La Umbro ha fatto sicuramente la storia delle maglie da calcio. Il suo design innovativo ha vestito le squadre di mezzo mondo. Per festeggiare i 95 anni di storia, il marchio inglese ha deciso di organizzare una mostra Umbro95: Lo stile sul campo. L’esperienza proposta da Umbro a BASE Milano intende ripercorrere la storia del marchio, tramite l’esposizione delle magliette iconiche che hanno fatto la storia del brand, ma soprattuto del calcio.

Il marchio nasce nel 1920 a Wimslow, una piccola cittadina della contea di Cheshire. L’azienda viene chiamata Humphries Brothers Clothing, dal cognome dei suoi fondatori, i fratelli Humphries. Quattro anni più tardi la compagnia cambia nome, diventando Umbro, la contrazione di Humphries Brothers. Nei primi anni le consegne vengono fatte con un carretto a mano, ma pian piano gli Humphries iniziano ad espandersi, così nel 1930 viene abbandonata la sede di Green Lane a Wimslow, inaugurando così la prima fabbrica della Umbro.

Ma la vera svolta avviene nel 1934, quando alla fine della FA Cup si affrontano Manchester City e Portsmouth. Entrambi club vestono l’innovativa maglia Tangeru firmata Umbro, prodotta con cotone importato dal Perù e di un comfort superiore a qualsiasi altra maglia prodotta fino ad allora. I Citizens vincono la coppe e decidono di inviare agli Humphries un telegramma di ringraziamento per la qualità del loro prodotto. L’anno seguente altre due squadre sponsorizzate dalla Umbro raggiungono la finale di Wembley, il West Brom e lo Sheffield Wedsneday, il diamante  ha conquistato la terra d’Albione.

Durante il secondo conflitto mondiale la Umbro smise di produrre divise da calcio e contribuisce allo sforzo bellico del Paese, producendo uniformi militari e gli interni dei bombardieri Lancaster.

Nel dopoguerra il diamante è ovunque, quasi tutte le squadre inglesi vestono Umbro. Ma è solamente nel 1954 che arriva il contratto più prestigioso, quello della nazionale inglese. La storia della Umbro è strettamente collegata a quella dei tre leoni, ogni ricordo, bello o brutto, passa per la maglia col diamante; Bobby Moore che alza l’allora Coppa Rimet sul prato di Wembley ai mondiali del ’66. Il difensore Terry Butcher, che coperto dalla testa ai piedi di sangue esulta al termine di Inghilterra Svezia alle qualificazioni per Italia ’90. Il rigore sbagliato di Gareth Southgate che costa la semifinale agli europei del ’96. Il magnifico goal del “Golden Boy” Michael Owen contro l’Argentina ai mondiali di Francia ’98.

Alla mostra milanese Umbro95 sono state esposte novantacinque maglie, come gli anni di vita della Umbro. Ogni divisa ha una sua storia, alcune sono salite sul tetto d’Europa, altre hanno accompagnato la propria squadra ai mondiali, altre ancora hanno calcato i piccoli stadi inglesi di seconda e terza divisione. Da grande appassionato di maglie, non ho potuto fare a meno di fare una capatina a BASE Milano.

L’Ajax e la generazione d’oro del ’95

Van der Sar, Rijkaard, Clarence Seedorf, i fratelli De Boer. Questi sono solamente alcuni dei giocatori della Golden age dell’Ajax di Louis Van Gaal. Una squadra con l’età media di 23 anni, figlia del calcio totale di Crujiff e che è riuscita ad alzare al cielo la coppa dalle grandi orecchie contro il Milan di Savicevic. L’eredità del calcio totale di Crujiff era molto pesante, ma il tecnico orange, riuscì ad adattare quel tipo di calcio, alla sua filosofia di gioco, nacque così il “modulo Van Gaal”.

Il 3-3-1-3 dell’Ajax utilizzava un’incessante possesso palla, basato sul far passare la palla per vie orizzontali, in modo da far uscire allo scoperto. In quel momento il trequartista doveva “solamente” lanciare gli attaccanti a rete. Per la stagione trionfale dei “Lancieri”, la Umbro propose un kit da trasferta molto particolare: base blu Navy, arricchita da una stampa amaranto con tanti stemmi dell’Ajax sovrapposti. Lo sponsor ABN-AMRO viene inserito con la sua iconica disposizione in verticale.

I Red Devils di King Eric

Per la stagione ’92-’93 la Umbro disegnò il kit dei Red Devils, sostituendo l’uscente Adidas, aggiungendo l’iconico lace neck design. Durante la stagione il Man United tentò più volte di prendere Alan Shearer, ma il giocatore preferìl la squadra della sua città, il matrimonio tra i Red Devils e il Batistuta d’Oltremanica non s’era da fare. Al suo posto arrivò un ragazzo francese, promettente ed eccentrico attaccante del Leeds United: Eric Cantona. L’arrivo del francese portò una ventata di aria fresca a Old Trafford, i Red Devils riuscirono a conquistare la Premier League dopo 26 lunghi anni. La stagione seguente fu un successo, il Man United realizzò il “Double”, vittoria di FA Cup e Premier League. King Eric aveva conquistato tutti, complice il suo atteggiamento sbarazzino e il suo talento cristallino.

