Joseph Blatter ha tenuto martedì una conferenza all’Auditorium BancaStato di Bellinzona organizzata dal Team Ticino. Il chiacchieratissimo ex leader della FIFA, per circa due ore, ha intrattenuto i presenti. Un appuntamento da non perdere vista la caratura del personaggio. Blatter ha prima risposto alla curiosità dei colleghi giornalisti e in seguito, incalzato dal responsabile dello sport della RSI Enrico Carpani, ha ripercorso le tappe più importanti della sua vita. “Sepp” compirà 83 anni tra qualche giorno e la salute inizia a vacillare. Lui stesso ha ammesso che durante il riposo forzato ha approfittato del tempo per curarsi. “La testa – ha affermato con il sorriso – funziona però alla grande”.

È giunto in Ticino grazie all’assist dell’amico Claudio Sulser, con cui ha lavorato in seno alla FIFA. Si è prestato a tutte le domande, anche a quelle scomode, ma da abile giocoliere non si è mai esposto e quando gli faceva comodo le ha schivate. Ha raccontato la sua versione dei fatti. Ognuno di noi ha un’idea. Magari anche diametralmente opposta a quella del signor Blatter. Per lui è stato tradito, vittima di un complotto. E soprattutto la Svizzera lo ha abbandonato.

Ma chi è davvero Blatter? Sicuramente un grande dirigente, amante del calcio e con delle idee che si sono rivelate vincenti. È nato nel nostro Paese, ha lavorato per la Longines e in seguito ha iniziato il suo viaggio nel mondo FIFA. Fifa, come paura, quella che lui stesso ha confessato di aver provato quando ha saputo che qualcosa non stava più funzionando e gli organi competenti avevano iniziato a indagare. Lui dirà che principalmente era spaventato per l’organizzazione stessa e non abbiamo argomenti per confutare questa sua tesi. Ma torniamo a Sepp. Nella massima istituzione calcistica è stato segretario, prima di indossare la corona di re. Ha valorizzato il mondo del calcio, rendendolo amatissimo e soprattutto globale. La FIFA, con lui alla testa, è passata dalla povertà alla ricchezza.

Soldi e potere, temi toccati a più riprese. Sotto la sua gestione quello che lui definisce lo sport più bello del mondo è migliorato. Si pensi all’abolizione del retropassaggio al portiere, ai tre punti per le vittorie e pure alla crescita del calcio femminile. Blatter – e lo ha ribadito a più riprese – è riuscito a portare un Mondiale in Africa. “C’erano molte resistenze, tutti pensavano che con il Mondiale in Sudafrica la FIFA avrebbe perso molti soldi. Io credevo fosse il contrario e alla fine ho avuto ragione”. Per farcela parlerà di due personaggi che hanno segnato la storia: Nelson Mandela e Kofi Annan. Joseph Blatter è stato un innovatore e per certi versi potremmo definirlo il papà del calcio attuale. Ovviamente si è parlato pure di Platini e Infantino. Col primo sta cercando di ricucire lo strappo, per un rapporto che definisce tra “amici-nemici”. Del secondo, il suo successore, seppur non lo dica esplicitamente, si capisce che non prova particolare affetto. Ogni tanto tossisce, dice per colpa del carnevale. Schiva una risposta e prende la rincorsa per rispondere a un’altra. Qualsiasi cosa dica, però, non è banale. Lui non lo è mai stato e mai lo sarà. “Il calcio mi ha dato tutto”. E riattacca con un altro aneddoto. Come l’approccio a un gigante della birra e la sponsorizzazione da parte di Coca Cola (“all’inizio pensavano parlassi di football americano e non di calcio”).

Ascoltarlo è affascinante. Ha il dono di convincerti con le sue parole. È un leader e un grande oratore (non si può rimanere presidenti della FIFA per 17 anni senza avere intrinseche nel carattere queste doti). È la sua versione, che lui chiama la sua verità, autocitandosi a più riprese (ha dato alle stampe un libro che si intitola proprio “Ma vérité). È autocelebrativo. È tante altre cose. Continua a lavorare, ma assicura che non tornerà alla FIFA. Sicuramente ha segnato la nostra epoca, nel bene o nel male. Lo stop lo ha portato a essere un po’ filosofo e spazia da Confucio e Machiavelli. Il tempo è scaduto, Blatter ringrazia e se ne va. Nella storia dello sport, però, il suo nome non scomparirà mai.