Le lunghe cronometro, gli arrivi in volata e quelli in solitaria, il Tourmalet, il Galibier, il Mont Ventoux, i leggendari 21 tornanti dell’Alpe d’Huez e la passerella finale sui Campi Elisi. Questi sono solo alcuni dei simboli del Tour de France, ma i più attenti si saranno certo accorti che ne manca uno in particolare: Dieter “Didi” Senft. Di primo acchito vi sembrerà magari di non conoscere questo nome, ma siamo certi che dandovi un indizio in più, tutto sarà più chiaro… El Diablo!

Sì, stiamo proprio parlando del simpatico e folcloristico diavolo che accompagna la carovana della Grande Boucle dall’inizio degli anni Novanta. Con il tempo poi, il suo inconfondibile look è apparso anche in altre competizioni ciclistiche (ma non solo), portando la sua fama a livelli mondiali. Ma com’è nata la sua leggenda? Dobbiamo tornare al primo maggio del 1993, quando a Francoforte si sta correndo la Rund um den Henninger-Turm. Sul suo divano di Brandeburgo, “Didi” sta seguendo la corsa sul canale nazionale ZDF, quando all’improvviso il telecronista pronuncia la fatidica frase “Und hier ist das Signal den letzten Kilometer anzeigt, roten Umhang Teufel, roten Umhang Teufel” per celebrare l’entrata nell’ultimo chilometro di corsa del leader della gara, il danese Rolf Sorenses, che si sarebbe di lì a poco aggiudicato la corsa. A segnalare gli ultimi 1’000 metri che dividono dal traguardo c’è un triangolo rosso, che il cronista definì come “il drappo rosso del diavolo“.

“E se c’è il drappo, deve esserci anche il diavolo!”, pensa il Nostro. Il gioco è fatto. Nello stesso anno ecco la prima apparizione di Didi al Tour. Impossibile non notarlo, dato che il suo veicolo è un tandem altro 3 metri che guida assieme alla moglie Magritte. Il diavolo si mette poi in mostra in mondovisione rincorrendo e incitando i ciclisti nelle salite più dure. Il tutto con il suo abbigliamento tradizionale: mantello, calzamaglia e con il caratteristico tridente. Didi non è però un tifoso rude e fanatico che mette a repentaglio l’incolumità dei ciclisti. Abbiamo più volte assistito a cadute dei protagonisti a causa dei sostenitori, sempre troppo vicini ai corridori e troppo spesso esageratamente coinvolti. Didi è diverso, è rispettoso e conscio della fatica che i suoi eroi stanno compiendo. Mai oltre i limiti, mai sopra le righe. Anche per questo motivo è ben presto diventato una sorta di mascotte amata da tutti. Una bontà d’animo che non gli è bastata per evitare alcuni guai con la legge, come al Tour del Suisse del 2006, quando la polizia svizzera lo costrinse a cancellare delle scritte e pagare una multa per non finire in prigione.

Forse sono in pochi a conoscere il passato di Didi Senft. Nato nel 1952, il tedesco è un brillante inventore e uno dei più grandi designer di biciclette al mondo. Un folle visionario che ha dato vita alle sue creature, spesso fuori da ogni schema, come dimostrano le due creazioni che l’hanno fatto finire nel Guinness dei primati: la bici più grande del mondo (7,80 x 3,70 metri ) e la chitarra mobile più grande del mondo.

Come molti grandi dello sport, si è anche ritirato nel 2014 per problemi di salute e per la “fuga” dei suoi sponsor, che hanno abbandonato il ciclismo per le troppe vicende legate al doping, per poi riapparire in grande stile nel 2015 grazie a un nuovo sponsor, che gli ha permesso di tornare a mettere tutta la sua passione nelle corse ciclistiche. Come anticipato, El Diablo non si è però limitato alle due ruote. Si contano alcune apparizioni anche ai Mondiali di calcio, come in Brasile. E se doveste passate da Berlino vi conviene fare una capatina nella vicina Storkow, dove è possibile visitare il suo museo… perché il diavolo non sarà bravissimo con i coperchi, ma con le biciclette ci sa proprio fare!