“Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”. Questa frase sui viaggi, pronunciata qualche secolo fa da un filosofo statunitense, calza a pennello per il nostro personaggio. Gabriele Mascazzini, 22enne di Melide, ha deciso di partire, lasciare il suo porto sicuro (e qui mi viene in mente un aforisma di Mark Twain) e trasferirsi nelle Filippine per inseguire il suo sogno di giocare a calcio. L’ex Team Ticino, Mendrisio e Lugano oggi milita nello Stallion Laguna, nella Philippines Football League. Abbiamo fatto con lui una lunga chiacchierata per capire i motivi di questa scelta.

Gabriele, come mai proprio nelle Filippine?

Grazie al mio amico Carlo Polli, che già aveva giocato qui. Carlo era rientrato in Ticino, ma ha scelto di tornare e ha fatto il mio nome alla società. Ho valutato la proposta e ho deciso di partire per questa sfida che reputo molto interessante. È arrivato tutto al momento giusto: avevo appena finito l’apprendistato (di pittore, ndr) e avevo voglia di cambiare aria, provare qualcosa di nuovo.

Come valuti il livello del campionato?

Devo dire che è alto. È interessante e, mi dicono, di anno in anno si migliora e anche la passione della gente cresce. Se mi devo sbilanciare dico tra la Prima Lega Promotion e la Challange League. Mi trovo davvero bene e l’impatto è stato ottimo.

Quali sono i tuoi obiettivi personali?

Ho un contratto di un anno che scadrà nel giugno del 2018. Personalmente sono partito molto bene, segnando due reti nelle prime tre partite. Mi aspetto di migliorare e di continuare a realizzare gol importanti, sia per me sia per la mia squadra. Spero ci sia la possibilità di rimanere più a lungo o di trovare una formazione ancor più competitiva.

Nella tua squadra, come detto, c’è un’altra vecchia conoscenza del calcio svizzero, Carlo Polli. Come sono i tuoi rapporti con lui?

Per me è determinante. Oltre ad avermi portato qui mi aiuta nella vita quotidiana. Mi è stato di grande sostegno nell’inserimento in squadra, con i compagni e mi ha aiutato a capire il calcio delle Filippine. Inoltre il mio inglese è un po’ scarso (ride, ndr) e Carlo mi sta dando una grande mano.

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Sono qui per fare calcio, ma è anche – e forse soprattutto – un’esperienza di vita. È un altro mondo rispetto alla Svizzera, con altre usanze e un modo di vivere diametralmente opposto. In questi mesi voglio crescere come persona e sono sicuro che l’essere andato via di casa mi aiuterà molto. Devo ammettere che non è facile: il cibo è diverso, come pure il clima, il modo di lavarsi, la lingua e praticamente ogni aspetto della vita di tutti i giorni. Ma sono pronto per vincere anche questa sfida. Senza dimenticare, ovviamente, il rettangolo verde. Voglio far bene e fare in modo che questo possa essere un trampolino.

Hai accennato delle difficoltà. Quali sono quelle più marcate?

Sicuramente il cibo, la lingua e il clima. Gli alimenti sono sempre gli stessi, praticamente pollo, pesce e frittate. Cambiare da un giorno all’altro le proprie abitudini alimentari non è facilissimo. Per quanto riguarda la lingua comunichiamo in inglese e devo ammettere che sono partito senza delle vere e proprie basi. Dopo qualche settimana inizio a masticare qualche parola che mi permette di interagire con i miei compagni. Tutti però mi stanno aiutando ed è molto positivo. Per il clima fa un caldo infernale. In questi giorni so che anche in Svizzera è caldo, ma non potete nemmeno immaginare come si stia qui. La colonnina di mercurio supera sempre abbondantemente i quaranta gradi e vista l’umidità se ne percepiscono ancora qualcuno in più. E pensare che questa è la stagione delle piogge…

Com’è la tua giornata tipo?

Visto il grande caldo la sveglia suona molto presto, alle 5,45. Faccio colazione e poi vado ad allenamento. La sessione inizia alle 6.30 e dura circa tre ore. Dopo l’allenamento mangio qualcosa e vado a riposare, insieme agli altri compagni. Intorno a mezzogiorno vado a pranzo con la squadra e nel pomeriggio ho del tempo libero per curare il mio corpo e rilassarmi. Solitamente vado in piscina, faccio un giro nel centro città, guardo la televisione o mi metto al computer. Dopo la cena, intorno alle 10, vado a dormire. Alle porte c’è un nuovo giorno, con ritmi analoghi.

Nell’introduzione parlavo di una bella frase di Twain. “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite”. Mascazzini lo ha fatto e per riuscire nei suoi intenti si è trasferito in un altro Continente. Una scelta non scontata: in bocca al lupo!