Nel Gran Premio di Monte Carlo corso durante il weekend, un solo pilota è stato costretto al ritiro: Charles Leclerc. Un duro colpo per il 21enne monegasco, che nella gara di casa, la prima da pilota Ferrari, non desiderava altro che correre. Prima gli occhi lucidi che si intravvedono sotto la visiera, poi tutta la frustrazione, impossibile da nascondere, nel box del Cavallino Rampante. Il tutto proprio nel fine settimana dove stava sfoggiando un casco speciale, celebrativo, dedicato a due persone importantissime per la sua crescita ma scomparse prematuramente: suo padre Hervé e Jules Bianchi. Ad ulteriore riprova, insomma, di quanto il giovane ci tenesse a fare bene proprio lì, nella sua città, dove tutto è cominciato.

 

Leclerc si appassiona al mondo delle corse da giovanissimo, grazie soprattutto al padre, che tra il 1983 ed il 1988 gareggiò in Formula 3. Di Gran Premi nella sua città natale non se ne perde uno, recandosi spesso da un amico che ha il balcone che si affaccia proprio sul tracciato. Nel frattempo, sempre sostenuto dal padre, comincia a correre nei kart. Negli anni tra il 2005 ed il 2013, utili per farsi le ossa, Charles conquista tre campionati PACA francesi, una Junior Monaco Kart Cup, una coppa del mondo CIK-FIA KF3, il trofeo Academy CIK-FIA, il Master dell’ERDF Junior Kart e il titolo WSK Euro Series, chiudendo inoltre secondo sia nel campionato europeo CIK-FIA KF2 sia in quello del mondo CIK-FIA Under 18. Nell’ultimo suo anno con i kart termina secondo nel mondiale CIK-FIA KZ alle spalle del pilota olandese Max Verstappen, in un duello che presto si sarebbe rivisto sui tracciati più ambiti al mondo della Formula 1.

Durante la sua avventura nei kart, Leclerc diventa grande amico del pilota francese Jules Bianchi, che al pari del padre lo segue nei diversi circuiti, spronandolo ad inseguire il suo sogno di diventare un pilota di Formula 1. Per Bianchi, che ha 8 anni in più di Charles, questo traguardo rappresenterà sia una consacrazione che una condanna. Dopo un percorso per certi versi simile rispetto a quello che qualche anno dopo compirà Leclerc, Jules viene inserito nella Ferrari Driver Academy nel 2009 grazie alla figura di Jean Todt, debuttando nel 2013 al volante di una Marussia. Nonostante una macchina tutt’altro che competitiva, Bianchi si fa notare per il talento e per qualche risultato sorprendente, come il 9° posto ottenuto al Gran Premio del Canada del 2014. La Ferrari ha già messo gli occhi su di lui, ed il pilota francese sembra essere il favorito per sedere su una delle due monoposto di Maranello per la stagione seguente. Purtroppo però, il suo sogno si spezza a Suzuka, nel Gran Premio del Giappone dello stesso anno, quando il 25enne va a sbattere violentemente contro una gru mobile che stava imprudentemente – non essendo la corsa in regime di safety car – rimuovendo la vettura accidentata di Adrian Sutil. Bianchi morirà nella sua Nizza il 17 luglio 2015, dopo 9 mesi di coma.

La perdita dell’amico per Leclerc è un duro colpo, ma allo stesso tempo una motivazione ulteriore a perseguire i suoi obiettivi. Nel 2014, impegnato nelle Formula Renault 2.0, conquista il secondo posto finale alle spalle dell’olandese Nyck de Vries, oltre a farsi notare per i due secondi posti ottenuti nei prestigiosi circuiti del Nürburgring e dell’Hungaroring nell’ambito della Eurocup Formula Renault 2.0. Nel 2015, dopo un inizio sfavillante, chiude al 4° posto il campionato di Formula 3. Laureatosi campione del mondo nelle GP3 Series del 2016, il monegasco si ripete anche l’anno seguente in Formula 2 al volante di una Prema Racing. Nel frattempo Charles piange la morte di un’altra persona fondamentale nel suo percorso, quella del padre Hervé, che si spegne il 21 giugno del 2017 all’età di 54 anni.

I successi ottenuti nelle formule minori valgono a Leclerc l’ambita chiamata in Formula 1, con l’Alfa Romeo Sauber che decide di affidare a lui il volante della seconda monoposto accanto al riconfermato svedese Marcus Ericsson. Nel suo primo anno nella massima serie riesce ad inserirsi spesso nei primi 10, ottenendo come miglior risultato il 6° posto colto nel Gran Premio d’Azerbaigian e chiudendo 13° in campionato. Il talento cristallino del Piccolo Principe, come viene ribattezzato, lo porta a diventare, all’inizio di questa stagione, il secondo pilota della Ferrari al fianco del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel. Una gioia incredibile per il ragazzo di Monaco, primo pilota dell’Academy scelto per correre nella scuderia ufficiale di Maranello, che chiude in un certo senso il cerchio ottenendo quel sedile che sarebbe dovuto essere di Jules Bianchi. Leclerc risponde alle nuove responsabilità diventando, nel Gran Premio del Bahrain, il secondo pilota più giovane della storia della Formula 1 – proprio alle spalle del compagno Vettel – ad ottenere una pole position (21 anni e 165 giorni), concludendo la gara domenicale sul gradino più basso del podio, il suo primo in F1.

In occasione del Gran Premio di casa corso questa domenica, come detto, Charles ha sfoggiato un casco commemorativo davvero speciale, unendo da una parte i colori di quello solitamente usato dal suo amico d’infanzia Jules Bianchi e dall’altra una replica di quello indossato dal padre Hervé. “Jules è stato il mio padrino, era come una famiglia per me. Ho dato tutto per lui, ma ricordo anche mio padre, che ha iniziato a sostenermi fin dai kart. Per entrambi, il loro unico sogno era di vedermi in Formula 1. Scommetto che saranno felici lassù” ha dichiarato il monegasco in un’intervista. Di sicuro sperava in un epilogo diverso nella sua Monte Carlo, dove invece ha dovuto fare i conti con la sfortuna. Prima la scellerata scelta dei tecnici della Ferrari di non farlo più rientrare nella sessione di qualifiche del sabato costatagli la 15a, poi la foratura – dopo due stupendi sorpassi all’interno su Lando Norris e Romain Grosjean – a seguito del contatto con Nico Hülkenberg che ha di fatto compromesso la sua gara.

Con la gomma posteriore destra completamente sbrindellata Leclerc è riuscito, con un misto di testardaggine e determinazione che a molti ha ricordato il modo di correre di Jacques Villeneuve, a raggiungere i box. I danni riportati alla parte inferiore della sua monoposto erano però irreparabili, e dopo qualche ulteriore tentativo la sua corsa è definitivamente terminata al 19° giro. Da qui le lacrime e la rabbia di chi voleva fare bene sulle strade di casa, davanti ai suoi tifosi, sospinto forse anche dal desiderio di vendicare un destino crudele – come nel caso di Jules – che lo ha toccato profondamente in prima persona, rendendolo allo stesso tempo il pilota che è oggi. Un pilota ancora giovanissimo ma già forgiato dalla vita, che non si è fatto intimorire dalle aspettative della Ferrari e che lotta in ogni Gran Premio per ritagliarsi il suo spazio, il suo appuntamento con la storia. Il momento in cui il Piccolo Principe si farà Re, sotto gli occhi – terreni e non – di chi ha sempre creduto in lui.