Chi segue il ciclismo solo durante la “Settimana Santa” – quella delle Classiche sul pavé -, durante Tour de France o Giro d’Italia si segni questo nome: Remco Evenepoel. Gli altri già lo conoscono. Non è ancora un campione. Anzi, non è nemmeno un professionista. Ma le premesse perché diventi il dominatore durante i prossimi 15-20 anni ci sono tutte. Certo, come a tutti probabilmente gli servirà qualche anno di gavetta, ma per quanto mostrato finora difficilmente ci sbaglieremo.

La sua storia è infatti più unica che rara. Solitamente chi ambisce a primeggiare in un determinato sport comincia a praticarlo in tenera età. Ed infatti Evenepoel a cinque anni è entrato a far parte delle giovanili dell’Anderlecht. Il suo talento calcistico non è sfuggito né agli osservatori del PSV Eindhoven, dove si è trasferito a 11 anni, né a quelli della Nazionale belga U15 e U16, di cui è velocemente diventato capitano.

Ma proprio quando sembrava destinato a una promettente carriera da calciatore, complice qualche infortunio, un entusiasmo per il calcio che andava scemando e il detto secondo cui “la mela non cade mai troppo lontana dall’albero”, ha deciso che dar calci a un pallone non faceva per lui e ha preferito percorrere le orme del padre. Si toglie le scarpe con i tacchetti e indossa quelle con gli attacchi: vuole fare il ciclista. A 17 anni. Troppo tardi? Macché.

Dopo soli quattro mesi vince la prima gara nella categoria juniores, poi un’altra, e un’altra ancora. Nel 2017 sono sette in tutto le gare in cui taglia per primo il traguardo. I suoi avversari mentre avanzano nel plotone si guardano negli occhi chiedendosi chi sia quello sconosciuto che è sempre davanti a loro e che nonostante gli sforzi non riescono mai a raggiungere.

Cambia la stagione, ma è solo quella che cambia. Nel 2018 di corse ne vince 25, praticamente tutte quelle a cui prende parte (e quando non vince arriva secondo…). Poco importa se siano cronometro, corse di un giorno o corse a tappe. E non stiamo parliamo di gare regionali. Agli Europei di categoria trionfa – manco a dirlo – sia nella prova contro il tempo, sia in quella in linea dove al secondo classificato infligge quasi 10 (!) minuti.

Ma il capolavoro vero e proprio lo disegna ai Mondiali di Innsbruck, firmando anche in questo caso la doppietta, sotto gli occhi dei big che sulle stesse strade si sarebbero dati battaglia qualche giorno più tardi. La cronometro è una formalità, è ordinaria amministrazione, mentre nella prima parte della corsa in linea rimane coinvolto in una caduta che gli fa perdere più di due minuti. Il diciottenne inizia quindi una spettacolare rimonta, prima in solitaria, poi con l’aiuto di un nutrito gruppo. Una volta raggiunta la testa se ne va, inizialmente portandosi dietro sei avversari, poi ne restano solo due e infine trionfa con più di un minuto di margine, sollevando la bicicletta sul traguardo come fece il suo idolo Philippe Gilbert al Giro delle Fiandre 2017.

Le sue prestazioni, naturalmente, non sono passate inosservate alle varie squadre del circuito World Tour. Le migliori hanno fatto carte false per accaparrarselo, Sky in testa. Ma alla fine Evenepoel, da buon belga, ha optato per la Quick-Step, firmando a soli 18 anni il suo primo contratto da professionista. Sarà con ogni probabilità l’unico 2000 a correre con i grandi.

La stoffa del campione – nel 2016 ha anche concluso 13° assoluto la mezza maratona di Bruxelles in 1h16’15” – è indubbio che ci sia. Inoltre è belga e vince tutte le gare a cui partecipa. Chi vi ricorda?