L’inizo dell’estate porta il caldo, la voglia di uscire e quella di far festa. Ma nella lunga annata della NBA, corrisponde anche all’attesissimo momento del draft. Quest’anno però, per ovvi motivi, non ci sono stati né feste, né draft, almeno per il momento. È quindi l’occasione giusta per guardare non al futuro, già ormai scritto nei nomi di LaMelo Ball e James Wiseman, ma al passato, al fine di andare a scovare alcune delle scelte più particolari, insolite e incomprensibili della storia di questo evento. Non parliamo però di selezioni sportivamente discutibili (Sam Bowie al #2 nel 1984 davanti a Michael Jordan è ormai stato raccontato in ogni salsa), ma proprio di scelte… folli.

Forse la più clamorosa avvenne casualmente proprio nel già citato draft del 1984. Se è vero che la selezione dei Chicago Bulls al numero 3 di Michael Jordan fu per certi versi una “sorpresa” (leggasi regalo da parte dei Portland Trail Blazers), di certo assai più bizzarra fu la chiamata al decimo round col numero 208 da parte della stessa franchigia dell’Illinois. Premessa: sì, una volta anche nella NBA i round (o “giri”) erano incomprensibilmente parecchi, per cui le squadre spesso si trovavano a non sapere più chi chiamare! Ebbene, i Bulls avrebbero potuto vantare una coppia leggendaria, poiché scelsero nientemento che… Carl Lewis!

Lo sprinter era la stella nascente degli Stati Uniti nell’atletica, fresco vincitore di tre ori ai mondiali di Helsinki e che da lì a poche settimane avrebbe scritto il proprio nome nell’Olimpo dei più grandi con ben quattro vittorie ai Giochi di Los Angeles. La sua incredibile capacità fisica ed atletica era senz’altro fuori dal comune, tanto da convingere la dirigenza dei Bulls a volerlo in squadra. Ma le sue indubbie qualità erano tali che Lewis non fu sceltò solamente nel draft NBA, ma pure in quello NFL dai Dallas Cowboys! Naturalmente la vocazione del fenomeno di Birmingham era l’atletica (e inoltre a basket non ci giocava dai tempi delle medie) per cui declinò gentilmente l’insolita offerta dei Bulls, come pure quella dei Cowboys.

Scelta senz’altro bizzarra quella di Carl Lewis, ma non unica nella storia, poiché solo 7 anni prima, nel draft del 1977, i Kansas City Kings chiamarono al numero 139 (settimo giro) un altro atleta, il campione olimpico di decathlon Bruce Jenner (recentemente tornato alle luci della ribalta per aver cambiato sesso, oltre che per essere il patrigno delle Kardashian). Pure in questo caso Jenner venne nominato per le sue ovvie doti atletiche, ma altrettanto ovviamente non disputò mai un minuto nella NBA.

La scelta di quest’ultimo avenne appena due numeri dopo quella che è, forse, la più clamorosa chiamata mai fatta (e accettata) in un draft della NBA. Infatti con il “pick” 137 i New Orleans Jazz chiamarono nientemeno che… una donna. Lusia Harris, questo il suo nome, era una giocatrice per la Delta State University e aveva rappresentato gli USA alle Olimpiadi del 1976. La ragazza decise però di non partecipare al camp estivo dei Jazz anche perché si scoprì poi che fosse in dolce attesa! Può sembrare assurdo, ma la Harris non fu la prima donna scelta da una squadra NBA. Il “primato” appartiene infatti a Denise Long, selezionata nel 1969, ma in quel caso la lega decise di annullare l’anomala scelta.

Sebbene bizzare, le selezioni viste sinora hanno comunque una ragione “sportiva” dietro, ma il draft NBA ha avuto anche nomi che con lo sport hanno ben poco a che fare. Nel 1983 i Philadelphia 76ers chiamarono con il numero 227 Norman Horvitz. Mai sentito? Forse perché si trattava di un farmacista di 49 anni! Horvitz era infatti un amico e compagno di poker del proprietario dei 76ers, Harold Katz che volle tirargli questo particolare “scherzo”. Intervistato dai giornalisti a proposito della scelta, Horvitz ci rise su affermando: “Pensavo mi scegliessero prima! Ma se mi vogliono per il camp comunque non c’è bisogno che mi paghino il trasporto, ci penso io!”

In maniera diametralmente opposta, nel 1974 gli Atlanta Hawks scelsero nel decimo ed ultimo round del draft James Williams. Interrogato a proposito della scelta misteriosa, poiché nessuno conosceva tale nome, lo scafato GM degli Hawks Pat Williams, noto per le sue eccentriche scelte, rispose: “Viene dal Piedmont Hospital di Atlanta; è altro 19.5 pollici e pesa 7.5 libbre”. Si trattava di suo figlio, nato solo poche ore prima!

Il draft della NBA fu poi definitivamente sistemato nel 1989, con soli due round che permisero di evitare questo tipo di chiamate a tratti assurde, lasciando solo il côté cestistico a decidere se far pendere la bilancia della scelta dalla parte giusta o da quella sbagliata. Quel che è certo è che risulta difficile esimersi dall’immaginare che coppia incredibile sarebbe potuta essere quella tra due fenomeni come Michael Jordan e Carl Lewis!