Mercoledì sera, ore 19.15…appena terminato di lavorare in piscina, dove insegno Acquagym a un gruppo di donne molto attive, mi siedo a bordo della vasca. Pronta con la cuffia, gli occhialini e il pull buoy fra le gambe, mi appresto a tuffarmi nell’ultimo allenamento prima di una gara probabilmente troppo impegnativa per le mie capacità.

Prima di iniziare però ripenso al “sei matta ad andare a fare una gara così, non so da chi hai preso” detto dalla mia saggia mamma il giorno prima…

Effettivamente non posso darle torto. Sono circa due anni che pratico uno sport di resistenza al 100%, prima invece mi divertivo a saltare sugli attrezzi di una palestra cercando di combattere la gravità. Ero una ginnasta, ora invece nuoto, corro e pedalo, in pratica cerco di essere una triathleta…se non altro il cambiamento è stato minimo… .

Se prima lo sforzo durava 2 minuti (il tempo di un esercizio ginnico), ora invece va al di sopra delle 2 ore. Altri muscoli coinvolti, una resistenza diversa alimentata più che da un fisico allenato, da una mente forte capace di sorpassare il dolore della fatica. Anche gli allenamenti cambiano: sono molto più impegnativi sul piano temporale e sono più lunghi, dato che devo allenare tre discipline distinte e non più una in un unico ambiente, quello della palestra. Ciò diventa ancora più complicato quando cerchi di accavallare il tutto al tuo lavoro.

Tra poche ore andrò in contro alla gara più impegnativa alla quale abbia mai partecipato. Di competizioni fino ad adesso ne ho fatte tante, ma mai mettendomi in gioco fino a questo punto.

Le swim-run (https://otilloswimrun.com/magazine) o ötillö race (“gara da isola a isola”), sono gare un po’ ibride, nate nel 2002 a Utö Värdshus (Svezia) dall’idea di quattro atleti del posto. Queste gare prevedono lunghe tratte a nuoto in laghi o mari, intervallate da altrettanto lunghe tratte di trail-run (corsa in zone collinari sterrate). Nel corso della gara si nuota dunque con le scarpe ai piedi per non perdere tempo durante le transizioni. Inoltre, in mezzo alle gambe, per le tratte a nuoto si deve tenere un galleggiante chiamato pull buoy e alle mani le paddles, per avvantaggiare l’efficacia della bracciata sott’acqua (le paddles vengono messe sulle mani e aiutano a sfruttare la resistenza dell’acqua per essere più veloci).

Beh, tornando a me e al mio monologo interiore, parto da zero in questa disciplina, senza esperienza, dato che non ho mai corso una gara di trail (corsa in montagna) e non ho mai nuotato per più di cinque chilometri… La mia esperienza arriva da me, iniziata tanti anni fa dal desiderio di diventare una docente di educazione fisica, quel desiderio di essere polivalente e poter trasmettere la mia passione. Tanta voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo, anche da chi mi sta attorno, di migliorare e di andare un po’ oltre i miei limiti. Se devo dire la verità, solo pochi giorni fa mi sono accorta di aver sottovalutato le effettive distanze di questa gara. Difatti ero convinta che il percorso fosse più corto di quanto invece è realmente. Vabbé…dettagli poco importanti… .

A Nizza dovrò correre una mezza maratona sui sentieri della costa francese, con un dislivello di circa 700m slm e nuotare per 7 chilometri in mare aperto.

Ecco forse mi sono lasciata coinvolgere da atleti più preparati ed esperti di me (uno dei quali con diversi iron-man alle spalle, vero Igor? ), forse per ammirazione, forse per orgoglio personale…non lo so. So solo che oggi io e la mia compagna di gara (perché le swim-run sono corse a coppie lungo tutto il percorso) super Stefi, partiremo assieme per questa avventura. Anche lei, come me, senza esperienza in gare di questo genere, ma con tanta voglia di arrivare alla fine!

Ma dalla vita ho imparato una cosa: nulla è impossibile, basta solo crederci sempre!

To be continued…