A lui è stato intitolato il centrale a Flushing Meadows, è stato numero 1 ATP e ha vinto tre prove dello Slam. Stiamo parlando di Arthur Ashe, tennista afroamericano nato il 10 luglio 1943, che tra le altre cose ebbe un ruolo fondamentale nella creazione della stessa Association of Tennis Professionals. Il primo titolo maggiore lo ottenne proprio all’US Open, quando nel 1968 sconfisse in finale l’olandese Tom Okker.

Due anni dopo dimostrò di essere uno dei migliori del circuito conquistando anche l’Australian Open. Ma è del 5 luglio 1975 che vogliamo parlarvi. Ashe, dopo aver eliminato Borg e Roche, si presentò un po’ a sorpresa alla finale di Wimbledon contro il numero 1 del tabellone e campione in carica, Jimmy Connors.

Ashe partì come sempre alla grandissima, infilando un doppio 6-1 al connazionale, che godeva dei favori del pronostico. Ferito nell’orgoglio e decisamente spiazzato dalla tattica attendista dell’afroamericano, “Jimbo” riuscì a riaprire la partita conquistando per 7-5 il terzo set e portandosi avanti 3-0 nel quarto. Ma fu una mera illusione, perché quel giorno Ashe aveva un appuntamento con la storia. Dopo il cambio campo ecco che Ashe ritrovò lo smalto dei primi due set e chiuse l’incontro con un 6-4 che lo fece diventare il primo, e ad oggi unico, tennista di colore ad aver vinto il torneo londinese.

Impegnato nella raccolta fondi per i bisognosi e nella lotta contro la discriminazione, Ashe scoprì nel 1988 di aver contratto il virus HIV in seguito a una trasfusione di sangue.

Arthur Ashe morì il 6 febbraio 1993, all’età di 49 anni.

 

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