La pausa invernale è per i tennisti un momento in cui è possibile ricaricare le energie in vista di una nuova estenuante stagione. Il tempo a disposizione non è però molto, poiché il tennis ha una sosta relativamente breve, giusto qualche settimana. Questo lasso di tempo è l’habitat  ideale per gli appassionati dei numeri e delle statistiche, i quali possono finalmente munirsi di matita e block notes per riepilogare quanto ha proposto l’anno appena concluso e per fantasticare su cosa potrà riservare quello nuovo. Ci proviamo anche noi.

Su una cosa non ci sono dubbi: nel 2016 c’è stata una rivoluzione sia in campo maschile (una sorta di preambolo dei grandi mutamenti che potrebbero avvenire nel giro di pochi anni), sia in quello femminile. Il dato più evidente da cui partire è sicuramente quello riguardante i leader delle rispettive classifiche: se un anno fa qualcuno avesse detto che al 31 dicembre 2016 Andy Murray e Angelique Kerber sarebbero stati i nuovi numeri uno dei ranking, con ogni probabilità sarebbe stato giudicato un matto. Dopo uno stratosferico 2015 di Novak Djokovic (tre titoli del Grande Slam in bacheca), era difficilmente preventivabile che il serbo potesse cedere lo scettro in favore dello scozzese.

Nonostante anche lei abbia vinto tre Slam nel 2015 (e il Grande Slam in stagione svanito soltanto allo stadio delle semifinali a New York) era forse più facile prevedere che Serena Williams potesse perdere la vetta della classifica WTA, ma la tedesca Kerber non era tra le primissime alternative alla campionessa americana, visto che a inizio anno occupava soltanto la decima posizione della classifica. In pochi ci credevano, eppure Murray e Kerber sono però riusciti nell’impresa di interrompere rispettivamente il dominio serbo (che durava ininterrottamente dal 7 luglio 2014) e quello statunitense (iniziato il 18 febbraio 2013), portando una ventata di aria nuova in entrambi i circuiti.

In campo maschile, come si suol dire, se non è zuppa è pan bagnato. Da una decina di anni ormai a sfidarsi per avere lo scettro di re sono i “Fab Four”: Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Ci sono certo state alcune eccezioni, con i titoli del Grande Slam vinti da Del Potro, Cilic e, sopratutto ultimamente, Wawrinka, ma è significativo sottolineare come 39 degli ultimi 44 tornei dello Slam (o se preferite 45 degli ultimi 52) sono stati appannaggio dei fantastici quattro. Tuttavia nessuno è eterno: il basilese ha ormai 35 anni e per la prima volta in carriera ha dovuto confrontarsi con degli infortuni che lo hanno tenuto lontano dai campi per buona parte della stagione; l’iberico è sì più giovane, ma anche lui sta pagando dazio per un tennis molto dispendioso dal punto di vista fisico, vivendo attualmente un forte declino. Il “Djoker”, dopo una prima parte di stagione straordinaria, ha parecchio faticato dopo la conquista del Roland Garros (“chiudendo” così il Grande Slam in carriera), perdendo la vetta della classifica in favore del britannico, autore di un finale davvero strepitoso.

Tuttavia anche quest’ultimi si avvicinano ai 30 anni e per forza di cose non potranno rimanere competitivi ancora a lungo. Oltre ai colleghi più noti, anche i vari Berdych, Ferrer, Tsonga, che hanno popolato la top-10 a lungo, iniziano a sentire il peso dell’atà che avanza, lasciando inevitabilmente il posto a tennisti più giovani. In questo quadro stanno cercando di emergere i giocatori del domani: Nishikori e Raonic, non propriamente due giovanotti, hanno approfittato del declino di Nadal e Federer per disputare una stagione da protagonisti. I nomi che vedremo spesso da qui in poi potrebbero essere quelli dell’austriaco Thiem, dal tedesco Zverev, dall’australiano Kyrgios e dal croato Coric: chi più chi meno, possono essere tutti soddisfatti della loro crescita. Per capire meglio il processo in corso, basta notare come degli 8 partecipanti alle ATP Finals (evento di fine anno riservato ai migliori 8 della stagione) soltanto 4 erano presenti lo scorso anno, mentre in quelli passati spesso c’erano soltanto 1-2 cambiamenti per edizione. Se non è rivoluzione questa…

Discorso a parte merita il ritorno alle competizioni di Juan Martin Del Potro. Il tennista argentino, dopo un paio di anni passati a curare il polso sinistro, è tornato a giocare nel mese di febbraio ed ha stupito tutti andando a conquistare la medaglia d’argento alle Olimpiadi , la Coppa Davis con la sua nazione e tornando a vincere un torneo (in ottobre) dopo quasi 3 anni. In questa sua stagione di rientro ha battuto tutti i migliori al mondo ed è tornato ad esprimere un tennis da top-5: anche questa è un’importante “novità”.

In campo femminile non c’è una gerarchia così netta: dietro a Serena, dominatrice incontrastata delle ultime stagioni, molte giocatrici si erano avvicendate nelle posizioni di rincalzo. La stagione della tennista statunitense (anche lei non è più di primissimo pelo) è stata deludente, con appena 2 tornei vinti. Le rivali più accreditate hanno avuto pure loro problemi di vario genere: la Sharapova è stata coinvolta in un caso doping e ritornerà soltanto in primavera, mentre l’Azarenka ha saltato buona parte della stagione per una maternità in arrivo. In questa situazione avrebbero dovuto approfittarne quelle tenniste che negli ultimi anni erano state più vicine alla Williams nel rendimento, ma né Halep, né Radwanska e né Kvitova hanno disputato una stagione all’altezza. A sorpresa è così spuntata la Kerber, capace di raccogliere l’eredità di Serena: la tedesca ha pienamente meritato la prima posizione del ranking vincendo due prove del Grande Slam e arrivando in finale alle Olimpiadi di Rio e in un’altra prova del Grande Slam. Si può quindi dire che anche in campo femminile abbiamo assistito a una piccola grande rivoluzione.

Mettetevi comodi, la nuova stagione, che partirà con i primi di gennaio, si prospetta più scoppiettante che mai!