La dura fatica dell’inverno, l’esplosione di vita della primavera, la gioia dell’estate. Le stagioni che passano, con l’arrivo poi del periodo in cui lentamente cadono le foglie. Per un calciatore, al termine di tante stagioni sportive, giunge anche quella in cui si prende il coraggio di dire basta, di appendere gli scarpini al chiodo. Si può riassumere così, con una metafora atmosferica che richiama un lento decorso, senza tuttavia arrivare al gelo, la carriera di Claudio Marchisio. A soli 33 anni ha scelto proprio un pomeriggio d’inizio autunno, nella sua Torino, nel suo Stadium, per annunciare al mondo che non lo vedremo più sui campi da gioco. 

Avevo fatto una promessa al bambino che sognava di diventare calciatore. Avrei continuato a giocare fino a quando, mettendo piede in campo, avessi sentito la meraviglia del sogno che si stava avverando.”

La sua elegante numero 8 non sarà più sui terreni verdi a rincorrere un pallone, né a sradicarlo dai piedi di un avversario, neppure a riceverlo da un compagno per custodirlo con maestria, neanche a illuminare il movimento di un collega con un brillante passaggio e nemmeno più sotto la curva e esultare dopo un gol. Reti peraltro spesso pesanti le sue, in partite decisive o contro avversari di spessore. Un vero Principino non può infatti mancare l’appuntamento con le occasioni più nobili. Un signore anche fuori dal campo, lo dimostra il suo impegno sociale e la stima infinita di tutti i suoi colleghi. Mai una parola fuori posto, nemmeno quando la sua Signora, il suo “sogno” come da lui stesso definito, ha deciso di farlo fuori senza troppi complimenti, in barba agli affetti. Era un pomeriggio della seconda metà di agosto, guarda caso preludio all’arrivo, di lì a qualche settimana, della stagione che porta verso il buio. 

Ci sono momenti in cui è giusto che il cuore prevalga sulla mente, per cui preferisco fermarmi”.

I tifosi della Juventus non lo hanno dimenticato, i compagni di una vita lo salutano commossi, gli avversari pure. “Oggi il calcio è un po’ meno calcio” ha commentato nientemeno che Andres Iniesta. Siamo d’accordo, anzi lo pensiamo già da un po’, da quei maledetti infortuni che non lo hanno fatto più tornare ai suoi livelli abituali. Lui che era partito dalla Serie B con la sua squadra del cuore, fino ad arrivare a vincere scudetti su scudetti da secondo capitano in campo. Nell’ombra di Del Piero, di Buffon, di Chiellini, ma per lui non è mai stato un problema. Un calciatore probabilmente di un gradino inferiore alle leggende di questo sport, ma un uomo e giocatore imprescindibile per qualsiasi allenatore. Un cuore, una lealtà, una mente difficilmente reperibili nel calcio moderno. Un quarto di secolo in bianconero, un’intera vita di fedeltà ai colori.

E allora grazie sogno! Perché mi hai dato forza, coraggio, successo e soprattutto mi hai reso felice!”

Ciao Cla’, buona felicità!