160 squadre qualificate arrivate da tutto il mondo, 65 km a corsa, 10 km a nuoto per un percorso che va da Sandhamn a Utö attraversando 24 delle 24.000 isole dell’arcipelago di Stoccolma. Questo era ciò che mi aspettava all’alba di lunedì 2 settembre. Adrenalina pura che mi dava una carica pazzesca, ma anche un po’ di timore: stavo per affrontare per la seconda volta la gara regina delle swimrun: la Ötillö.

La preparazione per questa gara è stata lunga. Io e Alexi abbiamo partecipato a diverse competizioni sul circuito, impegnandoci a correggere i nostri errori nelle due discipline, cercando di affinare la nostra intesa tanto nella corsa quanto nel nuoto. Un supporto fondamentale è stato quello dei nostri amici del Team Envol, un gruppo di swimrunner ex professionisti di corsa d’orientamento, nuoto o triathlon. Oltre ad essere degli incredibili atleti, la loro grande qualità è l’umiltà: ci hanno fornito sempre suggerimenti preziosi, condividendo la loro esperienza e aiutandoci nell’acquisire sicurezza e fiducia in questa disciplina.

Uno degli obiettivi che mi ero prefissata per quest’anno era di migliorare nel nuoto: affinare la tecnica lavorando più duramente con sessioni specifiche. È stato estremamente motivante percepire i miei stessi miglioramenti in acque libere e in piscina mentre mi avvicinavo alla data della gara. Ci è voluto impegno, pazienza e tanta costanza e nonostante il percorso rimanga sempre lungo, il raggiungimento di un traguardo personale ti ripaga con gli interessi questi sforzi. La mia tenuta fisica era una delle mie paure più concrete in vista della Ötillö. I tratti pericolosi di trail, soprattutto in discesa e su terreni difficoltosi, mi avrebbero messa sicuramente in difficoltà, dati i miei ripetuti infortuni alla caviglia avuti nel corso della mia carriera ginnica: in giugno mi ero procurata una lesione ai legamenti, anche se non grave, ma l’insicurezza che ti dà un infortunio delicato è difficile da gestire. Ma ormai mancano pochi giorni alla gara e la mia testa è già in Svezia.

Lo scorso anno avevo partecipato alla Ötillö con poca esperienza, terminando la gara in quasi 11 ore con un’ atleta che conoscevo a malapena. Quest’anno mi sento più pronta e la fortuna sembra dalla mia parte: io e Alexi ritiriamo il numero 318. L’8 è il mio numero fortunato e mi infonde un’inattesa sicurezza. Fatto l’ultimo check dei materiali imposto la sveglia per le 3.30 del mattino: siamo pronti.

Alle sei siamo già alla partenza da Sandhamn. Il primo tratto di corsa è “neutralizzato” da un’auto che detta il ritmo agli atleti, evitando così una partenza di massa con un alto rischio di incidenti spiacevoli. Dopo circa 2 km c’è già una prima scrematura e l’auto si ferma: in questo momento è fondamentale trovarsi nel gruppo di testa. Così facendo si può affrontare il primo tratto a nuoto sfruttando la scia creata dai primi atleti. L’anno scorso, con Cassandra, avevamo commesso proprio l’errore di non attaccarci al gruppo di testa, per paura di rimanere “schiacciate”. Purtroppo questa strategia ci aveva solo rallentate, compromettendo il nostro tempo.

Con Alexi eravamo pronti: siamo partiti molto bene e dopo la prima tratta a nuoto ci ritroviamo al quinto posto! Il nostro obiettivo più o meno dichiarato era la top 10, ma quando la gara inizia pensiamo solo a dare il 100% e a concludere il più avanti possibile. Continuiamo la gara mantenendoci fra la sesta e la quarta posizione, ma il momento più difficile del percorso sta arrivando: siamo vicini all’isola Ornö, lunga 20 km. Qui conta la forza mentale: ci si arriva dopo 50 km di corsa e nuoto, il fisico è molto provato e il supporto reciproco nel team è importantissimo. Si corre lungo una strada sterrata che si restringe in un canneto prima di riconsegnarci all’acqua e praticamente alla fine della gara, che dista soli 5-6 km.

Il tratto sull’Isola si è rivelato molto duro per me: ci siamo dovuto fermare più volte per un mio inaspettato problema allo stomaco. Durante questi lunghi percorsi l’uso di gel energetici è di vitale importanza, ma io per evitare effetti collaterali preferisco il miele. Questa volta non ha funzionato, ma siamo riusciti a non demoralizzarci e a resistere. Passata Örnö siamo quasi alla fine della gara, approdiamo finalmente sull’ultima isola Utö, l’isola dell’amore, e affrontiamo gli ultimi tre interminabili km. Le forze ormai sono al minimo e l’arrivo sembra inarrivabile.

Dopo 9 ore e 23 minuti approdiamo finalmente al traguardo: siamo quarti! Io e Alexi siamo senza parole: un risultato incredibile per una coppia così giovane e con avversari di un livello così alto, oltretutto in una finale mondiale. La forza del nostro team ci ha dato quel qualcosa in più che ha aiutato a colmare l’inevitabile gap di esperienza: siamo al settimo cielo! La medaglia di bronzo era lontana 17 minuti, un distacco importante, ma non esagerato per una gara di oltre nove ore. Un distacco che ci motiverà ancora di più per riprovarci l’anno prossimo, puntando ancora più in alto.

Ma ora è il momento di festeggiare questo incredibile risultato, lasciarsi trascinare dall’adrenalina e dalle emozioni del post-gara. “Enjoy the moment and take it easy” mi dico eppure la mia mente va già ai prossimi impegni: Ötillö Cannes in ottobre e Ötillö Malta in Novembre. Nel frattempo inizierò un nuovo entusiasmante anno da maestra, condividendo la mia passione e questa esperienza con i miei allievi. Siamo solo all’inizio!

Un grazie speciale va anche a Igor Nastic ed il suo team Ticino coaching; soprattutto grazie a Sergio Blotti (Seo) per aver condiviso con me tanti allenamenti di corsa e per non stancarsi mai di darmi consigli e di motivarmi con la sua inarrestabile energia positiva!

il cortometraggio della gara Speechless di Rasmus Lodenius