Ironico, cinico, elegante e talvolta tagliente: questo è Carlo Ancelotti che, dopo una brillante carriera da giocatore, è riuscito a rimanere grande anche come allenatore sedendo sulle panchine dei più importanti club del mondo. Dalla Juventus al Milan fino al Bayern e al Real Madrid, oggi la sua panchina al Napoli traballa contro ogni previsione, dopo appena una stagione e mezza dal suo sbarco in Campania. Semplice momento no o l’inizio di un inaspettato declino? 

Emiliano di nascita, Ancelotti esordisce tra i professionisti nella stagione 1976-1977, con la maglia del Parma. I primi anni tra i parmigiani sono più che positivi, ma sarà con l’arrivo in panchina di Cesare Maldini, nel 1979, che il giovane Carlo inizia ufficialmente ad affermarsi sul rettangolo verde coi Ducali in serie C.

Maldini, infatti, intuisce le sue potenzialità e, consapevole di avere di fronte un centrocampista utile anche in fase offensiva, lo piazza fin da subito alle spalle delle due punte: è la svolta: ad appena vent’anni la Roma se lo aggiudica per un miliardo a mezzo di lire, una cifra da capogiro all’epoca, soprattutto per un giocatore così giovane.  Ancelotti vestirà la casacca giallorossa per ben otto stagioni, dal 1979 al 1987, mettendo in bacheca, oltre a quattro coppe nazionali, uno scudetto atteso nella Capitale da più di quarant’anni. 

Da Roma a Milano: il suo spirito combattivo e la sua voglia di vincere lo accompagnano in rossonero, dove, con la maglia del Diavolo, vince sostanzialmente tutto quello che c’è da vincere: nove tra trofei nazionali e internazionali, spalmati su cinque gloriose stagioni. A 33 anni appende gli scarpini al chiodo per indossare la cravatta da allenatore. 

Se la sua carriera da calciatore era stata ottima, quella in panchina lo consacra definitivamente al calcio. Il suo modo di imporsi nello spogliatoio, basato sulla sua umanità e alle sue letture tattiche, fa ben presto breccia nel cuore dei giocatori. Numerosissimi i trofei alla guida del Milan, con le magiche notti di Champions League. Seppur con qualche sbavatura, vincenti anche le avventure straniere al Chelsea, al Paris Saint Germain, al Bayern e al Real Madrid.

Proprio sulla panchina dei Galacticos, Ancelotti conquista la storica Décima: la Champions League numero dieci tanto agognata dai madridisti da ben dodici stagioni. Dopo il trionfo europeo Carlo Ancelotti è celebrato come uno dei più grandi tecnici della storia del calcio. Un successo, quello iberico, che ne consacra l’immensa, gloriosa carriera. 

Numerosi gli elogi spesi a quei tempi dai colleghi allenatori, fra i quali Ottmar Hitzfeld: “Ancelotti? È un volpone dal punto di vista tattico e ha un ottimo rapporto con i giocatori. È un tecnico dal grande carisma.“.Parole di ammirazione anche da parte di numerosi giocatori di grande fama, come Hernàn Crespo: ” Il mio tecnico ideale, lo sanno anche i muri, è Carlo Ancelotti. Con lui c’è un feeling che va oltre il campo. Mi piace come affronta le situazioni, come ti tratta dopo una vittoria o dopo una sconfitta.“. Marco Verratti ne conferma il massimo rispetto che tutti gli addetti ai lavori gli riservano: “ Per me è come un padre visto quanti consigli mi dà. È un tecnico che ti aiuta molto e lo ringrazierò a vita per la possibilità che mi sta concedendo. ” 

All’apice della sua esperienza in panchina, qualcosa però sembra improvvisamente incrinarsi. Il successo della prima stagione a Madrid non viene confermato e, al termine di una seconda stagione per certi versi fallimentare, viene sollevato dall’incarico, creando non poche discussioni fra i tifosi. 

Una sbandata che tuttavia non sembra lasciare il segno, visto che Carletto torna immediatamente in corsa. L’occasione di rifarsi capita ghiotta dalla Germania: il Bayern Monaco gli offre infatti un contratto da 8 milioni annui e il mister, non deludendo le previsioni, avrà modo di aggiungere nel proprio palmarès una Bundesliga e una Supercoppa nazionale, al termine della prima stagione in Baviera. 

Il primo obiettivo alla vigilia della seconda stagione in Germania sembra essere la Coppa dalle grandi orecchie e l’attesa per le notte magiche di Champions aumenta.

Accade inaspettatamente l’esatto contrario: in seguito ad un inizio di stagione sotto tono, con risultati deludenti in campionato e in europa, Carlo Ancelotti viene esonerato.  Due esoneri di fila, conditi da un rendimento generale sulla panchina che portano alcuni a definirlo al tramonto della carriera.

Qualcosa non va: “Il Re è morto ma nessuno osa dirglielo” direbbe lo scrittore serbo Aleksandar Baljak. E così si respira il clima attorno alla mitologica figura di Carletto.

Il richiamo della penisola non tarda a farsi sentire ed è troppo forte per Ancelotti che, dopo il periodo di stop, riparte a sorpresa dalla piazza di Napoli, orfana di Maurizio Sarri

Il popolo azzurro risponde entusiasta al suo arrivo, con la convinzione che l’esperienza e il carisma di un allenatore di questo calibro possa definitivamente colmare il gap con la Juventus. Il trend per il tecnico emiliano non sembra però migliorare: alla fine della stagione 2018-2019 il Napoli si piazza ancora dietro i bianconeri e in Europa League non va oltre i quarti di finale, persi contro l’Arsenal.

Una prima stagione insomma che non rispetta le enormi aspettative che tuttavia non si ridimensionano all’alba dell’attuale seconda stagione in Campania: il presidente De Laurentiis afferma di volere “Ancelotti a vita al Napoli, come Ferguson a Manchester“. 

A pochi mesi da quelle affermazioni, nonostante un cammino più che buono in Champions League, con 9 punti conquistati in cinque partite nel girone E e una qualificazione quasi raggiunta agli ottavi di finale, il clima in casa Napoli è uno dei più tesi di tutta la serie A.

Dopo l’ultima deludente sconfitta in casa contro il Bologna di domenica 1° dicembre, il Napoli viaggia con appena 20 punti in classifica dopo 14 giornate. Un preoccupante settimo posto che, ora come ora, escluderebbe gli azzurri persino dall’Europa League. Non è tutto: i rapporti tra il presidente De Laurentiis e Carlo Ancelotti sono ai minimi storici e le voci su una imminente separazione consensuale si fanno sempre più forti, complice anche il rapporto fra il tecnico e i giocatori, incrinatosi dopo le recenti affermazioni del tecnico. Voci di corridoio danno addirittura Gennaro Gattuso pronto a sostituire il suo ex tecnico ai tempi del Milan.

Solo il tempo ci darà risposte concrete, ma la storia ci insegna una cosa: ogni grande sovrano trova sempre il modo di rinascere come una fenice dalle proprie ceneri, e, sicuramente, Carletto avrà ancora numerosi colpi in canna: pronto più che mai a riaccomodarsi su quel trono che la storia sembra avergli riservato di diritto.

Pietro Del Curto