Lo sanno tutti, Neymar è un giocatore del PSG. Tanti, troppi soldi in ballo. Lo si è detto, lo si è ripetuto, tutti sono d’accordo. Ma non è di questo che vogliamo occuparci. Vogliamo trovare altro nella scelta del brasiliano, che ha già fatto impazzire di gioia i suoi nuovi tifosi parigini. Vogliamo vederci anche del buono in questa operazione, almeno all’interno del rettangolo da gioco.

Partiamo da un dato di fatto: le forze del calcio europeo sono almeno un po’ più equilibrate. È opinione comune ritenere Messi e Cristiano Ronaldo i due massimi esponenti di un’era che dura da ormai diversi anni. Subito sotto di loro in molti piazzano l’asso di Mogi das Cruzes. Se prima due dei tre migliori al mondo erano nella stessa squadra, almeno ora ognuno è libero di gustarsi il proprio giardinetto. Non giardinetti qualunque, intendiamoci, ma tre super parchi attrezzatissimi.

La scelta del classe ’92 può nascondere altro, non solo una vagonata di milioni. Neymar ha vissuto per 4 anni all’ombra dell’argentino, re indiscusso in Catalonia. Dalla Pulce ha sicuramente imparato a emergere anche nel calcio europeo, dopo aver dato spettacolo in patria. Se ci aggiungiamo la presenza di Suarez, capiamo bene che un conto è essere il numero 1 a Parigi, un conto fare il “comprimario” a Barcellona. Essere bello, fantastico e acclamato finché vuoi, ma c’è sempre qualcuno più osannato di te.

La scelta è arrivata nel momento giusto, a 25 anni, nel pieno della maturità, quando forse lui per primo si è reso conto che il cambio era l’unica scelta possibile per scrivere autonomamente il proprio nome nella storia del calcio. Mai come quest’anno, Neymar ha insidiato la leadership calcistica del suo capitano, tante volte ingabbiato nelle reti avversarie. Proprio contro la squadra di Emery, il nuovo idolo del Parco dei Principi aveva trascinato i suoi alla storica remuntada (tralasciando per un attimo errori arbitrali e inequivocabili colpe di Cavani e compagni, fu una serata epica per il calcio).

A Barcellona in molti hanno faticato a convivere con Messi. Tante parole al miele, tanti complimenti, tante lusinghe, ma alla fine in pochi sono rimasti in maglia blaugrana a lungo. In ordine sparso, Sanchez, forse subendo troppo il salto da Udine, ha preferito trasferirsi a Londra, Ibrahimovic ha deciso semplicemente che lui non cambia in base al contesto tattico in cui viene inserito e ha preso il primo volo per Milano, tornando a dominare in totale autonomia. Troppo ingombrante la sua presenza in area per Messi, costretto a defilarsi. Poi Villa, arrivato come goleador e mai realmente schierato in funzione del gol, no, perché quell’invidiato ruolo spettava sempre al dieci. Dopo tre anni, anche El Guaje ha cambiato casacca.

Chi ha beneficiato soprattutto della presenza di Messi sono stati giocatori forse meno appariscenti, ma totalmente devoti alla causa: i Pedro e i Bojan per intenderci. Consci del fatto di dover lavorare in funzione della stella di Rosario, hanno messo da parte sogni di gloria personali per far brillare quello che per molti è il calciatore più forte di sempre. Una volta lasciata la casa madre, si sono un po’ perse le tracce di tutti questi giocatori, fatta eccezione per Pedro, tornato sotto i riflettori grazie a Conte, che l’ha rivitalizzato dopo un periodo di appannamento.

A noi piace pensarla così. Neymar ha semplicemente voluto diventare se stesso, un numero 1 sotto tutti i punti di vista. Levati i panni del braccio destro, si è deciso a prendere in mano il proprio destino. Vincere a Barcellona non fa notizia, vincere in ambito europeo con il PSG sarebbe un segnale pesantissimo che il brasiliano lancerebbe verso la Spagna, verso il mondo e, soprattutto, verso se stesso. Tenetevi pronti, sotto la Tour Eiffel potrebbe cambiare nuovamente il calcio.