Amburgo, meravigliosa porta sul Mare del Nord, una cartolina della Germania ricca e bella. Ma come in ogni grande città da qualche parte deve pur esserci una contraddizione. Ed è quindi spostando lo sguardo ad ovest che troviamo un quartiere una volta composto da pirati, malviventi, meretrici e compagnia cantante, e che oggi è un cult agli occhi di giovani tedeschi e stranieri per ogni forma di divertimento più o meno sobrio, e per aver in qualche modo lanciato i Beatles nella storia della musica.

Qui, passando all’argomento sportivo, il calcio è vissuto come distinzione dalla massa, come affermazione di un’umanità non addomesticabile all’interno delle fredde mura della società. È nel quartiere di Sankt Pauli che vive la parte più strana della città e di tutta la Germania calcistica.

Il Sankt Pauli nasce nel 1910 coi colori sociali bianco e marrone, ed è la squadra in cui è vietata la parola “business”. E forse si trova proprio qui la prova di quanto i soldi servano sì (o almeno in parte) alle vittorie, ma non a regalare popolarità. Perché si stima che i simpatizzanti del Sankt Pauli nel mondo siano attorno ai venti milioni, nonostante la squadra sia votata alla sofferenza e di denari se ne siano sempre visti ben pochi.

Niente può raffreddare però l’amore del supporter, fedele ad una linea non solo tracciata, ma indelebilmente scolpita (basti pensare all’interventismo dei tifosi nell’evitare che i diritti del nome dello stadio venissero venduti, mossa che ha di fatto bloccato flussi milionari nelle casse del club). Fugaci apparizioni in Bundesliga, momenti di difficoltà finanziarie che hanno portato la società a pochi passi dalla bancarotta, disavventure di ogni tipo: niente ha mai scalfito la passione del tifo Braun-Weiss, che anche nei momenti più bui non ha fatto mancare un concreto apporto al club.

Questo calcio vissuto come espressione della lotta di classe ha da sempre raccolto consensi e simpatie, oltre a regalare un alone di magia a vittorie piccole ma vere e vissute. Un esempio? Il derby del 16 febbraio 2011, l’ultimo vissuto nella massima serie, contro i fratelli più grandi e ricchi dell’Amburgo. Al Volksparkstadion (allora Nordbank Arena perché per l’HSV, invece, non è un problema vendere i diritti del nome dello stadio agli sponsor, tanto da averlo cambiato più volte nell’ultimo decennio), gli ospiti riuscirono a strappare una vittoria per 1-0.

Un successo che ha il sapore epico della presa del Palazzo d’Inverno, della conquista di Troia o della presa del Reichstag, con il Jolly Roger, la bandiera dei pirati, a sventolare sulle macerie della fortezza nemica conquistata. Un simbolo che accompagna undici bucanieri in campo ogni sabato pomeriggio, sulle note di Hells Bells, all’arrembaggio di qualsiasi vascello nemico abbia il coraggio di presentarsi al Millerntor-Stadion, a pochi passi dalla famigerata Reeperbahn. Avviso ai naviganti: si entra nel mare mosso del Sankt Pauli.