Posso definirmi un divoratore seriale di libri. Ho però un difetto: sono monotematico. Sempre e solo, o quasi, calcio. Trovare dei libri sul calcio – potremmo allargare il discorso sullo sport in generale – di alto livello, ben scritti e che ti sappiamo coinvolgere a trecentosessanta gradi non è purtroppo sempre facile. Tanto che ultimamente mi sono imbattuto in qualche scritto che mi ha lasciato poco o nulla.

Il libro di cui vi sto per parlare è l’opposto. Si tratta di “Duellanti” (Baldini & Castoldi editore, pagine 240), capolavoro uscito dalla penna di Paolo Condò. Condò è l’unico giornalista italiano abilitato al voto per il Pallone D’Oro e questo è già un bel biglietto da visita. Per anni ha lavoravo per “La Gazzetta dello Sport”, diventando capo del calcio e una delle penne più apprezzate e autorevoli, non solo in Italia. Il lavoro di giornalista, in tempi in cui l’attuale austerità della carta stampata era solo un miraggio, gli ha permesso di girare il mondo, visitare, scoprire e conoscere; il resto l’ha fatto il suo talento. Insomma, per un giornalista sportivo l’attuale opinionista di Sky – sì, ha lasciato, purtroppo, la carta, la penna, per raccontare ed esprimere le sue idee con la voce – è e deve essere un modello.

Ma torniamo al libro. Recentemente, come detto, ha consegnato alle librerie “Duellanti” dal nome che ricorda “I Duellanti”, romanzo di Joseph Conrad (da cui poi è nato un bellissimo film, diretto da Ridley Scott). Il suo scritto parla della rivalità tra Mourinho e Guardiola e dei diciotto giorni intercorsi tra le quattro sfide tra Real Madrid e Barcellona (una di Liga, una di Coppa del Rey e due di Champions League).  “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio” disse un personaggio, o meglio IL personaggio, Mourinho, presente nel libro. Ed è proprio così. Condò ripercorre quei giorni, ed è come se fosse stato direttamente e a braccetto con gli allenatori, i giocatori, gli entourage è tutto ciò che ruotava attorno al Classico di Spagna. Un racconto romanzato, impreziosito da citazioni tratte da libri e film, che ti vien voglia di guardare o leggere. Un narratore praticamente onnisciente che scava e racconta le menti di due geni del pallone.

Il racconto parte da un antefatto bellissimo e dall’alto significato simbolico, quando durante Athletic Bilbao-Barcellona Guardiola – allora capitano dei blaugrana – salvò letteralmente Mourinho – allora traduttore-assistente di Bobby Robson – dagli schiaffoni. Una lezione, forse morale. La partita venne vinta per 2-1 dai baschi in rimonta e l’allenatore dell’Athletic, Luis Fernández, puntò il dito contro il giovane portoghese reo di aver esultato oltremodo – per intenderci alla Mourinho – al momentaneo vantaggio del Barca. Scoppiò una “zuffa”,  sedata proprio da Pep. Dicevamo del valore simbolico. Lì si vede alla perfezione il carattere dei due, diametralmente opposti, un modo di essere che porteranno sul campo, qualche anno dopo, dando luce a sfide clamorose. Da dipendenti dello stesso datore di lavoro – il Barcellona – a duellanti, acerrimi rivali. Il titolo è “Duellanti”, ma qual è il vero campo di battaglia in cui incrociare le spade? Per Pep il campo, ma Mou sposta la sfida nelle conferenze stampa, per capovolgere i valori del rettangolo verde e cercare di spezzare l’egemonia della squadra della Catalogna (in quegli anni pressoché imbattibile, forse la più forte di sempre). Una battaglia fatta di retorica senza esclusioni di colpi. Una Guerra Fredda, come viene definita da Condò.

Un libro assolutamente da leggere, che parla di calcio ma non solo di calcio.