Manchester United- Manchester City, esultanza di Cantona dopo il suo secondo goal.

Campos al mondiale del ’94

Il portiere messicano Jorge Francisco Campos è famoso per due cose: aver giocato come attaccante per una prima parte di carriera, anche con discreti risultati (38 goal nei Pumas) e per essersi disegnato da solo la sua maglia da gioco. Ma il suo stile eccentrico e al disopra delle righe non può essere attribuito solamente al suo modo di vestirsi in campo. Campos aveva uno stile di gioco molto particolare, simile a quello dei suoi colleghi sudamericani ( un po’ “loco”), e a quella sicurezza della scuola europea. Molte volte arrivava fino a metà campo con la palla al piede e si dilettava in uscite acrobatiche sui cross dalla trequarti. Nel 1993 Campos viene votato terzo miglior portiere al mondo dalla IFFHS (International Federation of Football History & Statistics), niente male per un portiere che giocava nel campionato messicano.

Newcastle United 1991, l’anno del cambiamento

All’inizio degli anni ’90 il Newcastle era a un passo dal baratro. Nel 1889 i Magpies erano stati retrocessi in Second Division e dopo due anni non erano ancora riusciti a risalire. Nel 1991 Sir John Hall prese il controllo del club, diventando chairman dei Magpies. Nonostante il cambio ai vertici, il Newcastle rischiò di scendere in Third Division. La squadra guidata da Osvaldo Ardilles non riusciva a risalire la classifica. A un mese dalla fine del campionato Hall decise di esonerre l’allenatore argentino per affidare la panchina a un’ex leggenda di Liverpool e Newcastle, Kevin Keegan. King Kev (chiamato così dai tifosi del Newcastle) riuscì a salvare i Toons da una pesante retrocessione. L’anno seguente vinse la Division One (Ex Second Division) facendo tornare il Newcastle in Premier League.

In tutto questo trambusto, anche la maglia prodotta da Umbro era in continuo cambiamento. Tra il ’90 e il ’93 la maglia rimase sempre la stessa: parte destra con righe bianconere sottili e lato sinistro con righe più larghe. Gli sponsor sulla maglia però continuarono ad alternarsi, per la prima parte di stagione ci fu la Greenall, produttrice di gin. Con l’arrivo di Sir John Hall la Newcastle Brown Ale divenne lo sponsor principale della squadra, il chairman dei Magpies aveva però in serbo un vero colpo da maestro. Per le partite trasmesse in televisione, la McEwan’s Lager avrebbe preso il posto della stella azzurra della Brown Ale, una mossa niente male per risanare le finanze del club. Anche la Umbro finì per essere coinvolta nel vortice di Sir Hall: alla fine della stagione ’92-’93, con il Newcastle matematicamente già promosso in Premier League, l’Asics prese il posto della Umbro. Il riassetto societario ideato da Sir John Hall portò i Magpies a giocarsi la Premier League nella stagione ’95-’96 contro il Man United della Generazione del ’92.

Il Chelsea all’italiana

Quattro coppe e due giocatori-allenatori, è questo il bilancio del Chelsea tra il ’96 e il ’98. Questo ciclo (seppur breve) nasce dall’addio ai Blues dell’allenatore Ken Baites, che accetta l’incarico di allenare la nazionale inglese. La dirigenza decide allora di ingaggiare Ruud Gullit e di affidargli il ruolo di giocatore-allenatore. Gullit sfrutta le sue conoscenze nel calcio italiano per ingaggiare giocatori come Gianfranco Zola, Roberto Di Matteo e Luca Vialli. Il calcio di Gullit si ispira al Milan di Sacchi, suo grande maestro: pressing, passaggi precisi e difesa granitica. Il rapporto però tra Gullit e Vialli si rompe dopo soli 5 mesi dall’arrivo dell’attaccante italiano. Nonostante una media realizzativa di un goal a partita, l’olandese confina in panchina Vialli. Il campionato dei Blues fu comunque abbastanza anonimo, con un mediocre sesto posto. D’altro canto la stagione non fu completamente da buttare, Gullit guidò i suoi alla conquista della FA Cup, trofeo che mancava da quasi trent’anni dalle parti di Stamford Bridge. Il 12 febbraio 1998 il Chelsea a causa dei suoi problemi economici è costretto a esonerare Ruud Gullit. La dirigenza decise di affidare l’incarico a Gianluca Vialli, sempre con il ruolo di giocatore-allenatore. Il modulo della squadra rimase invariato, per non alterare gli equilibri consolidati nell’ultimo anno. Nonostante un inizio choc (3 sconfitte consecutive), il Chelsea di Vialli comincia a vincere e non la smetterà più. I Blues conquistano la coppa di lega battendo per 2 a 0 il Middlesbrough. In Coppa delle Coppe gli uomini di Vialli dettano legge, sconfiggendo il Betis Siviglia, il Vicenza di Guidolin e lo Stoccarda in finale. All’inizio della stagione ’98-’99 arriva il quarto trofeo, la Supercoppa Europea contro il favorito Real Madrid.