Estate significa niente Nba. E se la Summer League è un tiepido contentino, la vera linfa che mantiene vivissimo l’interesse attorno al basket anche in questi mesi è sicuramente il ” mercato NBA”. Draft, trade varie e free agency movimentano la Lega anche durante la pausa estiva. E se il Re dell’ NBA è LeBron James, anche il Re dell’off-season ha nome e cognome: Adrian Wojnarowski.

Giornalista per ESPN, con un passato a Yahoo!Sports, Wojnarowski è la principale firma del mondo NBA. La sua capacità di anticipare le “bombe” di mercato e di svelare rumours e probabili accordi lo ha reso la fonte principale delle notizie NBA diffuse in tutto il mondo. E infatti la maggior parte dei canali sportivi riporta proprio le notizie, specificando alla fine FONTE:WOJ. Ormai non viene nemmeno riportato il cognome nella sua interezza, ma solo il nickname. Un’abbreviazione che accompagna anche un’altro dei termini tipici del mercato d’oltreoceano: le cosiddette “Woj bombs” che sono i veri e propri colpi che vengono annunciati in anteprima dal giornalista di ESPN.

C’è un momento, un giorno, un orario preciso in cui nasce il fenomeno-Wojnarowski. 23 Giugno 2011, Nba Draft: alle 19:43 l’allora giornalista della poco frequentata Yahoo!Sports twitta “The Timberwolves have already alerted Derrick Williams’ camp: They’re drafting him with the No. 2 pick.” . Poco dopo il Commissioner Stern ufficializza la scelta. Lo stesso succede con Tristan Thompson e per molte delle prime 30 scelte. Prima di quella sera, l’account di Woj contava circa 90mila follower. Dopo sette anni, oggi i suoi seguaci sono più di 2,5 milioni. Proprio il suo profilo social rappresenta il principale canale di comunicazione e diffusione delle “bombs”, spesso addirittura a discapito delle lunghe dirette e della programmazione della stessa ESPN. Ma poter vantare nel proprio roster un asso del suo calibro probabilmente non ha prezzo.

L’impatto di Woj nel mondo della palla a spicchi è stato improvviso ed impetuoso. E questo ha esposto il giornalista americano a diverse critiche di quelli che oggi vanno sotto al termine, talvolta impietoso, di “haters”. Molti, fra addetti ai lavori e colleghi, imputano a Wojnarowski di utilizzare dei metodi poco corretti, dipingendolo come una figura arrogante e prevaricatrice. Il metodo che utilizza Woj è ben analizzato da Kevin Draper nel The New Republic : nello specifico viene osservato il rapporto del giornalista con l’agente Andy Miller. Siamo nel 2014 e Woj pubblica una notizia sulla volontà di Jamal Crawford, cliente di Miller, di rinnovare con i Clippers. Di certo non uno scoop interessante. Ma ecco pochi giorni dopo la “bomb”: il rinnovo di Kyle Lowry, cliente anche lui di Miller, con i Raptors, allegando addirittura una dichiarazione del giocatore. Infine, a seguito di una notizia su un altro cliente di Miller, Woj scrive “great success story, great contract for agent Andy Miller“. Un complimento che secondo alcuni è finalizzato solo ad ottenere nuove soffiate dallo stesso Miller. Lo schema che si è poi ripetuto in altre occasioni rappresenta il metodo con il quale Woj conquista le sue fatidiche “league sources”. Un metodo che , fra l’altro, ha messo sotto i riflettori il suo ambiguo rapporto con l’ex presidente dei Detroit Pistons Joe Dumars, il quale è stato addirittura multato di 500mila dollari per aver fornito documenti privati della franchigia proprio al giornalista-amico. E’ risaputo, infine, che fra Wojnarowski e LeBron James non scorra buon sangue, tanto che per tutte e tre le Decision, il giornalista è sembrato muoversi nel buio, incapace di ottenere qualche informazione direttamente dallo staff del 23. Un rapporto che non fa che rafforzare le idee dei Woj haters.

La velocità del metodo Woj

Nonostante queste posizioni più o meno condivisibili, è innegabile che Wojnarowski abbia avuto un impatto incredibile nel mondo mediatico del basket americano. La sua inerzia e testardaggine nel seguire una notizia e svelarla anche nel bel mezzo della notte, lo hanno reso un autentico predatore ed hanno innalzato il livello, il ritmo e di conseguenza anche la pressione mediatica sul mondo NBA.