La centesima stagione regolare di NHL si è da poco archiviata. È stato l’anno dell’ingresso nella Lega di una 31a franchigia, con la nascita dei Vegas Golden Knights, di Hischier primo svizzero ad essere draftato in prima posizione assoluta, della definitiva esplosione del talento del 21enne McDavid (108 punti in 82 gare), di Ovechkin confermatosi cecchino infallibile (per la settima volta miglior scorer del campionato) e dei gol al volo di Crosby. È però anche stata la stagione in cui i gemelli SedinDaniel e Henrik – hanno deciso di appendere i pattini al chiodo.

Trovare due fratelli che pratichino, ad altissimi livelli, lo stesso sport è già di per sé difficile, trovare due gemelli è praticamente impossibile. Certo, rimanendo all’hockey, qualche caso c’è stato. Si potrebbe citare l’incredibile “cucciolata” di Sutter: sei fratelli (due dei quali gemelli) che hanno giocato almeno 400 incontri in NHL (quattro di loro, due per parte, si sono addirittura ritrovati faccia a faccia durante un match). Ma Rich e Ron hanno cambiato entrambi sette volte maglia senza mai davvero lasciare il segno. O ancora Henrik e Joel Lundqvist. Ma se il primo (portiere) è un’icona dei New York Rangers, il secondo (attaccante) si è dovuto accontentare di qualche stagione da comprimario nei Dallas Stars, prima di fare ritorno in Svezia.

I Sedin invece non solo hanno giocato entrambi più di 1’300 incontri nel massimo campionato nordamericano (1’400 se contiamo anche i playoff) con la stessa maglia, ma sono stati dei veri e propri trascinatori per i Vancouver Canucks, franchigia a cui entrambi sono rimasti fedeli dal giorno in cui sono stati draftati (26 giugno 1999) a quello del loro ritiro. Daniel come seconda scelta assoluta (da lì il numero 22 indossato sulla maglia), Henrik come terza (il quale ha dunque scelto il 33).

Impossibile dire chi dei due fosse il più talentuoso, o abbia contribuito di più alla causa dei Canucks. Anche perché Henrik non sarebbe mai stato Henrik senza Daniel e Daniel non sarebbe mai stato Daniel senza Henrik. Sembra una banalità, ma non lo è. Unicamente grazie all’intesa che solo due gemelli possono avere, al fatto di sapere esattamente dove si trovi l’altro e di capirne in anticipo le intenzioni, sono riusciti a contabilizzare gol e assist a raffica. Henrik (un centro) ha chiuso la carriera con all’attivo 1’070 punti in NHL, Daniel (un’ala sinistra) con 1’041. Più assistman il primo (830 contro 648), più scorer il secondo (393 contro 240). Henrik ha vinto l’Art RossTrophy (giocatore con più punti realizzati al termine della stagione regolare) nel campionato 2009/10, Daniel ha permesso che il trofeo rimanesse nella bacheca di famiglia conquistandolo l’anno successivo. Anche la statistica dei più e dei meno la dice lunga sul loro apporto alla squadra: Henrik +165, Daniel +147.

Purtroppo, nonostante i punti seminati in 17 stagioni, il raccolto con Vancouver è stato al quanto magro. Solo nella stagione 2010/11 i Canucks sono riusciti per la terza volta nella loro storia a raggiungere la finale di Stanley Cup, ma per la terza volta si sono dovuti inchinare all’avversario (in questo caso i Boston Bruins) sul più bello, perdendo da favoriti e davanti al proprio pubblico gara-7. Si sono rifatti con la Nazionale svedese, con la quale sono riusciti a togliersi la soddisfazione di mettersi al collo la medaglia d’oro delle Olimpiadi di Torino 2006 e ai Mondiali casalinghi del 2013 (battendo in finale la Svizzera).

“È tempo di aiutare nelle faccende domestiche. Di poter partecipare alle feste di compleanno e di poter assistere alla partite di hockey, di calcio o alle lezioni di equitazione dei nostri figli. È ora di essere a casa per cena ogni sera”. Hanno motivato così la loro scelta, annunciata con una lettera ai tifosi. Il 7 aprile, a 37 anni, hanno disputato il loro ultimo incontro. Hanno deciso di mettere fine alla loro carriera nello stesso modo in cui sono nati, cresciuti, maturati e “invecchiati”. Assieme. Perché nessuno dei due sarebbe mai riuscito ad essere ciò che è stato senza l’altro.