche défaillances dei diretti rivali Pablo Carreno Busta, ultimo giocatore virtualmente qualificato per il torneo londinese, Sam Querrey e Kevin Anderson) di strappare un biglietto per la capitale inglese.

Con il primo turno si sono chiusi però i sogni di gloria di diversi giocatori. Cadono infatti subito il sudafricano Anderson, sconfitto dalla vecchia volpe Nando Verdasco, e Querrey, eliminato con un periodico 6-4 dal numero 77 del ranking Krajinovic. Cede inoltre Jo-Wilfried Tsonga sotto i colpi del redivivo connazionale Julien Benneteau, e anche lo spagnolo Carreno Busta, sconfitto anche lui da un esperto francese, Nicolas Mahut. Per riuscire comunque a rimanere nei primi 8, lo spagnolo si ritrova a dover sperare che Del Potro non raggiunga la semifinale e che nessuno tra Bautista-Agut, Pouille e gli americani John Isner e Jack Sock, alzi il trofeo.

Dopo le sconfitte agli ottavi dei due europei, il torneo entra nel vivo nei quarti di finale. Le sfide prevedono un match sulla carta chiusa tra Nadal e il serbo Krajinovic, fattosi largo dalle qualificazioni, un sorprendente Julien Benneteau, Wild Card francese, contro il croato Cilic, e due sfide dal sapore londinese con Sock che sfida Verdasco e il Knock-out tra Isner e Del Potro, con quest’ultimo sicuro di un’impensabile qualificazione in caso di vittoria. Per quasi tutti i giocatori rimasti in gara, la vittoria del torneo comporterebbe il coronamento di una favola insperata fino a pochi giorni prima.

Nella giornata di venerdì finisce però ancor prima di cominciare quella di Rafael Nadal, dolorante al ginocchio che ormai gli dà problemi da diversi anni e costretto al ritiro prima di scendere in campo. Ritiro di cui beneficia un grato Krajinovic, fino ad ora trionfante più che altro nel circuito challenger. In quello che diventa il primo match di giornata, John Isner viene a capo di un esausto Del Potro al termine di tre combattuti set, con l’argentino che si ferma dunque a un passo dal traguardo per cui tanto aveva sudato nelle settimane precedenti. Abbandona il torneo anche Cilic, sconfitto da uno straripante Benneteau che intravede da lontano la prima vittoria in un torneo, proprio davanti al pubblico di casa, dopo le sue 10 finali ATP perse nei 17 anni da professionista. Lo segue a ruota Jack Sock, capace di regolare con relativa facilità Verdasco, dopo aver perso il tie-break del primo set.

In semifinale rimangono dunque i due giocatori a stelle e strisce, che corrono verso Londra, il serbo Krajinovic, a caccia di quello che sarebbe uno dei successi più imprevisti della storia tennistica, così come imprevisto sarebbe un successo di Benneteau, il cui suo già annunciato ritiro dista solo pochi mesi.

Annullando tutte e 5 le palle break concesse allo spilungone americano, Krajinovic spegne Isner in tre combattuti set e scrive un’altra pagina del tennis serbo, orfano quest’anno dei successi del ben più conosciuto Novak Djokovic. Rimarchevole la non troppo sobria esultanza del suo allenatore Petar Popovic, evidentemente stupito quanto l’allievo per il risultato raggiunto. È meno combattuta invece la seconda semifinale, dove uno spietato Sock spezza le speranze di Benneteau e di tutto il pubblico francese, che sperava in un lieto fine per la carriera del proprio beniamino.

I possessori di un biglietto per la finale potevano di certo immaginarsi, con un po’ di intuito, che le probabilità di vedere la finale andata in scena a Shanghai poche settimane prima (Federer-Nadal), difficilmente si sarebbe ripetuta. Più difficile pronosticare invece un atto conclusivo che metteva a confronto il numero 22 e l’83 della classifica ATP. Se per entrambi si tratta della partita più importante della loro carriera, un trionfo di Krajinovic rientrerebbe in quelle favole tennistiche che rimangono nella memoria degli appassionati per anni.

La finale volge inizialmente in favore del serbo, che appare inizialmente più tranquillo dell’avversario. Dopo un paio di capovolgimenti di fronte, Krajinovic porta a casa il primo set, accompagnato dal boato del suo angolo. In una settimana di speranze infrante e rincorse interrotte, la finale non può che seguire i medesimi binari. Riprese le redini dell’incontro, Jack Sock controlla con relativa facilità il resto della finale e riporta uno statunitense a vincere un Master 1000 dopo Andy Roddick a Miami nel 2010. A farne le spese sicuramente il serbo, che può comunque gioire per la settimana ad ottimi livelli, ma anche lo spagnolo Carreno Busta, che deve dire addio, salvo ritiri di altri giocatori, al sogno londinese.

Sogno che invece realizza inaspettatamente Jack Sock, che da lunedì prossimo potrà provare a scrivere un’altra favola, in un torneo che pare sotto il saldo controllo dei due dominatori di stagione, Roger Federer e Rafael Nadal.

di Matteo Manganiello