Il 2020 è stato per tutti noi un anno diverso dagli altri. Sono cambiate tante cose, tante abitudini e tante nostre certezze sono state stravolte. A questo ciclone esistenziale non ha resistito neppure il ciclismo che, malgrado l’affetto dei suoi tifosi, ha subito stravolgimenti notevoli fuori e dentro il gruppo.
I vuoti nell’albo d’oro
I cambiamenti più macroscopici li abbiamo avuti a livello di calendario: per la prima volta per esempio abbiamo visto il Tour de France precedere il Giro d’Italia e la stessa corsa rosa terminare in simultaneità con l’inizio della Vuelta; per la prima volta un vero appassionato, ha dovuto connettere almeno due dispositivi video, per poter seguire in contemporanea il tappone del Giro d’Italia (con arrivo a Piancavallo) e il Giro delle Fiandre, che si è corsa straordinariamente nel mese di ottobre; per la prima volta – dopo tanto tempo – abbiamo visto il cancellamento dei nostri Tour de Romandie (mai annullato nella sua storia) e Tour de Suisse, oltre a due classiche d’eccellenza come l’Amstel Gold Race e la Paris-Roubaix, costrette ad alzar bandiera bianca, portando l’emergenza COVID a creare vuoti incolmabili nell’albo d’oro, come solo le guerre mondiali erano riuscite a fare.
Nuove stelle e nuovi duelli all’orizzonte
I cambiamenti però più significativi – e forse irreversibili – sono avvenuti nella pancia del gruppo e nelle gerarchie delle squadre. Con particolare evidenza è emerso il predominio di una nuova generazione pronta a mettere fine all’egemonia dei corridori più navigati. Ed è proprio di questo che ci occupiamo oggi, di una nuova generazione che ha dimostrato nel corso dell’anno una supremazia inaspettata. Di questo nuovo gruppo di vincenti – che dovrà comunque confermarsi negli anni a seguire – due mi sembrano i fattori da tenere d’occhio.
Il primo è la nascita di una coppia di antagonisti, che da tempo mancava a questo sport: Mathieu Van der Poel, fresco vincitore del Giro delle Fiandre 2020 e dell’Amstel Gold Race 2019, e Wout Van Aert, vincitore della Milano-San Remo e delle Strade Bianche di quest’anno, sembrano candidati in futuro a creare quello scontro agonistico, che da sempre infiamma i cuori degli appassionati delle due ruote. Entrambi provenienti dal ciclocross, i due giovani hanno dimostrato sin da subito una maturità e una supremazia che fa ben sperare: il Giro delle Fiandre 2020 è stato il terreno ideale per vederli all’opera l’uno contro l’altro, correndo da capitani nelle loro rispettive squadre; una simile tensione agonistica focalizzata su due soli corridori non si vedeva, almeno nelle classiche del Nord, dai tempi di Museeuw e Van Petegem.

sprintano all’arrivo del Giro delle Fiandre 2020
Il secondo elemento è l’emergenza di un gruppo di giovani corridori in grado di contendersi i grandi giri a un’età molto giovane, escludendo dai giochi ciclisti più navigati. Basti guardare l’età dei vincitori e protagonisti del Giro d’Italia e del Tour de France per capire che qualcosa sembra davvero essere cambiato; in entrambi i casi infatti il vincitore finale è stato il vincitore della maglia come miglior giovane “Under 25”; questo dato è emerso bene al Tour con il capolavoro firmato Tadej Pogacar, capace di scalzare dal primo gradino del podio lo strafavorito connazionale Primoz Roglic, ma ancor di più al Giro d’Italia, dove al vuoto lasciato da Vincenzo Nibali e dallo sfortunato Geraint Thomas, hanno risposto presente tre giovani di sicuro avvenire: il portoghese Joao Almeida – in maglia rosa per 15 giorni che ha concluso al quarto posto – ma soprattutto l’australiano Jai Hindley e l’inglese Tao Geoghegan Hart, protagonisti di un finale bellissimo, che ha ricordato le grandi sfide del passato, e che ha visto alla fine la vittoria del corridore inglese del Team Ineos.
Il tramonto delle stelle e altre giovani sorprese
L’elenco potrebbe continuare e dare un’ulteriore conferma di un trend che sembra irreversibile: al tramonto di Aru e Nibali, in casa Italia si è fatto strada il giovane Filippo Ganna – vincitore di ben 4 tappe al Giro d’Italia oltre che del titolo di campione del mondo a cronometro – mentre la nostra piccola Svizzera sembra aver trovato in Marc Hirschi un nuovo contender per le classiche e forse anche per le corse a tappe. E inutile nascondersi: il panorama ciclistico si sta decisamente ringiovanendo e pur serbando alcune certezze – Julien Alaphilippe e Arnaud Demare in primis – non è più quello del 2019, lo scettro del potere sembra essere passato decisamente in mani – e gambe – più giovani. Un orizzonte ciclistico alettante, sperando in un 2021 all’insegna della normalità, almeno per quel che riguarda il calendario delle gare e la scrittura dell’albo d’oro.


