Lui non c’è più, ma il suo ricordo è ancora ben nitido nella mente degli appassionati. Divinità in patria, fenomeno nel resto del mondo. Eusébio da Silva Ferreira, o più semplicemente Eusebio, rientra nel lotto degli sportivi capaci di ottenere consensi un po’ ovunque. Scriviamo di lui proprio oggi, poiché il 25 gennaio del 1942, in piena Guerra, in Mozambico nasceva quello che sarebbe diventato un giorno noto come la Pantera Nera. Fisicamente dominante, tecnicamente sopraffino, rapidissimo e soprattutto con un tiro che inesorabilmente conduceva spesso e volentieri il pallone verso la medesima destinazione: la rete. 733 gol in 745 partite, numeri che si commentano da soli.

Nella sua vita sarebbe riduttivo dire che è stato solo un calciatore. Eusebio è diventato una vera e propria icona del suo paese. Da provincia del grande calcio, il Portogallo è diventato più che un semplice movimento di Serie B proprio negli anni in cui Eusebio mostrava al mondo la sua bravura. La metamorfosi vissuta dal calcio nazionale è paragonabile a quella del giocatore stesso: da perfetto sconosciuto capace di incantare nel suo quartiere di Mafafala a totem planetario. Il globo intero ha piano piano conosciuto il suo sguardo nostalgico, le sue prestazioni sublimi e la sua voglia di non arrendersi mai, nemmeno quando anche l’ultimo dei folli avrebbe alzato bandiera bianca.

Tra le sue imprese, quella di scacciare da solo l’incubo coreano. È il 23 luglio del 1966 e dopo 25′ gli asiatici sono avanti 3-0 contro la selezione allenata da Gloria. Cosa c’è in palio? L’accesso alle semifinali della Coppa del Mondo del 1966. Nella città dei Beatles ecco che Eusebio tira fuori lo spartito migliore, quello che tutta la folla attende. Quattro assoli in appena 32′ che in Corea risuonano nelle orecchie ancora oggi. La partita finirà poi 5-3, grazie al sigillo finale di José Augusto. Portogallo avanti, Eusebio in trionfo. Non è ancora l’ora del K-pop.

In un’epoca che potremmo definire d’oro per il calcio mondiale, il portoghese ha flirtato più volte con il calcio europeo, senza però abbandonare mai la casa madre. Un vita con i colori del Benfica, prima di partire alla volta del Messico e degli States.
Respinto un ictus nel 2012, a 71 anni un arresto cardiaco lo strappa a questo mondo, un mondo totalmente diverso rispetto a quello che l’aveva accolto. Il Portogallo si spegne in tre giorni di lutto nazionale, ma anche a distanza di quattro anni, qualcuno a Lisbona non si è ancora ripreso. Nel luglio del 2015 le sue spoglie vengono spostate al Pantheon nazionale, dopo una cerimonia commovente. Ma il tributo più bello glielo regala la sua Nazionale nel 2016, conquistando l’Europeo. Siamo certi che almeno in quell’occasione, un sorriso sarà scappato anche a lui.